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martedì 18 marzo 2014

Barriere logistiche alla Multicanalità

Il 94% delle aziende si scontrano con forti barriere quando si tratta di implementare una strategia di vendita multicanale.
Il 71% degli acquirenti si aspetta di conoscere le disponibilità di magazzino online e il 50% vorrebbe acquistare online e ritirare la merce al negozio. Solo un terzo (36%) delle aziende ha dichiarato di essere in grado di offrire al cliente il ritiro degli acquisti online presso uno dei loro negozi, di dare visibilità online della disponibilità del prodotto su tutti i canali di vendita e di poter evadere in negozio gli ordini online. Tutte queste competenze sono considerate essenziali per un processo di vendita perfetto.

Il 40% dei retailer ha riportato la difficoltà di integrare la tecnologia di back-office su tutti i canali di vendita. L’analisi evidenzia un’area di miglioramento: la capacità di consolidare ed avere una visibilità accurata ed in tempo reale delle scorte presenti in tutti i negozi e centri di distribuzione.
Il ritiro delle merci da parte del cliente presso i negozi è risultato un aspetto fondamentale che, soprattutto i negozi con punti vendita reali, dovrebbero essere in grado di offrire ai propri clienti per essere competitivi con i negozi online. Circa la metà (47%) dei clienti preferisce il ritiro presso il negozio per risparmiare i costi di spedizione; il 25% perché può ritirare la merce lo stesso giorno dell’acquisto e il 10% semplicemente perché ritiene più comodo il ritiro presso il negozio che non la spedizione a casa.


I clienti a quanto pare ritengono che i retailer debbano integrare perfettamente tutti i canali, digitali e fisici; e per avere successo i retailer devono essere in grado di servire i clienti indipendentemente da come, quando e dove comprano La focalizzazione su un canale integrato permette ai retailer di creare una più consistente esperienza per il consumatore attraverso il canale online, mobile e reale, ma soprattutto di aumentare la conoscenza del loro brand nei confronti del cliente finale.

martedì 4 marzo 2014

Qual'è oggi il valore di un BRAND?

Il mio percorso professionale è sempre stato affiancato dal clichè da manuale per cui il “marchio di un’azienda è il suo patrimonio più importante”, spesso considerato più prezioso della tecnologia o dei brevetti o dall’abilità manifatturiera.  Oggi è più chiaro che l’ascesa dei marchi, è stata storicamente , la risposta a un ambiente più povero di informazioni; in altre parole quando i consumatori dovevano basarsi sulla pubblicità e sulla loro passata esperienza, i marchi erano un assicurazione di qualità, in quanto si dava per scontato che i prodotti di certe aziende fossero garanzie di qualità e quindi la fidelizzazione era un modo per ridurre il rischio.



Il tasso di fidelizzazione alla marca era del 80%. Oggi è al 25%, Perché?

Oggi i consumatori possono consultare pagine e pagine di ricerche su qualsiasi argomento. Il ROPO (Reasearch On line Purchase Offline) ha raggiunto 80% ed un prodotto scadente può diventare con i social network un boomerang per un brand.
Oggi ogni prodotto deve dimostrare da solo quanto vale.

Non ci si può adagiare sui risultati passati e il sovrapprezzo che un brand può imporre si è ridotto. Chi fa un prodotto superiore lo può far pagare di più, ma se il gradimento è uguale a quello della concorrenza il prezzo dev’essere simile. I nuovi arrivati possono quindi competere con i giganti. Oggi, anche per questo, il mercato è quindi in subbuglio … il valore di un’azienda si misura sul suo ultimo prodotto.  

mercoledì 26 settembre 2012

Difficoltà logistiche ed economiche di una rete vendita in Italia

Interpretare correttamente la distribuzione in un paese come l'Italia è un fattore critico di successo che assicura all'azienda vantaggi competitivi notevoli. Tutto nasce dal esigenza di coprire adeguatamente un territorio, ad alta densità di popolazione, ma distribuito su un territorio lungo (Milano - Palermo 1500 km) e dalla logistica est - ovest (specialmente al centro sud) piuttosto articolata e complessa.


