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mercoledì 4 gennaio 2017
giovedì 28 gennaio 2016
Pernottamenti Turistici - Classifica Europea secondo EUROSTAT
- La Spagna resta di gran lunga la meta favorita, e consolida la sua posizione con un 4,3% in più rispetto al 2014, per un numero di 421,2 milioni di notti.
- La Francia è seconda a livello complessivo, con 413,5 milioni di notti e una crescita del 2,8%. Ma è 3a per turisti non residenti (134 milioni, +11%).
- L’Italia è la terza in Europa per il numero di notti trascorse in hotel, ma in cifre assolute però l’Italia è seconda per numero di turisti stranieri, che sono 191 milioni, una quota che rappresenta il 50% dei turisti totali. In pratica un turista su due è straniero. E se in Europa in media il 46 % delle notti spese è relativo a non residenti, l’Italia è a quota 15% a livello UE. Ma rimane sempre dietro la Spagna, che raggiunge 268 milioni di notti per il 21%, pari a 1 notte su 5 spese dai non residenti.
- La Germania infine è quarta a livello assoluto, con 379 milioni di notti e un aumento delle presenze del +3,3%. Grazie soprattutto ai turisti tedeschi. Perché gli stranieri si fermano a quota 21%.
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mercoledì 13 gennaio 2016
Destagionalizzazione ...
Oggi in Italia, per effetto della concentrazione delle chiusure scolastiche e delle ferie (negli altri paesi non è così), gli Italiani vanno in vacanza nel 80% - 85% solo in Estate (40-45% Agosto, 10%-15% Luglio, 10% Giugno e 10% Luglio). Ciò riduce la competizione tra albergatori e riduce i conseguenti investimenti.
Un hotel ha utili se è pieno al 50% . Se è a
gestione famigliare deve avere almeno il 30% di riempimento … se è al di sotto
di queste percentuali un hotel perde sicuramente soldi.
Se un hotel è pieno solo in certi periodi … in questi
periodi un hotel è + caro. E’ normale deve recuperare quanto ha perso negli altri
periodi.
Se un hotel è pieno solo in certi periodi, che sono
gli stessi dei suoi competitor, non ha interesse a investire nella sua
struttura, in quanto si riempie solo in quei periodi a prescindere dal suo valore
competitivo.
Siete mai entrati in un ristorante, un bar, un
cinema vuoto e Vi siete domandati se quel locale si pagava la serata o se era
meglio che rimanesse chiuso? La risposta è che probabilmente quella serata non
se la paga … ma se rimane chiuso tutte le sere che non si paga difficilmente si
riempirà le serate buone … in quanto in pochissimi saranno a conoscenza
del suo locale.
Alla luce di questa semplicistica spiegazione capirete
che destagionalizzare è importante :
•
Aumenta
investimenti …
•
Aumenta
competitività
•
Aumenta
ricettibilità
•
Continuità di
servizio
Da quando faccio questo lavoro mi sento dire che un
hotel per destagionalizzare deve puntare sui mercati esteri … ma la cruda verità
è che per proporsi sui mercati esteri è necessario essere competitivi … avere
certi standard qualitativi che si realizzano se stai destagionalizzando.
"E' un gatto che si mangia la coda"?
Ma il vero problema è invece un altro. Ipotiziamo
pertanto che l’imprenditore alberghiero abbia investito (fatto)…. sia
commercialmente bravissimo e si sia quindi posizionato sul mercato estero
(fatto) … abbia prenotazioni di interi pulmann di stranieri per il suo hotel
(fatto), ma ristoranti, locali, bar, musei, teatri, cinema e negozi sono
tutti chiusi (successo) …. quale sarà il valore del suo investimento. In altre
parole anche se gli stranieri bastassero a raggiungere i riempimenti del 50% -
30% necessari a soddisfare i budget di destagionalizzazione (fatto di per sé già molto difficile), questi non
basterebbero mai per sostenere l’economia della località turistica e questo
investimento sarebbe pertanto annullato dall’insoddisfazione del cliente e
dalla frustrazione di non avere portato ricchezza ai concittadini.
Alla luce di questi ragionamenti a cui la maggior
parte delle destinazioni si sono già adeguati la destagionalizzazione deve
partire dal mercato interno … in quanto quello è imprescindibile per la
creazione di uno “zoccolo duro” di presenze sufficiente a garantire l’apertura
delle attività locali, la loro redditività e quella dei propri alberghi.
Destagionalizzare non significa aumentare le
vacanze degli Italiani, bensì gestirle in maniera strategica.
Il Black Out di Agosto non è più giustificato.
Certe attività devono garantire una continuità di servizio e di produzione ...
forse che questo farebbe bene anche a creare nuova occupazione?
Le vacanze estive scolastiche di tre mesi, che
tanto complicano la logistica e i budget delle famiglie, dovrebbero
gradualmente ridursi, ciò permetterebbe di recuperare dei giorni di vacanza da
distribuire nel resto del anno.
Se ridurre i tre mesi dovesse trovare delle
resistenze in ogni caso sarebbe bene differenziarle in maniera locale.
Ipotiziamo pertanto di ridurle di 15 giorni e
differenziarle tra Sud ( 1 giugno – 15 agosto) – Nord (15 giugno – 30 agosto) –
Centro (1 luglio – 15 settembre) … (I miei sono chiaramente solo degli esempi
senza base analitica).
E’ evidente che malgrado la riduzione di 15 giorni Vi
sarebbe maggiore copertura stagionale!
Vi siete poi mai domandati come mai in molti paesi
quando c’è una festività che cade in un week end si aggiunge sempre il lunedi o
il venerdi senza affidarsi alla casualità del calendario … o come mai il giorno del ringraziamento negli Stati Uniti cade sempre ultimo giovedi
di novembre (permettendo così il ponte e il Black Friday).
Non pensate che i 15 giorni recuperati dalle
vacanze Estive potrebbero essere ridistribuiti creando più ponti e festività
funzionali alla destagionalizzazione di corto raggio.
Al sud si potrebbe festeggiare lo sbarco dei Mille
(11 maggio), al nord le 5 giornate di Milano (18 – 22 marzo) e al centro
l’incontro di Teano (26 ottobre) … (anche questi sono chiaramente solo degli
esempi senza base analitica) e questi nuovi ponti potrebbero coincidere o
essere a ridosso delle periodi di vacanza degli stranieri.
Insomma questi sono esempi semplicistici e al limite della provocazione (in quanto pensati in questa mezz’ora). Danno però l’idea
di cosa si potrebbe fare per allungare le stagionalità delle località
turistiche … il fatto per me prioritario é che in ogni caso rimango convinto che se tutto fosse gestito con una
logica e finalità strategica si potrebbe migliorare qualitativamente e quantitativamente l’intera offerta
turistica italiana, migliorando i risultati di questo settore che già di per sé rappresenta il 10% del PIL ..... e il cui indotto è incalcolabile e probabilmente solo parzialmente sfruttato sia in termini di shopping locale che di export.
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