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mercoledì 3 giugno 2015

Ecommerce sta trasformando i negozi in showroom?

Quanto i nuovi canali digitali e l’avvento del Ecommerce influiscono sui processi d’acquisto?  Dalla ricerca PWC - Total retail survey 2015– condotta su 19mila consumatori di 19 Paesi, tra cui oltre mille italiani – emerge che il 75% dei nostri connazionali fa “showrooming”, ovvero cerca i prodotti in negozio e li acquista online. La metà usa lo smartphone per confrontare i prezzi o cercare un prodotto. I dispositivi mobili diventano cruciali nella fase di pre-acquisto per il consumatore italiano: il 50% usa lo smartphone per fare comparazioni di prezzo o ricercare il prodotto. L’Italia è anche il Paese che dimostra un impatto più elevato dei social media nelle decisioni d’acquisto: per il 63%.

In Italia siamo ancora distanti dalla trasformazione dei negozi in meri “showroom”, Ecommerce è diventato, secondo Pwc, assolutamente complementare alle visite nei negozi. In Italia i negozi restano (per ora) un asse portante del processo d’acquisto. Il 38% dei nostri connazionali (contro il 36% a livello globale) si reca settimanalmente in negozio, contro il 25% che utilizza il computer, il 13% il tablet e il 12% lo smartphone. Perché andare in negozio se posso acquistarlo a casa? Le persone coinvolte nella ricerca hanno messo ai primi tre posti la possibilità di provare e testare il prodotto (65% Italia, 60% globale), la gratificazione istantanea dell’acquisto in negozio (52% Italia, 53% globale) e la maggior sicurezza sull’adeguatezza del prodotto nel soddisfare le proprie esigenze (33% Italia e campione globale).


Ecommerce : la gestione del magazzino

Negli ultimi anni sempre più imprese hanno puntato sull’e-commerce, affiancando il proprio negozio tradizionale o avviando una nuova attività direttamente online. Si tratta di un mercato che offre notevoli vantaggi a partire dalla possibilità di raggiungere un ampio range di clienti, passando per le opportunità di export, fino ad arrivare ai costi di gestione. La logistica, o meglio la gestione dei magazzini, tuttavia, può nascondere delle insidie proprio sul fronte dei costi. 

Le modalità del commercio online sono profondamente diverse rispetto a quelle tradizionali e, di conseguenza, anche la gestione degli ordini richiede procedure differenti. Spesso ci si ritrova a dover gestire in magazzino la merce che è destinata sia ai canali tradizionali, sia alle vendite online. Le difficoltà non mancano, viste le differenze tra le due tipologie di vendita, e il rischio è di non riuscire a gestire parallelamente le due modalità. «La vendita per e-commerce prevede ordini di piccoli dimensioni, anche per un articolo o comunque per un numero esiguo, distribuiti in tutta Italia e anche all’estero; la vendita tradizionale invece prevede ordini di più pagine con quantitativi consistenti, da consegnare in un numero più limitato di destinazioni. Questo implica una complessità differente: ci sono ordini brevi con una moltitudine di destinatari e ordini più complessi con spedizioni pianificate, che attingono entrambe dallo stesso magazzino e dalla stessa giacenza», ha affermato Marco Crasnich, AD di Overlog, azienda specializzata in soluzioni per il magazzino:


In generale è consigliabile affidarsi ad una gestione informatizzata del magazzino, basata su un software capace di gestire tutte le problematiche che nascono da una gestione multicanale del magazzino.

venerdì 15 novembre 2013

La parola d'ordine è MULTICANALITA'

