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lunedì 24 ottobre 2016
venerdì 5 settembre 2014
Lo spot IKEA e il catalogo cartaceo
L’ufficio creativo di Ikea Singapore si è
divertito a prendere in giro l’azieda di cupertino e hanno partorito a prendere
in giro uno spot che scimmiotta quelli in stile Apple.
Il catalogo Ikea viene trattato come fosse un
nuovo prodotto tecnologico, ne vengono descritte dimensioni, risoluzione,
durata della batteria (infinita), la sicurezza e in alcuni momenti esilaranti
dello spot le performance di navigabilità.
Questa geniale operazione di
comunicazione si inserisce perfettamente
nel settore turistico italiano in
cui si dibatte sul valore del catalogo cartaceo.
Il catalogo cartaceo ha un
costo notevole che impatta sul prezzo finale del viaggio in una variabile dal
1% al 5%. Vero è che piace a agenzie e clienti, ma pensare che questi però non
capiscano quanto impatti questo costo sui prezzi è oggi nel era digitale un’illusione.
Il catalogo cartaceo è uno
strumento statico che va contro ogni logica di revenue e prezzo dinamico oggi
protagonista del mercato, può quindi diventare sinonimo di poca
convenienza.
Il catalogo cartaceo alla
stregua del negozio fisico può presentare solo il prodotto best seller e quindi
far perdere di vista la coda lunga di prodotto e di modalità di vacanza che
tour operator e agenzie possono effettivamente offrire sul mercato.
Il catalogo cartaceo è invece
un ottimo strumento di brand awareness del proprio prodotto, di cui si ha il
controllo a 360° del pricing e dei canali di vendita … e si ha quindi un oggettivo interesse a
presentare i best seller in un certo modo. Il catalogo se per un’azienda
generalista è secondo me anacronistico, per un’azienda come appunto IKEA o Costa Crociere, che hanno il
controllo verticale del prodotto è ancora uno strumento di avanguardia.
Il problema di comunicazione sussiste! il canale agenziale, abituato e per certi versi schiavo di questo strumento non può essere lasciato senza strumenti alternativi che, a mia opinione, solo in maniera temporanea possono essere cataloghi sfogliabili e PDF; le agenzie per poter sostituire i cataloghi, hanno bisogno di strumenti interattivi con prezzo dinamico, personalizzabili e con impaginazione automatica che da un lato giustifichi la rinuncia del catalogo senza in nessun caso penalizzare il rapporto con i clienti abituati alla carta.
Il problema di comunicazione sussiste! il canale agenziale, abituato e per certi versi schiavo di questo strumento non può essere lasciato senza strumenti alternativi che, a mia opinione, solo in maniera temporanea possono essere cataloghi sfogliabili e PDF; le agenzie per poter sostituire i cataloghi, hanno bisogno di strumenti interattivi con prezzo dinamico, personalizzabili e con impaginazione automatica che da un lato giustifichi la rinuncia del catalogo senza in nessun caso penalizzare il rapporto con i clienti abituati alla carta.
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venerdì 14 settembre 2012
Il modello Freemium
Il modello Freemium è un modello di pricing secondo cui sono offerte diverse versioni dello stesso prodotto o servizio prima gratis e poi a differenti livelli di prezzo.
Gli approcci del modello freemium sono di tipologie diverse :
Gli approcci del modello freemium sono di tipologie diverse :
- Limitazione temporale : gratis per i primi 30 giorni e poi a pagamento (tipico di molti software on line)
- Limitazione in base al numero degli utenti : accesso gratuito a un certo numero di utenti e poi a pagamento (modello tipico del social commerce o vendite private).
- Limitazione in base al tipo di cliente : offerte gratis o accessibili per un target specifico di influencer, a pagamento per un target indifferenziato.
- Servizi che partono da una base di contenuti gratuiti di primo livello, per passare successivamente a contenuti più profondi non più gratuiti ma a pagamento (tipico di app e social network - linkedin).
Il tempo è alla base delle strategie di dynamic pricing, per le quali i prezzi possono variare dinamicamente in funzione del tempo di prenotazione e d'acquisto, che generalmente vengono pianificate in funzione del ciclo di vita del prodotto o della stagionalità.
