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lunedì 1 ottobre 2012

Il commerciale anti - crisi


Il commerciale ha sempre e comunque in mente una parola … risultato. Per molti di noi questa è non solo il nostro obiettivo, ma il nostro stimolo, spesso fonte di guadagno e sempre ciò di cui dobbiamo rispondere all’azienda.  

Quando i risultati sono buoni parliamo di strategie innovative, abnegazione e professionalità, quando questi invece non arrivano parliamo di congiuntura sfavorevole, concorrenza e sempre più spesso crisi globale.  Abbiamo probabilmente in entrambi i casi ragione in quanto il risultato non è altro che il prodotto di azioni di un soggetto e delle circostanze il soggetto non governa, sia quando vince che quando perde.

R (risultato) = A (azione) + C (circostanze)

E’ in altre parole umano in caso di vittoria attribuire il merito del risultato a se stessi e in caso di sconfitta attribuirne la responsabilità alle circostanze esterne, ma la verità è che il risultato sarà sempre positivo se sia le azioni che le circostanze sono positive, che questo potrebbe essere negativo se le circostanze sono sfavorevoli, ma soprattutto che si ha la matematica certezza dell’insuccesso se a circostanze negative moltiplicheremo la nostra personale convinzione che saranno tali.  Se ci arrendiamo le cose andranno solo peggio.

E’ un dato concreto che in questo momento le circostanze esterne, soprattutto nel nostro paese sono oggettivamente negative. Il rischio maggiore pertanto che si ha oggi è che dato che pensiamo che stiamo vivendo un momento di crisi e che i clienti non abbiano i soldi per comprare saremmo indotti a non proporgli il nostro prodotto o servizio, ottenendo come unico effetto certo che quella persona a cui rinunciamo a proporglielo non compri il prodotto.
Questa non è altro che una profezia che si auto avvera, cioè una profezia che più o meno inconsapevolmente temiamo e che rischiamo di aggiungere a circostanze esterne  di per sé negative …. un’ulteriore zavorra a farci desistere definitivamente da un proposito. Questo genere di profezia è il peggior nemico del commerciale.
Le circostanze negative devono invece essere analizzate, capite e affrontate.  
La prima cosa da fare è analizzare molto bene la zona assegnata e quindi la struttura socio economica in cui deve operare, la composizione quali quantitativa della clientela, le modalità di consumo e di acquisto, concorrenza e iniziative in corso. Il commerciale deve diventare un ponte tra il mercato e l’azienda, in maniera da contribuire attivamente al patrimonio informativo per tutta l’organizzazione.  

Alla luce di quanto analizzato regolarsi di conseguenza, a mia opinione è sempre consigliabile differenziarsi e quindi se  ad esempio avete una concorrenza più forte in termini di pricing, puntate sulla qualità, se quest’altra ha del prodotto in esclusiva puntate sulla coda lunga e il prodotto generalista, se è più forte sul piano logistico – informatico puntate sul rapporto umano ecc ecc. Non si deve negare il fatto che Vi siano circostanze negative, è invece importante analizzarle e affrontarle differenziandosi.
La seconda cosa che bisogna fare è intensificare quantitativamente visite e contatti. Per farlo è necessario quindi  pianificare (i contatti) e programmare al massimo le attività per ottimizzare i tempi.  
La terza cosa che bisogna fare è migliorare qualitativamente la propria attività in maniera da ottimizzarne i risultati,  e quindi migliorare il grado di conoscenza del prodotto che si propone, la  capacità di ascolto empatico del cliente e quindi l'abilità professionale di porre domande e far aprire il cliente. Intensificando quantitativamente contatti e visite, scoprirete da subito che l’allenamento aiuta nella scioltezza del eloquio, nel comprendere la situazione, il cliente e quindi nel creare nuovo entusiasmo per il prodotto – servizio che si propone.   

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mercoledì 26 settembre 2012

Difficoltà logistiche ed economiche di una rete vendita in Italia

Interpretare correttamente la distribuzione in un paese come l'Italia è un fattore critico di successo che assicura all'azienda vantaggi competitivi notevoli. Tutto nasce dal esigenza di coprire adeguatamente un territorio, ad alta densità di popolazione, ma distribuito su un territorio lungo (Milano - Palermo 1500 km) e dalla logistica est - ovest (specialmente al centro sud) piuttosto articolata e complessa.