Il nuovo fenomeno per ottimizzare le vendite è la multicanalità. Si tratta di quelle aziende che integrano tra loro i diversi canali di vendita: «negozi offline, online, mobile e social». Proponendo iniziative che generano un circolo virtuoso, utile agli utenti per risparmiare. L’odierno Osservatorio registra infatti un aumento della spesa complessiva dei clienti già acquisiti che, grazie alla possibilità di acquistare in modalità «multicanale» quanto non presente o andato esaurito sul punto vendita, spendono fino al 10-20 per cento in più di prima. Non solo. Si acquisiscono nuovi clienti grazie alla maggiore copertura geografica e all’estensione degli orari di apertura dei negozi. «In futuro risulteranno determinanti nell’eCommerce i modelli di vendita che forniscono ai clienti dei reali vantaggi in termini di prezzo – afferma Roberto Liscia, presidente Netcomm – fino a oggi abbiamo assistito al boom dei siti di couponing, delle vendite a tempo e degli outlet online». Ma i nuovi modelli di vendita web puntano alla condivisione delle risorse come per le case vacanza e le automobili. Ma anche al riuso dei prodotti gestiti via web, come avviene nel settore fashion.

lunedì 28 ottobre 2013

Ecommerce : Europa supera Usa


IL RAPPORTO. I dati dell'European B2C e.commerce 2013, stilato dalla commissione Ecommerce Europe/Netcomm fanno emergere una particolarità. Nel 2012 il business nel Vecchio continente supera quello degli Usa sfiorando quota 312 miliardi di euro
Chi commercia di più via web tra Europa e America? A sorpresa, da poco, è il Vecchio continente che supera gli Usa nel business elettronico. Un sorpasso storico, visto che gli Stati Uniti hanno sempre giocato in casa con i pagamenti on line fin dalle dot.com di fine anni Novanta. IL FATTURATO europeo nell'e-commerce ha sfiorato, l'anno scorso, i 312 miliardi di euro, in crescita del 19% in dodici mesi contro i 294 miliardi realizzati dal Nord America. Parliamo del B2C (Business to consumer), quello in cui il protagonista è l'utente finale: l'obiettivo, quindi, è concentrato sui pagamenti effettuati con il computer domestico o in mobilità con tablet e smartphone. A renderlo noto sono i dati del rapporto European B2C e.commerce 2013, stilato dalla commissione Ecommerce Europe/Netcomm.


I dati di riferimento riguardano lo scorso esercizio e sono forniti dai Paesi membri. Su 529 milioni di residenti in Europa, circa la metà (250 milioni) si può definire eshopper, cioè utenti che comprano online beni e servizi, con una spesa media pro capite di 1.243 euro annui. Segnali incoraggianti sono emersi anche dal Belpaese dove si contano ormai 38 milioni di cybernaviganti: di questi gli utenti che passano dal web per acquisti sono già 12 milioni con una spesa media annua di 830 euro. Dall'analisi è emerso che a dominare le vendite online, con una quota del 61% del totale, sono soltanto tre Paesi. Il Regno Unito con 96 miliardi di euro, la Germania (50 miliardi) e la Francia (45 miliardi) per un valore complessivo di 191 miliardi. L'Italia si è piazzata in ottava posizione con 9,6 miliardi, in crescita di ben il 30% sul 2011. Interessante osservare che la maggioranza degli italiani, oltre il 73%, utilizza pagamenti con carta di credito. Segno che sta svanendo la diffidenza che ne limitava l'uso sul web. NEL PERIODO di riferimento a farsi notare sono anche le nazioni europee dell'area orientale, in testa la Russia: da sola ha mostrato la crescita impressionante del 37%, raggiungendo un fatturato pari a 10,3 miliardi. Ma a tenere banco rimane l'area Nord del Vecchio continente. I Paesi scandinavi, in particolare Olanda e Norvegia, hanno un vantaggio competitivo dovuto all'alta penetrazione di internet (ben oltre il 90% della popolazione) e al fatto che gli «eshopper» rappresentano il 70% dei residenti. Per questi ultimi rimane fondamentale disporre di connessioni in banda larga. Un punto dolente per il Belpaese, dove il wi-fi procede a macchia di leopardo e i nuovi servizi Lte, quelli del 4G, vanno a rilento.
Fonte : www.Bresciaoggi.it