Il luogo è invece alla base delle strategie di multichannel pricing che diversificano il pricing in base al luogo di acquisto. Diversificazione di prezzo che è generalmente prevista tra canali digitali e canali tradizionali, ma che è sempre più opportuno differenziare anche tra i diversi canali digitali, quali sito web, aggregatori offerta, social e quanto altro che sempre più spesso veicolano pacchetti d'offerta e prezzi diversificati.
La diversificazione di prezzo infine è sempre più customizzazione e personalizzazione. Più un prodotto è plasmato sui bisogni, i gusti e i desideri del singolo utente, di una tribù o di una comunity più si realizzano le condizioni di una strategia customized pricing.
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mercoledì 29 agosto 2012
Obiettivi e tipologie di gamer da definire in un progetto di gamification
Un progetto di gamification deve avere alla base degli obiettivi che devono essere da subito ben definiti e che classificabili principalmente in quattro macro - categorie :
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- Engagement : creare un interazione costante tra prodotto e utente su una scala temporale breve, media e lunga. Nel caso di un sito web ad esempio può essere tradotto nell'aumentare la frequenza e durata della visita e il tasso di profilazione.
- Used generated content : stimolare la partecipazione attiva attraverso la creazione di contenuti dal basso, inserendo foto, video, recensioni o stimolando partecipazione a sondaggi o quiz.
- Social : il fattore virale è fondamentale per garantire la propagazione del brand limitando così il budget di marketing.
- Fatturato : aumentare - migliorare chiaramente grazie alla gamification l'andamento delle revenue.
- Achiever : vogliono diventare sempre più potenti avanzando nel gioco, in una partita a carte sono quelli che tengono il punteggio.
- Explorer : si appassionano alla storia del gioco, il loro obiettivo è la conoscenza e amano imparare sempre giochi nuovi.
- Killer : amano la sfida nel gioco, il loro obiettivo è vincere.
- Socializer : il gioco per loro è socializzazione
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martedì 22 maggio 2012
Dai colore alla tua commissione : revenue management applicato alla provvigione
“Dai colore alla tua commissione” pensata ed elaborata nel
autunno del 2009, è stata una campagna permanente
che ha caratterizzato il contratto Aviomar 2010 – 2011. Partendo dal
presupposto che gli hotel applicano normalmente politiche di pricing con sconti
fino al 50% con le medesime logiche di revenue management abbiamo inserito nelle
tabelle prezzi degli hotel dei numeri colorati (1,2 e 3) a cui corrispondevano invece delle over commission provvigionali che
andavano a premiare le agenzie di viaggi.
· Innalzare le provvigioni 1%,2%, e 3% in base ai periodi di vendita …
· Incentivare in maniera mirata strutture e periodi che avevano bisogno ...
· Trattandosi di una campagna permanente su tutta la stagione di concentrare in maniera coerente e costante la nostra comunicazione trade su questo messaggio promozionale …
· Visibilità in ambito trade in quanto molti giornali apprezzando l’originalità del iniziativa hanno riportato in diverse occasioni articoli sul “Dai colore alla tua commissione”.
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I pallini colorati – over commission distribuiti nei listini
in comune accordo con gli alberghi in base ai risultati di vendite degli anni
passati ci hanno permesso :
·
Incentivare le vendite anche se solo in certi
periodi sul 48% del nostro portafoglio prodotti (1200 alberghi)· Innalzare le provvigioni 1%,2%, e 3% in base ai periodi di vendita …
· Incentivare in maniera mirata strutture e periodi che avevano bisogno ...
· Trattandosi di una campagna permanente su tutta la stagione di concentrare in maniera coerente e costante la nostra comunicazione trade su questo messaggio promozionale …
· Visibilità in ambito trade in quanto molti giornali apprezzando l’originalità del iniziativa hanno riportato in diverse occasioni articoli sul “Dai colore alla tua commissione”.