L'Italia è particolarmente disaggregata con una limitata presenza di grandi aree metropolitane e un numero molto grande di centri di medie dimensioni; basti pensare che Londra ricopre il 15% del Regno Unito, Parigi più del 12% e Roma + Milano non raggiungono neanche 8% della popolazione nazionale. Ciò determina una forte dispersione dei consumi sul territorio con un limitato volume e massa critica per punto vendita. In altre parole per assicurare una buona distribuzione di prodotto, occorre fornire un numero molto più ampio di punti vendita rispetto a altri paesi. In considerazione inoltre del fatto che molti centri in base al loro valore turistico sono soggetti a stagionalità di vendita non omogenee è molto complesso creare in Italia una forza vendita efficiente.

Il dilemma sta quindi nella relazione tra il coprire adeguatamente un territorio e i costi che l'azienda può sopportare. In quest'ottica le variabili da considerare sono :

  • il fatturato 
  • il margine derivante dalla vendita dei prodotti
  • la numerosità dei clienti 
  • concentrazione top client
  • la tipologia dei canali distributivi prevalenti
  • tipologia prodotto (soprattutto contenuto tecnico associato)
  • Notorietà - facilità di vendita 
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giovedì 20 settembre 2012

Boing e la case history "Sosia in famiglia"

Nato nel 2004 da una joint venture tra Turner e RTI (reti televisive italiane), Boing è il primo canale gratuito di general entertainment sul digitale terrestre dedicato espressamente a bambini e famiglie. Il suo palinsesto attinge a una vasta gamma di cartoons, live action e documentari, formata nel rispetto dei più piccoli e quindi senza bollino rosso.



Boing entra in un panorama televisivo dove il satellite già si presentava con già una ricca offerta di canali dedicati ai bambini , mentre sul digitale terrestre questa offerta non esisteva, anche se erano presenti già molti player (tra tutti Italia1) che offrivano nel loro palinsesto "momenti" dedicati ai bambini.  Un panorama quindi molto competitivo in cui parallelamente si andavano a creare diversi competitor oggi più che presenti sul mercato.

Boing per imporsi da subito sul mercato nasce quindi  come molto interattivo e quindi con una strategia da subito volta attraverso stunt, concorsi, eventi, call to action e giochi a fare engagement, finalizzata a coinvolgere i piccoli telespettatori e i loro genitori (mamme in particolare).
Questa comunicazione e strategia di engagement ha il suo momento di maggior successo nel operazione "Sosia in famiglia". Nel 2007 Boing invita tutti i ragazzi a spedire le foto dei loro famigliari che più somigliano ai personaggi dei cartoon di BOING.

La comunicazione è stata strutturata su diversi mezzi e tempistiche : uno spot di 30 secondi mandato in onda per 4 settimane, il sito boing tv, dove una landing page spiegava e forniva i dettagli per Sosia in famiglia e dove i ragazzi potevano vedere le foto selezionate e più divertenti.
I risultati raggiunti sono stati super positivi soprattutto in termini di awareness, notorietà del canale e coinvolgimento  del target (tutta la famiglia era indirettamente coinvolta in "Sosia in famiglia"). Il sito di Boing ha raddoppiato le visualizzazioni.

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sabato 19 maggio 2012

L'esperienza multicanale di marca


La rivoluzione digitale ha aumentato esponenzialmente i “brand touchpoint” (momenti di contatto azienda – consumatore) creando i presupposti un’esperienza multicanale (sito, social network, call center, email, modulistica, personale, eventi / PR, pubblicazioni, prodotti/ servizi, advertising, punti vendita, blog, assistenza e CRM … ecc)  di marca. 