lunedì 16 settembre 2013

Comportamenti d'acquisto nel settore tecnologico

Marketplace on line e siti comparatori, nell’ eCommerce sono questi gli strumenti più utilizzati da quanti acquistano Elettronica di consumo e Pc/Tablet. A dirlo è la ricerca sul Futuro del Commercio, commissionata da eBay al Politecnico di Milano, al Consorzio Netcomm e a Human Highway, vòlta a capire le tendenze del commercio online e offline.
Dai comportamenti che precedono l’acquisto fino ai metodi di pagamento, lo studio ha scandagliato le abitudini anche di quanti comprano nei negozi tradizionali ma consultano il web per reperire informazioni. E il panorama che emerge dalla ricerca conferma come il canale online sia sempre più irrinunciabile per quanti vogliano ampliare il proprio mercato potenziale, con il web divenuto ormai uno strumento capace di orientare le scelte.
ecommerce
E i numeri parlano chiaro: Il 56% di quanti hanno poi acquistato online prodotti nell’ambito dell’Elettronica di consumo hanno consultato almeno una volta eBay o hanno visitato un sito comparatore e più in generale un portale di annunci, mentre solo il 34,2% si è rivolto almeno una volta ai siti della marca specifica.
Percentuali che si mantengono significative anche tra quanti hanno fatto acquisti nei negozi tradizionali ma hanno utilizzato il web per acquisire informazioni: il 41% ha visitato siti comparatori, il 30,9% ha utilizzato Google e il 19,3% siti di annunci. Solo il 34,6% ha consultato il portale della marca di riferimento.
Una dinamica molto simile si registra anche nel settore dei Pc/Tablet, dove i siti delle società produttrici sono stati consultati dal 36,1% degli acquirenti online che si sono rivolti invece per il 49,3% a siti comparatori, per il 37,7% a eBay o ad altri portali di annunci, utilizzando Google come touch point di ricerca nel 53,8% dei casi.
Nel commercio offline il panorama è più variegato ma conferma come strumenti indispensabili i siti comparatori (consultati dal 26,1% degli utenti), i portali delle marche di riferimento (24,6%), eBay o siti di annunci (20,2%), con Google che – in quanto motore di ricerca – fa registrare un 39,8% come touch point utilizzato prima dell’acquisto.
Interessanti anche i dati emersi sul fronte dei metodi di pagamento: gli utenti si fidano sempre più del web, tanto da perfezionare gli acquisti prima di ricevere materialmente il prodotto nella quasi totalità dei casi. Lo strumento più utilizzato è PayPal, con il 53,6% degli utenti che lo ha scelto per pagare prodotti di Elettronica di consumo e il 46% per saldare il conto di Pc o Tablet. In generale, il pagamento elettronico (anche con Carta di credito o prepagata) si impone rispetto al saldo cash o attraverso bonifico.

mercoledì 2 gennaio 2013

Mobile commerce e mobile payment (NFC) in ambito turistico


In Italia prevedono che il mobile commerce da oggi al 2017 crescerà del 45,8%. Molte aziende hanno pertanto ottimizzato il proprio sito per dispositivi mobile e la maggior parte dei grandi retailer ha già sviluppato un'App. Molti ritengono che chi non lo farà perderà dal 10% al 20% del proprio volume di business.

Mobile Industry Review, ha già rilasciato alcuni numeri riferiti agli hotel: “I Choice Hotel realizzano un milione di dollari di introiti al mese a mezzo dei telefoni portatili. EasyJet per ottenere la medesima cifra impiega meno di quattro settimane. Ihg in un mese registra ricavi per 10-12 milioni di dollari, Marriott è a quota 25 milioni (mensili), mentre Expedia rileva il 75% delle prenotazioni delle ultime 24 ore avviene attraverso apparecchiature mobili.
Quarantacinque milioni di americani nel giugno 2012 hanno fatto acquisti tramite i loro portatili.
La nuova tecnologia per smartphone Nfc (Near field communication) pertanto promette di rivoluzionare non solo il mondo del mobile payment, ma anche quella turistica. Informazioni in tempo reale, ticketing per musei, mezzi di trasporto e car rental: questi sono solo alcuni degli ambiti dove l’Nfc è iniziato ad essere utilizzato, senza contare che secondo gli ultimi dati del Politecnico di Milano, prima del 2014 un terzo delle transazioni mobile sarà effettuato proprio tramite questa tecnologia.

