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venerdì 23 giugno 2017
lunedì 26 marzo 2012
E-commerce in Italia
L’eCommerce
fa fatica a svilupparsi in Italia, lo stesso non può dirsi per il resto del
mondo occidentale, tuttavia questo canale distributivo può realmente
rappresentare una leva formidabile di sviluppo per le aziende italiane. lI
rapporto Unioncamere 2011 identifica in due fattori gli unici driver che
potranno aprire alle aziende italiane nei prossimi tre anni una prospettiva
sostenibile di crescita: esportazione e web.
Dal lato aziendale la situazione appare speculare, se negli UK otto aziende su dieci utilizzano un modello distributivo ed un sistema di vendita online realmente efficaci e adeguati, in Italia soltanto due aziende su dieci possono dirsi effettivamente attrezzate a sostenere la sfida del commercio elettronico su scala internazionale. Secondo me una circostanza è conseguenza dell’altra. La scarsa adozione dell’eCommerce da parte degli acquirenti italiani porta le aziende italiane a sottovalutarne l’importanza e, soprattutto, le potenzialità, commettendo così degli errori di prospettiva: il mercato dell’online per sua natura è globale e non domestico.
In altre parole, è proprio e solo il canale elettronico, per la sua natura virtuale, liquida e diffusiva, che più di altri può consentire alle aziende italiane di accedere, agevolmente e a costi contenuti, ai mercati internazionali, anche a quelli meno accessibili fisicamente. Ma paradossalmente proprio questo canale appare come quello meno presidiato dalle nostre aziende, nonostante i nostri prodotti siano fra quelli più desiderati nel mondo.
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L’eCommerce è lo strumento ideale per perseguire questi obiettivi e
rappresenta quindi, per l’industria italiana, un vero e proprio passaporto per l’export
e di conseguenza per uno sviluppo sostenibile. E ciò è vero per tutte le
aziende ma è vero in particolar modo per quelle di dimensioni medie e piccole.
Nell’Europa
dei 17 il 57% della popolazione adulta può essere classificata come abituata a effettuare
acquisti on-line, per un valore medio annuo procapite di 517€ di acquisti effettuati
in rete.Tali valori
sono in realtà una media: nel Regno Unito circa il 72% della
popolazione adulta effettua abitualmente
acquisti online, per un valore medio annuo procapite di 871€, in Spagna e in
Italia è un esiguo 34% della popolazione adulta che utilizza continuativamente
il canale dell’eCommerce con
una spesa media annua procapite che oscilla fra i 250€ e i 270€. In altre
parole in Italia, rispetto al Regno Unito, meno della metà della popolazione
adulta acquista abitualmente online, per un controvalore pari a meno di un
terzo.Dal lato aziendale la situazione appare speculare, se negli UK otto aziende su dieci utilizzano un modello distributivo ed un sistema di vendita online realmente efficaci e adeguati, in Italia soltanto due aziende su dieci possono dirsi effettivamente attrezzate a sostenere la sfida del commercio elettronico su scala internazionale. Secondo me una circostanza è conseguenza dell’altra. La scarsa adozione dell’eCommerce da parte degli acquirenti italiani porta le aziende italiane a sottovalutarne l’importanza e, soprattutto, le potenzialità, commettendo così degli errori di prospettiva: il mercato dell’online per sua natura è globale e non domestico.
In altre parole, è proprio e solo il canale elettronico, per la sua natura virtuale, liquida e diffusiva, che più di altri può consentire alle aziende italiane di accedere, agevolmente e a costi contenuti, ai mercati internazionali, anche a quelli meno accessibili fisicamente. Ma paradossalmente proprio questo canale appare come quello meno presidiato dalle nostre aziende, nonostante i nostri prodotti siano fra quelli più desiderati nel mondo.
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