Questo processo di multi canalizzazione ha determinato :
-       o    una perdita di controllo da parte delle aziende in favore del consumatore che oggi tende invece a trasformare, adattare e condividere i messaggi un tempo invece monopolizzati dal brand manager.
        o    Nascita di nuovi modelli di gestione del brand basati sulla co-creazione tra brand manager, azienda e consumatore
        o    Il bene, prodotto e servizio che sia non ha più il monopolio del interessa passato invece generalmente al consumatore ed al suo percepito condiviso.
Il consumatore è quindi diventato un consum-attore, coinvolto nel processo co-creativo della marca; l’audience un tempo passiva è diventata proattiva nel caso degli influencer; il messaggio coinvolgente del vecchio advertising è sempre più un messaggio rpofilato e utile per il singolo consumatore e fatto significativa quello che era il tempo della massa contro ogni logica di palinsesto è sempre di più un “my time” in cui il singolo ha l’opportunità, il tempo e la concentrazione di ascoltare il messaggio che realmente lo interessa.
L’obiettivo strategico non è più quindi soltanto convincere il cliente ad acquistare un servizio o un prodotto offerto, ma collaborare con lui per la creazione della risposta – marca desiderata.

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martedì 15 maggio 2012

Dieci consigli per la scelta di un dominio

Un buon dominio dev’essere:

1) Breve e facilmente memorizzabile
2) Fedele al nome del azienda per la diffusione del marchio
3) Disponibile nelle estensioni principali, quindi oltre che disponibile nella versione. it che nella versione internazionale .com, nelle versioni dei mercati esteri in cui vogliamo essere presenti .
4) Originale – non troppo simile a domini di altre aziende – meglio evitare confusione e regalare traffico e visite ad altri siti.

5) Se .it e .com occupati non ripiegare su estensioni non comuni (.to, .tv, .travel  ecc ecc)
6) Valutare inserimento parole chiave nel dominio, combinandole con la ragione sociale
7) Se c’è la possibilità di digitazioni errate io registrerei anche i sottodomini soggetti a detti errori
8) Evitare domini con il trattino o simboli strani … bisogna in latre parole pensarlo come se lo dicessimo al telefono.
9) Per verificare la disponibilità dei domini .it è sufficiente “www.nic.it/web-whois/index.jsf”, per verificare la disponibilità dei domini .com e altre estensioni  è molto valido www.whois.net .
10) Una volta registrato il dominio è cosa buona inserirlo nella carta intestata, in tutte le attività di advertising, nelle confezioni dei prodotti ed in tutto il packaging .

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mercoledì 18 aprile 2012

Klout sempre più business oriented

www.klout.com  è una piattaforma che misura l’influenza degli utenti sui principali social media, attraverso la capacità di creare contenuti e coinvolgere la propria audience.


 klout perk è uno strumento di pr 2.0 i klout perk sono prodotti, servizi o esperienze offerti dalle aziende che si possono guadagnare grazie alla propria influenza. Virgin, starbucks e tanti altri brand stanno utilizzando questa importante leva di marketing e pr per individuare e relazionarsi con i social media influencer più interessanti. Un’azione che sembra certificare il crescente valore del social marketing anche se in questo caso all’utente non è richiesto di parlare (bene) di quanto gli viene offerto. E’ possibile anche aumentare l’efficacia legando questa azione a particolari eventi. Calcolo del klout score per i social aziendali è uno strumento per la valutazione strategica nei social network. D’altra parte, brand e marketing manager possono calcolare il klout score dei social media che gestiscono a livello corporate, per comprendere quali strategie stanno funzionando e cosa dovrebbe essere gestito in modo diverso. In altre parole, in questo caso il klout score diventa un ottimo driver per valutare il social media roi, se il rapporto investimenti/risultati raggiunti è positivo o potrebbe essere migliorato.

Klout volendo legarsi sempre di più alle aziende che fanno social marketing lancia brand squad finalizzato al lancio delle brand page, l’azienda ha scelto come partner e tester. Red bull
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martedì 17 aprile 2012

Linkedin per aziende

LinkedIn è, ad oggi, il più importante social network dedicato al B2B ed alla creazione/gestione del proprio network professionale. A metà Febbraio erano più di 150 milioni gli utenti che popolavano la piattaforma: un’occasione importante non solo per il singolo lavoratore, che ha la possibilità di migliorare il proprio personal brand, ma anche per le aziende, che con i servizi offerti possono posizionarsi attivando logiche efficaci di employer branding e promozione dei propri servizi e prodotti.