In ambito turistico molti ritengono che il maggior impatto si registrerà in ambito business travel  e proprio su questo presupposto AirPlus International Italia ha già avviato una fase sperimentale della propria App per smartphone destinata al mobile payment che si integrerà con l’AirPlus Company Account. Ciò permetterà alle aziende di avere a disposizione una soluzione centralizzata per il pagamento, la rendicontazione e l’analisi dei servizi di viaggio.
Il mondo del turismo alla stregua degli altri settori sta riscontrando le maggiori difficoltà nella prudente ritrosia dell’utenza. Da recenti sondaggi del Acte (Association of Corporate Travel Executives) emerge  che oltre il 50% dei travel manager intervistati ha una conoscenza superficiale della nuova tecnologia, ma anche che il 61% ritiene che tra 5 anni i dipendenti salderanno le spese sostenute durante il viaggio di lavoro utilizzando una soluzione di mobile payment.

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mercoledì 20 giugno 2012

Analisi quantitativa e qualitativa del consumatore multicanale

Il consumatore multicanale si muove a suo agio tra il mondo off line quello on line (ibrido),  è iper informato attraverso la rete ed è assimmetrico nei suoi comportamenti d'acquisto.
L'osservatorio multicanale di Nielesen evidenzia cinque diversi aggregati di consumatori, che esprimono caratteristiche e manifestano atteggiamenti verso la multicanalità molto distanti fra loro.



  • Esclusi (14% della popolazione) sono consumatori fuori dalle logiche di interazione multicanale e delegano gran parte dei loro acquisti alla marca. Consumatori fedeli e di marche note.
  • Indifferenti (17% della popolazione) sono sedentari e quindi poco attratti dalle novità, hanno poca fiducia nella tecnologia. Acquistano poco anche off line.
  • Tradizionali coinvolti (22% della popolazione) non conoscono in dettaglio le tecnologie, acquistano e interagiscono off line sia con consumatori che con le aziende. Italiano medio. 
  • Open Minded (28% della popolazione) sono tecnologicamente avanzati e curiosi rispetto alle novità. Sono orientati al Premium price e usano il web come canale di informazione. Sono poco fedeli. 
  • Reloaded (19% della popolazione) consumatori propriamente multicanale. Curiosi per natura, viaggiano molto e sono molto predisposti al acquisto sia on line che off line.   
Da considerare che open minded e reloaded rappresentano il 47% della popolazione italiana oltre i 14 anni. Acquistano con maggiore frequenza, sono più orientati verso segmenti premium di mercato e quindi più profittevoli in termini target e sono meno fedeli. Più il consumatore è predisposto ai mezzi digitali, meno appare fedele il suo rapporto con la marca. 
In conclusione il consumatore multicanale appare come più prezioso per le potenzialità di consumo, ma anche meno gestibile in quanto maggiormente orientato a sperimentare. 

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venerdì 8 giugno 2012

Supermercato virtuale nella metro di Seul

Metropolitana di Seul, i passeggeri mentre aspettano il treno, fotografano le bibite ed i prodotti riportati su dei pannelli pubblicitari.

In realtà i pannelli non è semplice advertising ed i passeggeri non stanno facendo fotografie bensì stanno rilevando il QR code riferito al singolo prodotto e stanno pertanto facendo la lista della spesa prima di salire in carrozza.