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giovedì 12 aprile 2012
Revenue management : segmentazione mercato piuttosto che mass market
Segmentare significa classificare i clienti o il mercato in
base a preferenze, comportamenti o caratteristiche piuttosto che seguire un
approccio indifferenziato di mass market.
L’obiettivo della segmentazione è di raggruppare negli stessi segmenti i clienti con simili esigenze, comportamenti e quindi propensione ad un dato prezzo da pagare per il nostro prodotto (willingness to pay). L’obiettivo primario del revenue management è quindi capire qual’ è il valore e quindi il prezzo che massimizza il profitto per uno specifico segmento di mercato in un arco temporale. In base alle esigenze della clientela il valore di prodotto o servizio sarà elevato. Ciò permetterà di imporre un prezzo elevato. Un’altra parte della clientela attribuirà un valore medio o basso allo stesso prodotto o servizio.
Uno stesso cliente può variare le proprie preferenze relative allo stesso prodotto o servizio in base al contesto - segmento in cui si trova . Lo stesso hotel potrebbe essere considerato economico nel mometno in cui è comprato con finalità di business o con finalità di leisure per delle vacanze personali.
Le aziende quando sentono parlare di queste tecniche di segmentazione - revenue management pensano subito a applicazioni per la gestione della scontistica, ma la realtà è che il maggior potenziale è nascosto nella maggior redditività ottenuta mediante una differenziazione di prezzo, elevandolo nei contesti e nei picchi di domanda in cui grazie alla segmentazione rileviamo che aumenta la willingness to pay. Un esempio molto facile da capire in tal senso è il modello banale per cui lo stesso ristorante al orario di colazione e di cena ha prezzi ed un listino completamente diversi, a colazione la sua utenza ha normalmente una propensione ad un prezzo - budget molto più basso rispetto a quello di cena.
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Uno stesso cliente può variare le proprie preferenze relative allo stesso prodotto o servizio in base al contesto - segmento in cui si trova . Lo stesso hotel potrebbe essere considerato economico nel mometno in cui è comprato con finalità di business o con finalità di leisure per delle vacanze personali.
Le aziende quando sentono parlare di queste tecniche di segmentazione - revenue management pensano subito a applicazioni per la gestione della scontistica, ma la realtà è che il maggior potenziale è nascosto nella maggior redditività ottenuta mediante una differenziazione di prezzo, elevandolo nei contesti e nei picchi di domanda in cui grazie alla segmentazione rileviamo che aumenta la willingness to pay. Un esempio molto facile da capire in tal senso è il modello banale per cui lo stesso ristorante al orario di colazione e di cena ha prezzi ed un listino completamente diversi, a colazione la sua utenza ha normalmente una propensione ad un prezzo - budget molto più basso rispetto a quello di cena.
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Il prezzo è di gran lunga il fattore con impatto più forte
sulla redditività, un aumento o una riduzione di prezzo esercita un effetto
moltiplicativo sulla redditività, per questo se da un lato è importante ridurlo
nei momenti di contrazione della domanda è altresì molto più importante aumentarlo nei momenti di aumento
della domanda.
- Semplice da calcolare, i prezzi nascono da parametri fissi
- Basato su dati di costo oggettivi
- Prezzo più facilmente confrontabile con reparti amministrazione e finanza
- Il cost plus, soprattutto quando i sistemi di ricarico sono largamente consolidati permettono un tacito prezzo di cartello tra i concorrenti.
Le imprese tendono a determinare i prezzi dei propri
prodotti non sulla base dei costi di produzione ma sulla base del cost plus e quindi sul ricarico del prezzo
di costo.
Il cost plus è
generalmente applicato in quanto :- Semplice da calcolare, i prezzi nascono da parametri fissi
- Basato su dati di costo oggettivi
- Prezzo più facilmente confrontabile con reparti amministrazione e finanza
- Il cost plus, soprattutto quando i sistemi di ricarico sono largamente consolidati permettono un tacito prezzo di cartello tra i concorrenti.
