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giovedì 4 giugno 2015

Studio GFK - Andamento vendite al dettaglio e eCommerce in Europa

GfK ha condotto uno studio sulle condizioni del settore retail in 28 paesi in Europa.
Lo studio ha esaminato le variazioni nelle vendite al dettaglio in rapporto all’eCommerce e ha fornito una previsione di fatturato per il 2015.
Il potere d’acquisto è stato misurato in circa 7.750 miliardi di euro, a disposizione dei consumatori nei 28 Paesi dell’UE nel 2014, equivalente a una capacità di spesa pro-capite di 15.360 euro, in crescita del 2,5% rispetto al 2013.

Le previsioni evidenziano la crescita dell’ecommerce.
GfK prevede una crescita moderata nel punto vendita fisico tradizionale, solo dello 0,5% nel 2015 nell’Europa dei 28. 
Nel 2014, le vendite al dettaglio hanno iniziato a stabilizzarsi nell’Europa del Sud, fortemente penalizzati dalla crisi economica, anche se ci si aspetta una diminuzione in Grecia. 
La quota dei consumi al dettaglio è scesa nel 2014 tra i 28 paesi dell’UE al 30,9% (2013: 31,2%; 2012: 31,4%).
Questo trend è stato influenzato da minor denaro a disposizione per il consumo al dettaglio.
 I prezzi al consumo sono saliti moderatamente nel 2014 (+0,6%) e per il 2015 è previsto un tasso d’inflazione dello 0,2%.

L’eCommerce ha registrato una crescita significativa, com’è noto, soprattutto in Germania, Francia e Gran Bretagna. Nonostante l’incremento in Europa Orientale, gli effetti non sono hanno ancora un forte impatto perché i volumi veicolati su Internet sono ancora relativamente piccoli.

mercoledì 3 giugno 2015

Ecommerce sta trasformando i negozi in showroom?

Quanto i nuovi canali digitali e l’avvento del Ecommerce influiscono sui processi d’acquisto?  Dalla ricerca PWC - Total retail survey 2015– condotta su 19mila consumatori di 19 Paesi, tra cui oltre mille italiani – emerge che il 75% dei nostri connazionali fa “showrooming”, ovvero cerca i prodotti in negozio e li acquista online. La metà usa lo smartphone per confrontare i prezzi o cercare un prodotto. I dispositivi mobili diventano cruciali nella fase di pre-acquisto per il consumatore italiano: il 50% usa lo smartphone per fare comparazioni di prezzo o ricercare il prodotto. L’Italia è anche il Paese che dimostra un impatto più elevato dei social media nelle decisioni d’acquisto: per il 63%.

In Italia siamo ancora distanti dalla trasformazione dei negozi in meri “showroom”, Ecommerce è diventato, secondo Pwc, assolutamente complementare alle visite nei negozi. In Italia i negozi restano (per ora) un asse portante del processo d’acquisto. Il 38% dei nostri connazionali (contro il 36% a livello globale) si reca settimanalmente in negozio, contro il 25% che utilizza il computer, il 13% il tablet e il 12% lo smartphone. Perché andare in negozio se posso acquistarlo a casa? Le persone coinvolte nella ricerca hanno messo ai primi tre posti la possibilità di provare e testare il prodotto (65% Italia, 60% globale), la gratificazione istantanea dell’acquisto in negozio (52% Italia, 53% globale) e la maggior sicurezza sull’adeguatezza del prodotto nel soddisfare le proprie esigenze (33% Italia e campione globale).


Ecommerce : la gestione del magazzino

Negli ultimi anni sempre più imprese hanno puntato sull’e-commerce, affiancando il proprio negozio tradizionale o avviando una nuova attività direttamente online. Si tratta di un mercato che offre notevoli vantaggi a partire dalla possibilità di raggiungere un ampio range di clienti, passando per le opportunità di export, fino ad arrivare ai costi di gestione. La logistica, o meglio la gestione dei magazzini, tuttavia, può nascondere delle insidie proprio sul fronte dei costi. 