Aprite una company page :La prima cosa da fare sarà, naturalmente, aprire la pagina dedicata. Nulla di più facile! www.linkedin.com

Popolate la vostra pagina : Una volta che avrete aperto la company page, dovrete naturalmente arricchirla di contenuti! In generale esistono due modi di utilizzare LinkedIn, al pari di altri social media come Youtube:
E’ possibile affermare che le company page offrono servizi abbastanza statici e unidirezionali, più vicini all’1.0 (affronteremo il secondo punto parlando dei gruppi).

Panoramica: inserite qui l’overview dell’azienda e gli aggiornamenti più frequenti, che verranno mostrati nel flusso di notizie dei vostri follower. Se avete un corporate blog, è lo spazio giusto per ‘rimbalzare’ i post!

Opportunità di carriera: LinkedIn ha il pregio di essere una piattaforma già ben segmentata, orientata a professionisti e lavoratori… ma ha anche il difetto di saperlo bene e fare pagare caro agli utenti questo plus! La pubblicazione delle offerte di lavoro non sfugge, e se volete comunicare una posizione aperta dovrete sborsare quattrini.

Prodotti e servizi: molto simile alla pagina del sito web “cosa facciamo”, permette alle aziende di promuovere i loro business, chiedendo anche segnalazioni ai clienti per farsi consigliare per la qualità di quanto offerto. Evviva la brand reputation!

Statistiche: questo spazio è naturalmente visibile solo all’admin, e contiene alcune statistiche interessanti sull’efficacia della pagina in termini di dati demografici dei visitatori, numero visite e click,.
I gruppi: sfruttate le logiche 2.0! :  I gruppi LinkedIn sono tra le cose più interessanti e al contempo più sottovalutate di LinkedIn. Una cosa non banale da osservare qui è che chi crea e gestisce il gruppo si pone nella posizione di esperto in materia, interessante per migliorare la percezione del mercato sul brand e/o l’azienda in questione. Come detto, dunque, mentre le company page vengono per lo più utilizzate come vetrina, i gruppi offrono maggiori opportunità di dialogo. In generale, la gestione di un gruppo è molto più dispendiosa rispetto alla company page.

Aggiungete il follow button sul sito web : E’ di poche settimane fa la notizia dell’introduzione del pulsante follow per le aziende.

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mercoledì 11 aprile 2012

Come decidere il nome - marchio

Il nome di un'azienda o un prodotto non sono solo il biglietto da visita dello stesso, nella migliore delle ipotesi potrebbero diventare anche più famose dell'azienda stessa e divenire il sinonimo del prodotto stesso  (ad esempio : Scotch, Cotton Fioc ecc.); in ogni caso dovrebbero arrivare ad avere intrinseco un significato e delle parole nella mente del consumatore, è perciò molto importante per risparmiare tempo e denaro iniziare bene l'attività a partire dal nome.

Armani, Rana, Dior, Benetton e Ferrero sono solo alcuni degli esempi in cui il fondatore ha dato il proprio nome al azienda; perchè questo avvenga con successo bisogna avere obiettività di capire in primo luogo se il nome è bello e orecchiabile; in secondo luogo avere ben chiaro il futuro prospettato del azienda - prodotto in quanto se troppo incentrata sul fondatore può trasmettere poca solidità organizzativa, ed in ogni caso un futuro in stretto legame con il fondatore stesso rendendo più difficoltosa sia un'eventuale cessione che prospetttive in caso di problematiche personali del fondatore. E' invece consigliabile se il fondatore è una persona già nota, in quanto si capitalizza in un certo senso la reputazione già acquisita.
E' sempre più frequente che il fondatore o un manager divenga il volto di un azienda o di un prodotto a prescindere dal nome che si è scelto di dare al azienda stessa incorrendo a quel punto nei medesimi suddetti problemi (ad esempio Steve Jobs), il tutto si può pertanto facilmente risolvere associando al nome del fondatore & CO o Associati.
A parte la suddetta casistica i nomi possono essere pertanto generalizzati nelle seguenti categorie :
Nomi di fantasia - parole inventate :  facilitano creazione logo e ricerca dominio, ma essendo inventato per quanto possano essere evocativi hanno poca credibilità intrinseca.
Nomi descrittivi e suggestivi: non lasciano dubbi sul tipo di attività (ad es. bioexpress), se da un lato proiettano scarsa qualità e difficilmente diventano un brand, sono invece invece certamente molto graditi ai motori di ricerca in quanto contengono nel nome stesso le parole chiavi di ricerca.