La verità è però che quando la domanda si contrae, il tasso
di utilizzo del apparato produttivo si contrae, aumentano pertanto i costi e la reazione è a quel punto una
contrazione dei prezzi per recuperare il volume delle vendite, troppo spesso senza avere pianificato nel momento di picco di domanda il margine per sostenere detta contrazione di domanda e quindi di prezzo. In sintesi si fa un bagno di sangue.
A meno che un’azienda non sia monopolista, non ho mai lavorato in un'azienda con tanta fortuna e posizionamento,
il prezzo deve sempre fare i conti con la domanda e l’offerta , in azienda
quindi bisogna definire e pianificare la giusta strategia di pricing che porti ad
identificare il livello di prezzo che meglio rispecchia il valore percepito dal
cliente in quel dato momento di mercato, ma soprattutto nel momento che si sta
vivendo in termini di ciclo di prodotto, ciò soltanto può aiutare e quindi
condizionare il rapporto tra la domanda e l’offerta .
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martedì 10 aprile 2012
La willingness to pay
Alla base di qualunque sistema di revenue management c’è l’equilibrio
tra il valore che dobbiamo fornire (Value delivery) ed il milgior controvalore
ottenibile (value extraction).
La willingness to pay (WTP) è quindi la propensione al
pagamento del cliente.
Questo concetto è splendidamente rappresentato dalla nota pubblicità della Trivago, tutta incentrata su un'errata ed ironica segmentazione della clientela.
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Una buona misurazione del WTP dovrebbe essere strutturata
tramite dei questionari finalizzati ad abbinare alla scelta di prodotti e
servizi con certe caratteristiche per
capire in base alle scelte effettuate le preferenze e la disponibilità al
pagamento di questi determinati prodotti da parte del cliente. In parole più semplici la willingness to pay permette di capire quanto un cliente è disposto a pagare per un determinato prodotto, quindi confrontare il tutto con altri prodotti merceologici e lavorare anche sulla base di questo pricing è molto consigliabile.
La determinazione della disponibilità al pagamento è
strettamente correlata alla segmentazione volta a definire il bundle di
prodotto o servizio che corrisponda alle esigenze di uno specifico segmento di
mercato. In altre parole, dato che ogni segmento di mercato potrebbe attribuire un valore diverso allo stesso servizio o prodotto è importante che ogni segmento di clientela sia ben definito e chiaro a chi fa la willingness to pay. Questo concetto è splendidamente rappresentato dalla nota pubblicità della Trivago, tutta incentrata su un'errata ed ironica segmentazione della clientela.
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Le fasi di lavoro del revenue management
Il
Revenue management è il sistema di gestione delle capacità disponibili che ha come obiettivo la massimizzazione e
ottimizzazione del volume di affari. La tecnica di vendita che ne deriva
consente di modificare i ricavi per unità sulla base del reale andamento della
domanda, realizzando i maggiori ricavi e il più alto tasso di vendite possibile
in ogni periodo dell'anno.
Decisioni strutturali (segmentazione, differenziazione, condizioni di vendita ecc)
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I prerequisiti per politiche di revenue management
Una delle manifestazioni più evidenti è
l'applicazione di prezzi più alti quando la domanda è elevata e prezzi scontati
quando è più bassa. In altre parole è il sistema adottato dall’impresa (più o
meno articolato e affinato, in funzione di necessità, dimensioni e risorse)
finalizzato alla gestione delle unità di inventario e alla massimizzazione
della loro fruttuosità.
Le
decisioni che riguardano il revenue management sono prevalentemente :
Decisioni
di prezzo
Decisioni
quantitative (allocazione prodotti, canalizzazione prodotti, gestione ordini,
offerta prodotti) Decisioni strutturali (segmentazione, differenziazione, condizioni di vendita ecc)
Le fasi
di lavoro del revenue management sono pertanto sintetizzabili :
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venerdì 16 marzo 2012
I prerequisiti per l'applicazione di tecniche di revenue management
I prerequisiti per l’applicazione più o meno
ad ampio raggio del revenue management sono :
Questi prerequisiti per fare un utilizzo concreto di
politiche di revenue management sono diffuse in maniera più o meno consistente
praticamente in tutti i settori merceologici , ma il revenue management è invece
largamente applicato solo nel ambito dei servizi ed in particolare in ambito
aereo / hotel.