L'acquirente una volta ultima la propria lista potrà pertanto :
- Pagare il tutto con il telefonino e ritirare la spesa prima di salire in carrozza
- Pagare con il telefonino e farsi inviare la spesa a casa
- Non pagare e crearsi semplicemente una lista da utilizzare in seguito
- Non pagare e farsi spedire il tutto a acsa, pagando alla consegna.
- Inviare la lista ad un amico che completerà la spesa con le precedenti opzioni

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venerdì 18 maggio 2012

Competitività di un mercato


La struttura competitiva di un mercato è determinata principalmente da cinque forze (Porter):
1)   Intensità competitiva tra imprese dello stesso settore, ipercompetitività o oligopolio.
2)   Il potere contrattuale dei fornitori
3)   Il potere contrattuale degli acquirenti (clienti)
4)   Minacce derivanti da entrata nuovi concorrenti diretti
5)   Minacce derivanti dall’introduzione sul mercato di prodotti – servizi sostitutivi (ad es. Ipad vs PC o Crociere vs Villaggi turistici).

venerdì 6 aprile 2012

Il caso "Luchy duck toy box"

Era il 2008 quando una mamma canadese, portando il proprio figlio dal pediatra, ha notato che i libri ed i giochi disponibili nella sala d'aspetto erano vecchi, rotti e non troppo puliti. E' nata così prima l'idea e poi un'azienda di noleggio giocattoli che periodicamente consegna ai clienti (studi medici e dentistici ma anche privati) bambole, macchinine e peluches sempre diversi, puliti e sanificati.

In questo modo i pediatri possono offrire ai loro piccoli pazienti un nuovo servizio , le mamme sono più tranquille ed i bimbi non si annoiano grazie alla varietà di giochi sempre nuovi e disponibili.
www.luchyducktoybox.com

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lunedì 26 marzo 2012

Ecommerce : passaporto italiano per export?

Abbigliamento, calzature, arredamento, cibi e bevande, queste categorie di prodotti, quando riportano una provenienza anche lontanamente italiana, diventano immediatamente desiderati ed apprezzati in tutto il mondo, negli USA come in Australia in Asia come in Russia o in Brasile o in Sudafrica. Bastano poche cifre relativamente al fenomeno della contraffazione o del cosiddetto italian brand, per dare una dimensione di quanto i prodotti italiani, almeno quelli appartenenti a queste categorie, siano richiesti e desiderati nel mondo.

Negli USA, ad esempio, il consumo di formaggio italiano è autentico solo nel 2% dei casi: per il restante 98% si tratta di imitazioni. Il Parmigiano Reggiano detiene il record di falsificazione: nove volte su dieci il prodotto è un falso. L'industria del falso made in Italy è cresciuta negli ultimi dieci anni di quasi il 2000% e ha un fatturato globale stimabile in circa 700 miliardi di euro/anno. Una cifra enorme se pensiamo che il fatturato italiano delle aziende dei settori moda e alimentare in Italia supera di poco i 200 miliardi di euro/anno con un export pari a circa 60 miliardi. È un po’ come dire che in giro per il mondo per ogni prodotto veramente italiano ce ne sono più di dieci che si spacciano per tali ma che italiani non sono. Un disastro commerciale che ha molte cause ma soprattutto determinato dalla scarsa accessibilità dei prodotti italiani, il cliente, infatti dimostrano questi dati apprezza il prodotto, ne accetterebbe il prezzo, lo conosce e lo vorrebbe acquistare, ma non ne ha la possibilità perché la struttura distributiva del fornitore non lo raggiunge efficacemente, proprio per questo  una struttura efficace di online retail potrebbe  essere di grande aiuto alle aziende italiane, contribuendo a colmare, in molti casi in maniera determinante  le carenze comunicative e distributive dei piccoli e medi produttori italiani.
 L’eCommerce, infatti  impatta in maniera estremamente positiva sul gap di distribuzione poiché permette di realizzare un punto vendita in ogni casa o in ogni ufficio tramite il personal computer, ma anche, e oggi sempre di più, anche in ogni salotto, con il tablet, e in ogni tasca con lo smartphone.

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E-commerce in Italia

L’eCommerce fa fatica a svilupparsi in Italia, lo stesso non può dirsi per il resto del mondo occidentale, tuttavia questo canale distributivo può realmente rappresentare una leva formidabile di sviluppo per le aziende italiane. lI rapporto Unioncamere 2011 identifica in due fattori gli unici driver che potranno aprire alle aziende italiane nei prossimi tre anni una prospettiva sostenibile di crescita: esportazione e web.