Una volta scelti i nomi potenziali di qualsivoglia genere esso sia è quindi consigliabile fare le seguenti verifiche : facilità di pronuncia e scrittura,  confrontarlo con concorrenza diretta e indiretta, associarci delle immagini, associarlo al unique selling proposition che Vi proponete, verificarlo sui motori di ricerca, controllarne eventuale significato in altre lingue e se si tratta di un marchio già registrato.
Personalmente per la stesura della lista dei nomi potenziali io consiglio una poltrona comoda, un buon bicchiere di vino e per i fumatori un buon sigaro, ma se riscontrate di essere in crisi creativa esistono alcuni siti che sebbene anglofili possono fare al caso vostro : wordoid.com , naming.net, wordle.net, acronymfinder.com, wordsmith.org, wordcostructor.com.
Per chiudere questo processo è pertanto consigliabile infine analizzare lo stesso sulla base delle 4P del marketing : prodotto, il nome deve evocare il prodotto stesso, Place (Distribuzione) a chi si rivolge e come verrà canalizzato il prodotto, prezzo (vd il caso Luxury & Pencils) e promozione quanto è facile da ricordare.

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lunedì 19 marzo 2012

Che cos'è un advergame?

Il termine advergame è il risultato della crasi tra le parole advertising e game, ovvero “pubblicità” e “gioco”. Si tratta di giochi interattivi per comunicare messaggi pubblicitari, sviluppare la brand awareness e generare traffico verso i siti di tipo consumer, diffusi negli Usa  a partire dal 1998.


A partire dai suoi esordi l'advergaming è maturato: la tecnologia ha fatto molti passi avanti e già nel 2005 il suo mercato valeva oltre un miliardo di dollari. Bill Gates nel 2004,  durante un summit dell’industria pubblicitaria ha detto: «la tecnologia sta cambiando la pubblicità, i consumatori non subiscono più qualunque messaggio gli venga inviato. Dobbiamo trovare il modo di raggiungere gli utenti senza annoiarli». Proprio questa è l'azione dell'advergame: coinvolge l’utente con un gioco semplice e accattivante, in questo modo, cattura la sua attenzione in modo non intrusivo e fidelizzante, per imprimere nella sua mente il marchio che vuole promuovere. A differenza dei siti che offrono giochi gratuiti on-line per incrementare il traffico di utenti sugli stessi, e di coloro che si sponsorizzano nei videogame), chi utilizza gli advergame lo fa per diffondere un messaggio, per “spingere” la propria marca, perciò la comunicazione pubblicitaria costituisce il cuore del gioco on-line.

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martedì 13 marzo 2012

Arance amare : coca cola continua a comprare a Rosarno

Dopo le accuse e le polemiche sullo sfruttamento dei lavoratori immigrati e clandestini, seguite a un inchiesta di The indipendent , la coca cola fa sapere che le arance calabresi di Rosarno non spariranno dalle lattine della Fanta.
È l’esito dell’incontro voluto dal ministro delle Politiche agricole Mario Catania, che è riuscito a strappare la rassicurazione dai vertici della multinazionale, a seguito delle ipotesi circolate tra gli agricoltori di tutta la Piana di Gioia Tauro sullo stop agli ordini per tutelare la propria immagine.