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Definizione dei bisogni del cliente
1)
Eterogeneità della domanda e possibilità di
segmentazione della clientela. I clienti mostrano variazioni nelle preferenze
acquisto e nella propensione alla spesa? Più è ampia la gamma dei bisogni dei
clienti che si approcciano al prodotto, maggiori sono le opportunità di
applicazione. Più è forte il posizionamento dell’azienda maggiore è la
differenziazione di prezzo che si può offrire.
2)
Domanda stocastica : Assegnazione dinamica con
diverse elasticità di prezzo e diverso intervallo di tempo tra il momento di
arrivo dell’ordine e quello di consegna. Normalmente una domanda conosciuta con
un largo anticipo è caratterizzata da una elevata elasticità di prezzo ed un
rischio limitato, mentre una domanda che nasce con un breve preavviso ha una
elasticità limitata ed un alto rischio.
3)
Capacità deperibile si realizza quando per
produzione – elargizione prodotto sono necessari certi fattori esterni senza i
quali detto prodotto non ha domanda o condizioni per la produzione.
4)
Capacità fissa nel breve termine e domanda dinamica.
Si realizza quando la capacità produttiva è fissa e la domanda è invece
dinamica, e quindi non si soddisfa la domanda. La gestione della domanda può
essere raggiunta soltanto con la differenziazione di prezzo.
5)
Alti costi fissi e bassi costi variabili.
6)
Acquisto in anticipo e/o prenotazione. Rendere
prenotabili i prodotti oltre a creare attesa, riduce il rischio di fondo di
magazzino e può segmentare la domanda in termini di pricing.
7)
Libertà di azione … sia libertà legale, etica o
commerciale l’azienda dev’essere nelle condizioni di poter accettare o
rifiutare la richiesta del cliente.
8)
Infrastrutture informative sufficienti a fare le
dovute e affidabili analisi del andamento della domanda.
9)
Management aziendale culturalmente aperto al
cambiamento e alla tecnologia.
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Le origini del revenue management risalgono alla liberalizzazione
della tariffazione aerea americana alla fine degli anni ’70, viene oggi
applicato anche in altri ambiti del settore dei servizi (noleggio auto,
catering, trasporto merci, turismo e web) ed ancora poco in quello
manifatturiero.
Il revenue management è quindi riferito all’utilizzo
sistematico di tecniche – strumenti tattico – operativi per la massimizzazione
di redditività attraverso l' ottimizzazione dell’impiego delle risorse disponibili.
In altre parole è il sistema di gestione delle capacità disponibili che ha come obiettivo la massimizzazione e l’ottimizzazione
volume di affari. A livello pratico serve ad estrapolare da una serie di dati
relativi ai mercati, alle vendite, alla disponibilità di pagamento dei clienti
… le informazioni necessarie per definire l’approccio più adatto per
incrementare l’attività aziendale.
Partendo dal presupposto che vi sono quattro principali
fattori che influenzano la domanda : cliente, prodotto, canale e tempo.
Analizzando questi fattori, incrociandone i risultati e strumentalizzando questi risultati ne deriva una tecnica di vendita che consente di
modificare i ricavi per unità sulla base del reale andamento della domanda,
realizzando i maggiori ricavi e il più alto tasso di vendite possibile in ogni
periodo dell'anno. Una delle manifestazioni più evidenti è l'applicazione di
prezzi più alti quando la domanda è elevata e prezzi scontati quando è più
bassa. Con tale termine, quindi, si intende "il sistema adottato
dall’impresa (più o meno articolato e affinato, in funzione di necessità,
dimensioni e risorse) finalizzato alla gestione delle unità di inventario e
alla massimizzazione della loro fruttuosità.
In linea di principio il revenue management può essere applicato in qualsiasi impresa e settore nel quale la gestione tattica della domanda è importante, ma negli anni si è affermato in maniera preponderante solo in ambito turistico, moderatamente nei servizi e quasi per nulla nel manifatturiero.