L’eCommerce  è lo strumento ideale per perseguire questi obiettivi e rappresenta quindi, per l’industria italiana, un vero e proprio passaporto per l’export e di conseguenza per uno sviluppo sostenibile. E ciò è vero per tutte le aziende ma è vero in particolar modo per quelle di dimensioni medie e piccole.
Nell’Europa dei 17 il 57% della popolazione adulta può essere classificata come abituata a effettuare acquisti on-line, per un valore medio annuo procapite di 517€ di acquisti effettuati in rete.Tali valori sono in realtà una media: nel Regno Unito circa il 72% della popolazione adulta effettua abitualmente acquisti online, per un valore medio annuo procapite di 871€, in Spagna e in Italia è un esiguo 34% della popolazione adulta che utilizza continuativamente il canale dell’eCommerce con una spesa media annua procapite che oscilla fra i 250€ e i 270€. In altre parole in Italia, rispetto al Regno Unito, meno della metà della popolazione adulta acquista abitualmente online, per un controvalore pari a meno di un terzo.

Dal lato aziendale la situazione appare speculare, se negli UK otto aziende su dieci utilizzano un modello distributivo ed un sistema di vendita online realmente efficaci e adeguati, in Italia soltanto due aziende su dieci possono dirsi effettivamente attrezzate a sostenere la sfida del commercio elettronico su scala internazionale. Secondo me una circostanza è conseguenza dell’altra. La scarsa adozione dell’eCommerce da parte degli acquirenti italiani porta le aziende italiane a sottovalutarne l’importanza e, soprattutto, le potenzialità, commettendo così degli errori di prospettiva: il mercato dell’online per sua natura è globale e non domestico.
In altre parole, è proprio e solo il canale elettronico, per la sua natura virtuale, liquida e diffusiva, che più di altri può consentire alle aziende italiane di accedere, agevolmente e a costi contenuti, ai mercati internazionali, anche a quelli meno accessibili fisicamente. Ma paradossalmente proprio questo canale appare come quello meno presidiato dalle nostre aziende, nonostante i nostri prodotti siano fra quelli più desiderati nel mondo.

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venerdì 23 marzo 2012

Un manager su tre prenota tramite mobile

Un manager su tre prenota il viaggio d'affari con l’IPhone. È quanto emerge da uno studio di Hrs.com, il portale degli hotel per i viaggi d’affari, secondo cui almeno un terzo di tutti i viaggiatori business, almeno una volta, hanno prenotato un albergo attraverso dispositivi mobili.

Quello delle prenotazioni online tramite smartphone è un trend in continua ascesa. Entro il 2014, annuncia la ricerca di Hrs, almeno un viaggio d’affari su cinque sarà prenotato da cellulare o da un tablet. Tra il 2010 ed il 2011 Hrs ha visto triplicare le proprie vendite, che hanno raggiunto il 3% del totale. E la previsione, per il 2012, è di triplicare tale share. Dovendo prenotare questo target di clientela  con un brevissimo preavviso, questi apprezzano molto la flessibilità offerta dai dispositivi mobili, con i quali possono anche reagire istantaneamente a eventuali cambiamenti di programma, si moltiplicano pertanto le applicazioni per cellulare dedicate alla prenotazioni online degli alberghi. Strumenti pratici e veloci, le app consentono agli utenti di selezionare determinate categorie alberghiere, di immettere una gamma di prezzo e di poter trovare una destinazione precisa tramite la funzione di ricerca nei dintorni.

La nuova versione della app per iPhone di Hrs, iHotel, scaricabile gratuitamente da iTunes, lanciata nell’autunno del 2011, è diventata una delle 10 applicazioni di viaggi più scaricate in 89 Paesi. Hrs ha sviluppato applicazioni per 16 piattaforme di smartphone e tablet. E se il mobile sta diventando il modo più utilizzato di fruire internet, per il 2014 le previsioni indicano che ci saranno più navigatori di internet su smartphone e tablet che su Pc.

