"Crowdsourcing" è un neologismo che nasce dal unione tra "crowd", folla, e "outsourcing", l'insieme delle attività esternalizzate da un'azienda, che si realizza quando un'azienda coinvolge e richiede la collaborazione fattiva a un'insieme di persone appartanenti a una comunità virtuale.
Nascono così progetti dove la cosidetta domanda (consum-attore) può ideare, creare, finanziare, migliorare o semplicemente giudicare un nuovo prodotto.
La FIAT ha preceduto il lancio della 500 con un'intensa attività di crowdsourcing sulla piattaforma 500wantsyou, una piattaforma dove ognuno poteva dare il suo contributo, esprimere un giudizio, fornire utili consigli su tanti particolari progettuale della nuova versione della 500.
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lunedì 28 maggio 2012
lunedì 19 marzo 2012
Lunga vita ai BLOG
I blog sono morti, lunga vita ai blog. È un dibattito
aperto su internet. Mostra che sono in aumento uno studio della società di
analisi NM Incite: hanno raggiunto la soglia di 181 milioni nel mondo, più del
doppio rispetto al 2008. Eppure sembrano passati in secondo piano. A oscurali è
stata la rapida ascesa di social network come Facebook che hanno richiamato un
pubblico globale e li hanno incorporati, ad esempio attraverso i messaggi sulle
bacheche o le note.
Il profilo dei blogger cambia con l'evoluzione di internet. Secondo la ricerca, i gruppi più attivi sono soprattutto le donne e i giovani adulti tra i 18 e i 34 anni. Il livello di istruzione è elevato: il 70% ha frequentato l'università. E sono impegnati nella partecipazione alle discussioni sui social network, oppure a pubblicare video su YouTube: anzi, il mega-archivio di video deve parte del suo successo proprio ai blogger che per primi hanno imparato a inserire i filmati nei post per diffonderli a catena su internet.
Web marketing
Blog
I nuovi trend delle comunicazione
Il profilo dei blogger cambia con l'evoluzione di internet. Secondo la ricerca, i gruppi più attivi sono soprattutto le donne e i giovani adulti tra i 18 e i 34 anni. Il livello di istruzione è elevato: il 70% ha frequentato l'università. E sono impegnati nella partecipazione alle discussioni sui social network, oppure a pubblicare video su YouTube: anzi, il mega-archivio di video deve parte del suo successo proprio ai blogger che per primi hanno imparato a inserire i filmati nei post per diffonderli a catena su internet.
È in rapida espansione tumblr, lanciato da David Karp
all'età di ventuno anni: durante un viaggio a Tokyo aveva trovato ispirazione
nella creatività del design sui siti web locali. E importa l'idea nella sua
città natale, New York. Lancia il suo spazio per aprire blog, tumblr,
progettato in modo tale che per iscriversi siano necessari passaggi meno
complessi di altri. Decolla subito: in una notte ottiene 75mila visite. Da
fenomeno locale si espande in modo rapido. Convince presto anche i mezzi
d'informazione, come il settimanale Time. E presto aprono pagine su tumblr
quotidiani come il New York Times e siti di inchieste giornalistiche, ad
esempio Pro Publica. È arrivato a 41,7 milioni di blog.
Prima di Karp altri avevano già inaugurato la strada.
Matt Mullenweg è l'ideatore di Wordpress, icona dei blogger: scriveva di
tecnologia per una rivista online, Cnet. Poi decide di lanciare la sua startup
quando l'interesse per i blog è alle stelle. A fare la differenza sarà anche la
flessibilità, l'integrazione con altre piattaforme, l'archivio di temi per la
personalizzazione del design. Evan Williams, invece, è un nome associato più
spesso con twitter: fa parte dei fondatori del social network che negli ultimi
mesi ha registrato una rapida crescita in Italia. Il suo primo successo è stato
Blogger, lanciato dalla sua piccola impresa artigianale, Pyra Labs. Ad
acquistarla è stata un'azienda poco distante in linea d'aria, Google.
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I nuovi trend delle comunicazione
martedì 11 ottobre 2011
Comunicare nel no profit
Nel attuale panorama socio economico, accanto allo stato ed al mercato sta crescendo in modo sempre più significativo il così detto Terzo settore, all’interno del quale rientra una variegata tipologia di soggetti che si possono definire enti no profit., e pertanto soggetti che non operano per ragioni di lucro.
Gli enti no profit sono persone giuridiche di natura privata che si autogovernano. Essi non prevedono distribuzione di utili (né distribuzione di capitali alla liquidazione, né definiti interessi proprietari cedibili a terzi) e s’impegnano prevalentemente in attività non lucrative. Sul piano operativo, si avvantaggiano di prestazioni volontaristiche (senza inquadramento sindacale) e di contributi materiali da parte di sostenitori che donano e non investono (se non indirettamente sull’immagine).
Un ente no profit vive generalmente di tre apporti : pubblico, volontariato e donatori. Le aziende no profit erogano generalmente un prodotto o un servizio ad un prezzo nettamente inferiore al suo valore di produzione, l’organizzatore no profit ha pertanto generalmente bisogno per sostenersi di un donatore.
L’ente no profit fa pertanto uno scambio di valori fra un donatore (impresa) che mette a disposizione risorse economiche, beni materiali o tempo ed un’azienda no profit che restituisce al donatore (impresa) i propri valori.
L’obiettivo di un azienda no profit è mirata al sociale e non deve raggiungere un beneficio tangibile come il profitto. Le imprese sono invece for profit e hanno pertanto un obiettivo pratico mirato alle vendite e quindi al profitto.
In considerazione del fatto che a parità di prezzo e posizionamento di brand il consum-attore sceglie sempre più spesso l’azienda con i valori sociali in cui s’identifica maggiormente. Le imprese for profit sia per esigenze di comunicazione che per volontà di differenziazione dai concorrenti non solo sono sempre più spesso attenti al rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, ai processi produttivi a basso impatto ambientale, ma oltre al classico bilancio finanziario molte aziende hanno iniziato a creare ed a produrre bilanci sociali per evidenziare impegno e valori in ambito sociale.
E’ pertanto evidente che in quest’ottica le aziende for profit hanno sempre più interesse nel donare / investire nel no profit per essere identificati anche con i valori delle imprese no profit.
La prima esigenza concreta di un’azienda for profit è contribuire alla soluzione di un problema sociale che sia coerente con la propria mission aziendale.
Identificata una causa coerente con la mission aziendale è importante pianificare media relations, eventi, promozioni ed eventualmente un testimonial che si presti alla comunicazione della causa. Tutti questi elementi devono essere non solo coerenti con la mission aziendale, ma è soprattutto necessario capire quanto questi possano essere profilati per il target di riferimento del azienda.
Per l’impresa nella detta analisi è importante fissare fin da subito le opportunità di comunicazione di breve, medio e lungo periodo, in altre parole capire quanto ed in che modo debbano essere comunicati i risultati dell’apporto economico del azienda al ente no profit.
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