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giovedì 9 febbraio 2012
Ottimizzare le risorse aziendali per massimizzare i profitti
L’inasprimento della concorrenza a livello globale rende per
le imprese sempre maggiore la necessità di ottimizzare l’uso delle risorse
aziendali per massimizzare i profitti. Negli ultimi anni si è visto
assottigliarsi progressivamente la marginalità aziendale. In Italia, in progressivo calo, si è attestata
mediamente al 3,9%.
Revenue Management
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Le aziende ed il loro management tradizionalmente ottimizzano la marginalità nei seguenti modi:
Leadership di costo
In un ambiente socio economico caratterizzato da una
fortissima concorrenza, soprattutto i leader di mercato tendono a voler raggiungere
una leadership di costo; perché questa si verifichi effettivamente il
management tende normalmente a tagliare i costi e a ristrutturare con l’obiettivo
di raggiungere forti risparmi.
Due sono i principali ostacoli in cui l’azienda incorre; il
primo è che ciò genera normalmente un forte impatto negativo sul personale,
soprattutto ma non solo quando questa ristrutturazione genera un esubero e come normalmente avviene in questi contesti i più validi collaboratori sono i primi ad andarsene . Il secondo è che meglio il processo di
ristrutturazione è fatto in termini di costi, in maniera direttamente proporzionale meno
rimane da ristrutturare in tal senso per i futuro, in altre parole minori saranno le
possibilità disponibili per effettuare nuove riduzioni di costo e quindi ottimizzazione di marginalità in futuro.
Focus sulla quota di mercato
Un’altra via spesso percorsa da chi vuole ottimizzare i
margini è il focus sulla quota di mercato. In base a questa tipologia di azione
la struttura dei costi di un’impresa dipende dalla sua quota di mercato
relativa, che corrisponde alla propria quota di mercato divisa per la quota del
maggiore concorrente; in altre parole maggiori sono i volumi e minori risultano
essere i costi a causa della riduzione dell’incidenza dei costi fissi sulla
singola unità prodotta, e quindi
il leader di mercato avrà sempre costi minori e redditività maggiore.
Personalmente io preferisco questa linea aziendale, ma anche questa in questa fase di profonda contrazione di domanda e crescita di multicanalità non è sufficiente da sola a garantire non solo l'ottimizzazione della marginalità, ma ciò che un azienda dovrebbe sempre garantirsi e quindi uno sviluppo strategico progettuale nel tempo.
Innovazione
L’innovazione può essere considerata la fonte primaria del
vantaggio competitivo quando contribuisce a fornire all’azienda un prodotto,
una tecnologia o un processo che non siano accessibili o disponibili ai
concorrenti. Molte sono però le problematiche con cui l'impresa si scontra:
La prima è che il periodo di sostenibilità del vantaggio
competitivo derivante dall’innovazione è in realtà oggi sempre più breve.
La seconda, puramente pratica, è che l'innovazione, essendo incentrata su
creatività e sperimentazione, è difficilmente pianificabile in termine di
tempi, costi e risultati.
La terza è che innovazione ha spesso a che
fare con una forte resistenza da parte del management aziendale, ma che
soprattutto i profili manageriali e la struttura di un’organizzazione operativa ed una innovativa hanno priorità
completamente diverse tra loro. Ideale è pertanto che l'azienda continui a dedicarsi al core business finalizzando la marginalità di questo al innovazione con una sorta di ramo d'azienda e management parallelo dedicato invece all'aspetto innovativo.
Revenue Management
Il revenue management, molto sviluppato nel settore turistico e sempre più applicato a settori diversi, è volto allo sviluppo ed all'applicazione di tattiche volte a incrementare i
profitti, in maniera di riuscire a reagire meglio allo sviluppo dinamico del mercato,
e quindi a rispondere più velocemente alle mutate esigenze del mercato e a
prevedere andamento della domanda, traducendola da incertezza a probabilità e
da probabilità a profitto. Alla base del revenue management c'è quindi una previsione della domanda per singoli segmenti finalizzata
a ottimizzare le risorse aziendali per far fronte alla domanda stessa.