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lunedì 12 settembre 2011

Trade Marketing

Il Trade marketing è l’insieme di strategie e azioni finalizzate alla realizzazione di un vantaggio competitivo nel mercato intermediato. Nuove tecnologie e la necessità di ricercare sempre nuove economie di scala porta generalmente il settore ad una condivisione di tecnologie ed ad un appiattimento intrinseco dell’offerta. Elementi distintivi sono difficilmente introducibili nell’offerta ed alla ricerca di un controllo sul cliente finale, le aziende iniziano a investire direttamente nella distribuzione creando delle marche o gruppi verticali.       
Abbiamo visto quanto e come la comunicazione stia cambiando e quanto sia diventato importante il dialogo con il consum-attore, è altresì evidente perché questo si realizzi non solo in ambito virtuale che per l’impresa fornitrice diventi prioritario un presidio fisico dei luoghi di consumo, di acquisto o più in generale dei luoghi di socializzazione.  
Il retailer si sta in un certo senso trasformando in una vera e propria concessionaria di pubblicità ed i punti di vendita stanno diventando sempre più i connettori finali di tutte le altre forme di comunicazione. Ciò evidentemente pesa molto sulla costituzione di marche verticali e nelle scelte distributive delle imprese.

Multicanalità

La multicanalità è favorita da diversi fattori :
-                     Evoluzione normativa che tende a liberalizzare
-                     Esigenza delle aziende a raggiungere nuovi segmenti e mercati
-                     Esigenza del cliente finale che richiede utilizzo di nuovi canali
-                     Tecnologie e Internet
La multicanalità genera molti vantaggi, permette infatti di aumentare il numero dei contatti con i potenziali clienti , di incrementare opportunità di vendita e di rafforzare il rapporto con il cliente che potrà scegliere il canale in base alle sue esigenze. Sostanzialmente per il cliente finale è un servizio più profilato alle sue esigenze.
La multicanalità dev’essere ben governata, se la multicanalità non viene gestita correttamente porta a conflittualità tra canali, fenomeni  di disaffezione e diffidenza tra azienda e canale tradizionale e nella peggiore delle ipotesi a lotte cannibalizzanti che impoveriscono sia il canale tradizionale che l’impresa creando inevitabilmente confusione nel cliente ed un danno per entrambe le parti.       
Il conflitto multicanale si verifica generalmente quando in funzione dei volumi d’acquisto, un intermediario può garantirsi margini di sconto o differenziazioni di pagamento notevolmente più vantaggiosi rispetto ad altri componenti del livello.
In termini generali più si riduce al minimo la conflittualità tra i canali, più alta sarà la perfomance di vendita. Se la multicanalità e conflittualità è ben governata si può in alcune condizioni di mercato creare un conflitto di sana competizione, avendo in altre parole i due canali  focalizzati su segmenti differenti di mercato si realizza un miglioramento della penetrazione e delle perfomance di vendita dell’azienda.
Le strategie generalmente utilizzate sul canale seguono due logiche :
-                     Push : concentrazione della comunicazione e promozione sugli intermediari con obiettivo di ottenere la collaborazione volontaria dell’intermediario. Il rischio concreto è che ciò possa rappresentare una perdita di controllo del canale e del cliente finale.
-                     Pull : concentrazione comunicazione e promozione sul cliente finale, con obiettivo di ottenere un atteggiamento positivo da parte della domanda finale verso prodotto o marca.  Comunicare sul cliente finale, porta questi a chiedere quel dato prodotto o marca, e fa in modo che si realizzi pertanto una collaborazione forzata da parte del intermediario, riducendo o annullando il potere contrattuale del intermediario.
Nella maggior parte dei casi è considerata ottimale un mix delle due logiche privilegiando di solito nella fase iniziale una logica pull che crei il bisogno nel consumatore e nella fase di sviluppo si introducano logiche push in maniera che cresca impegno del intermediario. Nella fase di declino infine è sempre più frequente adozione di vendita diretta al cliente finale, canalizzazione che in quanto diretta permette l’uscita del prodotto o servizio ad un prezzo senza costi d’intermediazione.