“L'azienda non ha mai avuto intenzione di ritirarsi dal mercato italiano e dalla Calabria - ha detto il direttore generale affari pubblici Europa di  Coca Cola  Salvatore Gabola -. Il marchio Fanta non lascia il mercato locale e non lascia Rosarno. Le notizie riportate nei giorni scorsi erano erronee e riguardavano solo un fornitore, ma dato l'eco ricevuta abbiamo scelto di intraprendere da subito la contrattazione con i fornitori calabresi”.
Ma, aggiunge Gabola, “è nostra intenzione realizzare contratti più sostenibili”. In tale ottica la multinazionale si è impegnata a comprare sul mercato italiano l'intero fabbisogno di prodotto utile per la produzione della Fanta per l'Italia.
E per quanto riguarda la spinosa questione dello sfruttamento del lavoratori immigrati? "Non sempre le condizioni di raccolta delle arance - ha confermato il ministro Catania - sono in linea con gli standard, ma Coca Cola ha assicurato piena collaborazione nel verificare il rispetto di condizioni di lavoro equo, annunciando audit e controlli più stringenti. Il ministero aprirà inoltre un tavolo con le istituzioni locali, le imprese agricole e le aziende coinvolte nella filiera, per migliorare la competitività del settore (in particolare affrontando il problema della frammentazione dell'offerta e della lungaggine della filiera), tutelare il reddito dell'azienda agricola e migliorare le condizioni lavorative degli immigrati".

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domenica 26 febbraio 2012

Coca Cola vuole chiudere con le arance di Rosarno.

Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno, ha recentemente dichiarato : " .... il proprietario di un'azienda mi ha informato che la Coca Cola ha disdetto il contratto per tutelare la sua immagine..". Le polemiche riguardano le discriminazioni subite dagli immigrati e la crisi dei produttori che ritenendosi sotto pagati, fanno marcire le arance sugli alberi. Rosarno, non nuova alle cronache nostrane, a causa di alcune rivolte di immigrati e molti problemi di ordine pubblico, è recentemente arrivata alla ribalta della stampa internazionale; The Indipendent, quotidiano britannico, ha infatti recentemente pubblicato un servizio in cui si descrivono le condizioni di schiavitù degli immigrati che raccolgono i frutti usati per la Fanta, marchio Coca Cola.

Difficile appurare in queste situazioni quale sia la causa e quale sia l'effetto, se la Coca Cola ad imporre prezzi troppo bassi o ad alimentare questa situazione continuando più o meno comprare le arance a Rosarno, certo è che se come dice il sindaco di Rosarno sta chiudendo i contratti .... la Coca Cola non vuole permettersi di rimanere invischiata in questa situazione.
Inutile sottolineare quanto la reputazione aziendale trascenda ormai la semplice qualità del prodotto venduto e vada sempre più a toccare ambiti un tempo ritenuti meno importanti quali lo status del personale, i rapporti con i fornitori ed un dialogo sereno con il consumatore.

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giovedì 23 febbraio 2012

Le responsabilità del licenziante.


La responsabilità fondamentale del licenziante consiste nella tutela legale dei propri beni attraverso il trademark e la registrazione del copyright. I trademark tutelano i nomi e di logo che distinguono i prodotti di una società da quelli di un’altra: il copyright tutela le valenze creative di un bene, nei casi in cui è costituito da immagini, musica e testi scritti.
L’immagine grafica del bene, che si tratti di un’immagine, una firma, un logo o un simbolo grafico, è una creazione ed il suo uso avviene sotto il controllo del licenziante. I licenzianti preservano pertanto l’immagine dei propri beni redigendo una guida di stile, la quale indica l’uso appropriato di logo, illustrazioni, immagini e altre caratteristiche del bene, guida di stile che spesso mostra una serie di potenziali applicazioni per merci tratte da categorie di prodotti selezionati.
La seconda responsabilità è la selezione accurata dei licenziatari in maniera da garantire un certo standard di prodotto.
Una volta che i licenziatari sono stati selezionati, inizia da parte del licenziante un’accurata procedura di approvazione del prodotto.  Tutti i prodotti del licenziatario devono infatti essere approvati dal licenziante. Le lunghe e scrupolose procedure di approvazione vanno a beneficio di entrambi , in quanto se si garantisce un certo standard migliora l’immagine complessiva del brand  e quindi migliora la capacità di quel bene di sostenere la vendibilità.
Ultima responsabilità del licenziante è la supervisione anticontraffazione, questo aspetto è  molto importante in quanto se merce contraffatta e scadente riesce ad arrivare sul mercato ne deriva un danno che colpisce in primis il licenziatario in termini di di concorrenza, ma che alla lunga va deteriorare la brand reputation del licenziante distruggendone di fatto il valore.    