Esistono diversi gradi – livelli di revenue management,
partendo da quelli più intuitivi basati su l'osservazione del mercato e le preferenze della clientela al fine di adattare prezzi e capacità per massimizzare profitti. Il classico esempio è "Happy Hour" dei bar che offrono in una certa fascia oraria il 2 per 1 per alimentare le presenze. Alle
forme più complesse in cui utilizzando sofisticati strumenti matematico –
statistici e grandi quantità di dati , si riesce a fornire indicazioni a
livello di micro segmenti su come ottenere i massimi profitti. Il classico esempio è quello delle compagnie aeree o le società alberghiere che differenziano i loro prodotti in classi di prezzo, con condizioni, limiti e opportunità differenziate sulla base delle esigenze dei diversi segmenti.
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domenica 1 gennaio 2012
Ebook o libri oggetto?
L’ultima frontiera del ebook trasforma il libro,
il mezzo digitale ne determina la forma avvicinandolo al videogioco ed al
documentario; su molti ebook c’è ad esempio ormai la colonna sonora che segue
pagina per pagina.
On the road di Jack Kerouac, il simbolo della
beat generation diventa digitale, e nella sua versione Ipad si arricchisce di
contenuti extra come interviste agli amici di Kerouac, mappe interattive ed
immagini richiamando proprio quel viaggio. Autori come la Rowling e Stephen King stanno creando dei
prodotti ad hoc che una volta letto il libro portino il lettore on line a
veri e propri mondi digitali fatti
di videogiochi e merchandising dedicati.
D’altra parte se un numero sempre maggiore di utenti
passa alla praticità degli ebook! Sempre più editori tradizionali reagiscono
alla comodità ed alla facilità d’uso degli ebook con libri cartacei
caratterizzati da una bellezza tangibile offrendo non solo il piacere di
leggerli ma anche e soprattutto di possederli.
Carte di ottima qualità, raffinate sovraccoperte
tridimensionali, gallerie fotografiche, riquadri colorati e pagine con bordi
non profilati sono solo alcuni degli effetti speciali a cui sempre più case
editrici stanno ricorrendo. Questa nuova tendenza volta a dare un valore
aggiunto al libro cartaceo è pertanto applicata sia alle nuove uscite, come ad
esempio a 22/11/1963 di Stephen King che è già ormai alla quarta ristampa, ma
anche ai classici che alcune case editrici stanno riproponendo in formati di
“lusso”, ma anche e soprattutto alle edizioni economiche tradizionalmente
invece in formati “low cost”, ma sempre più curati in termini dettagli grafici
e design.
Personalmente non so come e se i nostri figli
leggeranno, amante dei buoni libri ed al contempo del mondo digitale sono tra
altro personalmente combattuto sul argomento, quel che è certo è che stiamo
assistendo ad una vera e propria guerra tra queste due realtà.
In base però alla mia esperienza tutto ciò che
sono effetti speciali non sarà il campo di battaglia né per una parte né per
l’altra. Coda lunga e revenue
management, saranno questi le logiche che determineranno il vincitore.
La coda lunga e quindi l’offerta che può dare
una libreria digitale non è paragonabile allo spazio scaffale della più grande
libreria al mondo e quindi sempre
più lettori sofisticati che vogliono leggere un certo libro, esaurito o
introvabile in libreria si approcceranno sempre più spesso al ebook e questo
alla lunga determinerà il successo di questo formato.
Le logiche di revenue management, volte al applicazione di prezzi più alti quando la domanda è
elevata e prezzi scontati quando è più bassa, applicata da anni al ticketing aereo ed
al mondo alberghiero, non è mai stata applicata al mondo editoriale
tradizionale, dove invece è più spesso la novità a determinarne il prezzo
potrebbe invece diventare uno strumento di marketing molto importante per il
mondo editoriale tradizionale, vero è che se lo capiranno prima i distributori
di contenuti digitali questo sistema, grazie alla maggiore elasticità del mezzo
sarà una politica commerciale a cui difficilmente il mondo editoriale tradizionale
avrà la forza economica di opporsi e a questi rimarrà solo l’affezione dei
lettori per quegli splendidi oggetti che sono i libri.
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