L'Italia è particolarmente disaggregata con una limitata presenza di grandi aree metropolitane e un numero molto grande di centri di medie dimensioni; basti pensare che Londra ricopre il 15% del Regno Unito, Parigi più del 12% e Roma + Milano non raggiungono neanche 8% della popolazione nazionale. Ciò determina una forte dispersione dei consumi sul territorio con un limitato volume e massa critica per punto vendita. In altre parole per assicurare una buona distribuzione di prodotto, occorre fornire un numero molto più ampio di punti vendita rispetto a altri paesi. In considerazione inoltre del fatto che molti centri in base al loro valore turistico sono soggetti a stagionalità di vendita non omogenee è molto complesso creare in Italia una forza vendita efficiente.

Il dilemma sta quindi nella relazione tra il coprire adeguatamente un territorio e i costi che l'azienda può sopportare. In quest'ottica le variabili da considerare sono :

  • il fatturato 
  • il margine derivante dalla vendita dei prodotti
  • la numerosità dei clienti 
  • concentrazione top client
  • la tipologia dei canali distributivi prevalenti
  • tipologia prodotto (soprattutto contenuto tecnico associato)
  • Notorietà - facilità di vendita 
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martedì 19 giugno 2012

Stili di leadership del sales manager


Un sales manager ha successo quando riesce a ottenere risultati performanti in termini di incremento delle vendite, di quota di mercato e di redittività. Nell’era del iper competizione perché questo avvenga il sales manager deve saper sviluppare la professionalità dei collaboratori, trasferendo loro le competenze necessarie, fornendo informazioni, direttive e linee guida per far crescere la loro stessa professionalità.
Un’altra leva che il sales manager deve saper sviluppare è la motivazione della rete vendita; una persona motivata tenderà a impegnarsi al massimo e giocherà tutto se stesso per portare a casa l’ordine e per dare soddisfazione al cliente sentendosi parte attiva dell’azienda per cui lavora.
Chi ha gestito una rete vendita sa bene, quanto i venditori sono persone con individualità molto sviluppate e molto variegate tra loro, il sales manager per riuscire a motivare la rete vendita deve pertanto saper compiere una precisa diagnosi , venditore per venditore, ed adottare lo stile più adatto con ciascuno di loro.

Generalizzare è impossibile con tali individualità, ma volendo schematizzare provocatoriamente le diverse tipologie di venditori  potremmo suddividerli in quattro macro categorie :
Maratoneti : coloro che si impegnano molto ma con poca qualità
Scafati : coloro che impegnano poco ma hanno alte qualità.
Spenti : coloro che non s’impegnano e non dispongono di abilità
Stelle : coloro che s’impegnano molto ed hanno molto profitto.
Il sales manager professionale deve pertanto giocare con le carte che ha nel mazzo e quindi scegliere il comportamento manageriale più coerente in virtù di una diagnosi precisa del livello di sviluppo dei collaboratori. Trainer (trasferire competenze) con i maratoneti, motivatore (per stimolare) con gli scafati, semplici amministratori (delegare sostanzialmente l’operatività garantendo le autonomie necessarie) con le stelle e ogni stile possibile e necessario (per rianimare) con gli spenti.

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giovedì 14 giugno 2012

Sempre più marketing nella vita del sales manager

Il sales manager non si deve limitare a rispettare le politiche di marketing ma deve contribuire alla loro definizione. Si tratta di un'evoluzione importante ma necessaria che vede sempre più le aziende sviluppare dei rapporti privilegiati con i clienti principali dedicando loro tempo e risorse e, dall'altro, semplificare al massimo i rapporti con quelli più piccoli alla ricerca della massima efficienza anche grazie alle possibilità offerte da una tecnologia sempre più evoluta (si pensi per esempio a Internet) che rende più facile il processo di vendita.

  • aggiornare le proprie conoscenze acquisendo la comprensione delle tecniche di marketing
  • saper combinare i canali di vendita, sfruttando la peculiarità di ogni canale di vendita, gestendo un'adeguato livello di sana competizione riducendo al minimo la cannibalizzazione tra canali.
  • essere vicino ai venditori ed ai clienti per non perdere conoscenza del mercato

Il sales manager pertanto oltre che mutare il suo ruolo nei confronti della struttura aziendale (più preparato e orientato al marketing), deve mutare il suo rapporto con la forza vendita: dev'essere meno "capo" e più allenatore, deve comunicare più che controllare e deve mettere nelle condizioni i venditori di prendere decisioni piuttosto che applicare le sue.
In definitiva il sales manager ha il compito di costruire la squadra di commerciali in cui confluiscano le sue competenze e venga sostenuta la performance dei singoli venditori, favorendone l'interazione con altre funzioni aziendali nell'analisi del prodotto, nella valutazione del advertising, della comunicazione e delle campagne promozionali.

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