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lunedì 21 maggio 2012

La maggior parte dei fan delle aziende sono falsi

Io ne ho già parlato in un post "Bot e Ultrabot", il mercato nero nei social network non solo è una realtà ma sfalsa in maniera concreta, visibilità e posizionamento di marchi, manager, comunicatori e candidati politici. Marco Camisani Camillari ne ha fatto una crociata ed è uscito recentemente su alcuni giornali e media (corriere.it)  con una denuncia contro questo fenomeno che mina non solo la visibilità di questi contraffattori, ma il valore effettivo dei social network stessi sia in termini di valore sia in termini di coinvolgimento del utenza.

«L'80% dei fan e dei follower delle aziende italiane è finto». A sentenziarlo è Marco Camisani Calzolari, imprenditore e professore di Comunicazione aziendale e Linguaggi Digitali allo Iulm, che ha puntato il dito contro l'acquisto di pacchetti di seguaci 2.0. Calzolari si è speso in questo caso in maniera autonoma per (ri)accendere i riflettori sul fenomeno del doping della notorietà sui social network.

«Ho pagato - racconta - 20 dollari per ottenere 50mila follower su Twitter e 30 dollari per avere 6mila like sulla mia pagina Facebook». Numeri che fanno comodo ai grandi marchi, a piccole realtà che tentano di emergere, a uomini politici alla ricerca di consensi o, semplicemente, a singoli internauti interessati a pompare il proprio ego digitale. All'interno dei pacchetti di proseliti, spiega Calzolari, ci sono due categorie di utenti: «Quelli finti, creati da un bot (programma che genera automaticamente profili falsi, ndr), e quelli veri e iscritti a portali che propongono l'affiliazione come moneta di scambio». Su www.Letusfollow.com e www.Growfollowers.com, parliamo del secondo caso, chi mette a disposizione il suo profilo può acquisire punti utili a loro volta alla conquista di un seguito degno di nota.
www.Seoclerks.com è invece il punto di riferimento per chi vuole comprare secchiate di identità inesistenti. E non finisce qui, il portale offre anche link falsi per aumentare l'indicizzazione dei siti e sforna in maniera automatica articoli su un determinato argomento. Basta chiedere e, ovviamente, pagare. Si tratta, secondo Calzolari, di «un mercato nero» che altera il valore delle sponsorizzazioni e della comunicazione in Rete: «Molte web agency agiscono in questo modo e tutti comprano i fan».

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lunedì 16 gennaio 2012

Bot e Ultrabot

Bot. Abbreviazione di robot, indica quei software specializzati nella gestione automatica di di compiti semplici e ripetitivi su Internet.

Chatbot sono le servizievoli hostess che rispondono on line alle domande degli utenti;  spambot, molesti autori di pubblicità non gradita nelle caselle postali degli utenti; votebot invece incaricati di rispondere ai sondaggi on line; botnet invece predisposti a ricercare informazioni nella rete; socialbot invece specializzati al interazione nei socialnetwork, in nome e per conto nostro. Basta scaricarli, istruirli con poche parole chiavi e loro operano.


Nei giorni scorsi, a quanto si vocifera in rete, un centinaio di socialbot infiltratori, dopo aver chiesto l'amicizia a cinquemila persone su facebook, dopo averla ottenuta al primo giro nel 19% dei casi e nel secondo giro grazie agli amici degli amici nel 55% dei casi hanno nel arco di una sola notte raziato e risucchiato i loro dati personali. Tranquilli era solo un'esperimento.
Non ci credete, io non ci penso neanche, ma su rep.licants.org a quanto pare si può installare un bot sul proprio profilo FB o Twitter che dopo aver studiato le nostre attività è in grado poi di simularne di simili.

Ma se effettivamente i bot sono in grado di simulare tutte queste attività, quanto è difficile pensare che i votebot siano in grado di fare oltre che condivisioni e postare frasi, di fare commenti, propaganda e esprimere gradimenti, alterando in maniera decisiva il gradimenti di prodotti e servizi.

Diffidate gente, diffidate!

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