Le modalità del commercio online sono profondamente diverse rispetto a quelle tradizionali e, di conseguenza, anche la gestione degli ordini richiede procedure differenti. Spesso ci si ritrova a dover gestire in magazzino la merce che è destinata sia ai canali tradizionali, sia alle vendite online. Le difficoltà non mancano, viste le differenze tra le due tipologie di vendita, e il rischio è di non riuscire a gestire parallelamente le due modalità. «La vendita per e-commerce prevede ordini di piccoli dimensioni, anche per un articolo o comunque per un numero esiguo, distribuiti in tutta Italia e anche all’estero; la vendita tradizionale invece prevede ordini di più pagine con quantitativi consistenti, da consegnare in un numero più limitato di destinazioni. Questo implica una complessità differente: ci sono ordini brevi con una moltitudine di destinatari e ordini più complessi con spedizioni pianificate, che attingono entrambe dallo stesso magazzino e dalla stessa giacenza», ha affermato Marco Crasnich, AD di Overlog, azienda specializzata in soluzioni per il magazzino:


In generale è consigliabile affidarsi ad una gestione informatizzata del magazzino, basata su un software capace di gestire tutte le problematiche che nascono da una gestione multicanale del magazzino.

Amazon si vuole lanciare nel e commerce alimentare

Amazon, leader mondiale del commercio online studia per portare in Italia il servizio già sperimentato negli Stati Uniti, dove alimenti e pasti caldi sono direttamente acquistabili dalla piattaforma e consegnati a domicilio. 

La scelta é sostenuta dagli ultimi dati forniti dal Politecnico di Milano, che prefigurano una spesa complessiva di 15 miliardi di euro per gli italiani che nel corso del 2015 si avventureranno nell’acquisto web e in particolare in quello del cibo (in rialzo del 30%).

Amazon ha già sperimentato negli Stati Uniti la vendita con consegna a domicilio nell’arco di un’ora di alimenti e pasti caldi e ora sarebbe pronta a offrire il servizio anche sulla piattaforma italiana. Il limite principale sembra essere quello geografico (in funzione di una logistica non propriamente allineata tra Nord e Sud della Penisola), ma anche la difficoltà di proporre un cartellino unitario contrariamente rispetto a quanto succede nella Gdo. Amazon volendo puntare più in alto, e per farlo non esclude una partnership con Eataly (già coinvolta in America).

domenica 30 dicembre 2012

In Italia solo un'azienda su tre investe nel canale ecommerce


Dalla ricerca presentata a Milano da Business International, in occasione dell'evento "E-Commerce Power 2013", emerge innanzitutto come solo il 29% delle imprese investa in un negozio elettronico. Per contro, il web è il secondo canale di vendita più sfruttato.

Fra le prime c'è l'assunzione del canale telematico a strumento ideale, dopo il negozio fisico, per fare business: se lo scaffale rimane nettamente il mezzo più utilizzato dal 74% del campione esaminato, il web raccoglie infatti il 58% delle preferenze e interessanti sono le percentuali che riguardano i social network (12%) e il mobile (9%).
 Oltre al risicato numero di aziende già attive con un proprio e-shop, spicca quello del 34% di aziende , che non solo non ha ancora un canale ecommerce, ma  che coerentemente dichiara di non aver intenzione di realizzarne ed utilizzarne uno in futuro. Il 37%, per contro, ha confermato di implementarlo ma non prima di tre anni.

Se è da un lato è vero che l’adozione di canali telematici in questo momento siano sinonimo di multi canalizzazione, riduzione dei costi di struttura e crescita,  dimentichiamoci che ecommerce sia una strada priva di ostacoli, i più citati dalle aziende già attive online sono la difficoltà a raggiungere soddisfacenti tassi di conversione dei visitatori in clienti, lo scetticismo dei consumatori verso forme di pagamento digitali, garanzie di qualità sul prodotto, spedizioni e assistenza post-vendita. L'acquisto a distanza, privato della possibilità di "toccare con mano" il prodotto, è per le imprese italiane ancora una barriera non indifferente da abbattere. Non è di fatto un caso che l'incidenza delle attività di commercio elettronico in relazione a quelle complessive dell'azienda per il 60% delle aziende intervistate : il fatturato proveniente dalle vendite online è inferiore al 10% del totale.
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