Scegliere i canali distributivi

Uno dei fattori che può essere identificato come elemento critico di successo per la vendita di un prodotto o  servizio è quello che riguarda la selezione dei canali di distribuzione. 
L’identificazione degli eventuali intermediari più appropriati. L’individuazione di eventuali alternative distributive al fine di ottenere il miglior rapporto fra costi di canale e margini di vendita e ciò che rappresenta per il valore della marca presso il cliente finale sono oggi  tra le scelte di marketing più complesse.
E’ in realtà molto più complesso che rendere semplicemente disponibile il prodotto o servizio giusto, nel luogo giusto, nel momento giusto e con il giusto grado di personalizzazione.
Per la definizione del più appropriato sistema distributivo innanzitutto occorre valutare gli obiettivi di marketing prefissi e l’analisi dei bisogni del segmento target a cui si fa riferimento. Occorre in altre parole valutare il tipo di copertura, in quali zone e a quali clienti rendere fruibile il prodotto o servizio.
E’ necessario in primo luogo capire che tipo di obiettivi distributivi ci si propone :
-                     Copertura totale con obiettivo di rendere fruibile il prodotto per la totalità del mercato disponibile, attraverso la capillarizzazione distributiva.
-                     Copertura parziale con obiettivo di selezionare una quota del mercato disponibile.
Definiti i detti obiettivi bisogna quindi definire l’architettura distributiva di base :

-                     Distribuzione esclusiva : in una determinata zona viene concessa un esclusiva territoriale e di prodotto, tipica di prodotti a valore elevato e acquisto infrequente con un elevato valore di marca percepito dal cliente finale.
-                     Distribuzione selettiva : prodotto solo in certi e selezionati punti vendita, tipica di prodotti mediamente elevati e caratterizzati da acquisto frequente.
-                     Distribuzione intensiva : tipica di prodotti  a basso valore unitario e caratterizzati da acquisti così frequenti da non mettere nelle condizioni il cliente di dover cercare il prodotto. Ne consegue una capillarità di accesso che richiede un canale distributivo esteso.
Nell’identificazione del canale di distribuzione più appropriato e nella modifica del sistema distributivo  è di fondamentale importanza la valutazione del ciclo di vita del prodotto e del mercato, soprattutto in relazione al eventuale cambiamento del modello di acquisto da parte del fruitore finale.
Nel definire la propria strategia di canale, un’azienda deve stabilire un compromesso tra la struttura ideale e quella realizzabile. 
Per la scelta del sistema di canali, l’azienda deve porsi e rispondere a tre domande :
-                     Quali sono i bisogni dei clienti ?
-                     Quali obiettivi di canale ha azienda?
-                     Quali sono le alternative disponibili?
I criteri di valutazione di un canale rispetto ad un altro sono tre :
-                     Economicità : valutazione rapporto tra costi e ricavi derivanti dall’utilizzo di quello specifico canale
-                     Controllo : controllo attuabile sul canale. Attenzione venditori al prodotto e l’approccio di vendita sul cliente finale.
-                     Adattamento : la scelta di un canale rappresenta impegni e quindi perdita di flessibilità.
Un canale che richiede una forte riduzione di flessibilità sarà preso in considerazione solo se nettamente superiore in termini di economicità e controllo.
In questo momento stiamo assistendo a due principali linee di tendenza :
-                     Riduzione della lunghezza del canale : Le aziende alla ricerca di disintermediazione e soprattutto  di un rafforzamento del rapporto con il cliente finale attraverso politiche di marca, stanno andando direttamente al cliente e costruendo una propria catena.
-                     Crescita della multicanalità : le aziende per raggiungere il cliente finale utilizzano contemporaneamente più canali distributivi.