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Vantaggi e rischi del licensing


Il vantaggio principale per il licenziante è che è generalmente un introito extra e quindi una fonte di reddito sussidiaria, anche se è sempre più vero il contrario, ad esempio oggi in tutto ciò che è produzione televisiva e cinematografica è considerata una voce sempre più importante su cui in certi casi si basa l’intera produzione. Il vero vantaggio per il licenziante dovrebbe però essere l’opportunità di offrire migliori opportunità di commercializzazione incrociata dei prodotti ed una più incisiva presenza sul mercato al dettaglio, dal momento che permette di offrire una scelta di prodotti più ampia nelle varie categorie.
I vantaggi per i licenziatari si registrano in primo luogo in termini di visibilità, in altre parole il produttore che non sia detentore di un marchio conosciuto, tramite il licensing può risultare subito associato ad un marchio famoso, traendo un vantaggio immediato dalla riconoscibilità del bene, risparmiando il tempo e la spesa connessi alla costituzione di un marchio aziendale.
Vantaggi immediati si hanno anche in termini di canalizzazione, in quanto i rivenditori del prodotto licenziante accolgono generalmente in maniera sollecita i nuovi prodotti del licenziatario.   
Dal punto di vista economico i rischi per i licenzianti, dovendo incassare una royalty sulla base delle vendite ed essendoci un acconto minimo garantito che copre largamente i costi di gestione, sono piuttosto limitati; la minaccia vera consiste invece nella perdita seppur parziale del controllo del prodotto, ed è pertanto necessario un controllo costante in tal senso. In altre parole una produzione scadente danneggerà un brand conosciuto per la sua qualità, la tutela principale che si deve ottenere è che i prodotti su concessione non alterino in alcun modo l’integrità del brand di base.
Il rischio per il licenziatario è invece di natura finanziaria – imprenditoriale sia per quanto concerne l’investimento iniziale della royalty minima garantita non recuperabile a prescindere dai risultati di vendita, sia per quanto il licenziatario dovrà affrontare in termini di ricerca, sviluppo e produzione del bene che è  chiaramente tutto a carico del licenziatario.    

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lunedì 20 febbraio 2012

I social network decisivi per il successo delle imprese

Le imprese devono imparare la cultura della condivisione se vogliono essere pronte a raccogliere la sfida dei social network. Partendo da alcuni dati: ogni italiano connesso, in media, passa 6 ore alla settimana su Facebook. questo vuol dire che la velocità di diffusione delle notizie, oggi, è fulminea: è impossibile per qualsiasi corporation controllare tutto quello che gira in rete, tanto vale aprirsi ai nuovi sistemi e conoscere sia le voci dei navigatori sia quelli dei dipendenti.


Qualcuno obietta che ciò richiederebbe uno sforzo enorme in termini economici e di tempo,  e che il ritorno non è quantificabile … ma la realtà è che  un investimento a lungo temine e sarà ripagato: chi passa tempo in rete sa che essere ascoltati è un valore. Un approccio del genere fa la differenza, l'importante è capire che la gente non vuole ricevere messaggi ma stabilire delle conversazioni. Insomma, non basta mettere in piedi un efficace servizio clienti online, ma è necessario «comprendere le esigenze attraverso un dialogo attivo». Negli Usa sono tante le imprese ad averlo capito, e c'è chi come la Boeing è andata persino oltre. Per dimostrare che i suoi aerei sono sicuri ha pubblicato online filmati di atterraggi in condizioni estreme, con i reattori fuori uso o senza tutti carrelli, roba da far star male chiunque si appresti a varcare un check-in. Eppure la campagna, diretta principalmente alle compagnie di linea, è servita  a esorcizzare la paura di volarein coloro che hanno visto le clip.  
La Fiat in Brasile per realizzare la concept Mio, una citycar ultratecnologica, ha creato una piattaforma open-source invitando gli utenti a collaborare direttamente stilando una «lista dei desideri». Quando il prototipo è stato esposto al salone di San Paolo se n'è parlato in tutto il mondo, perché gli stessi utenti che avevano partecipato al progetto contribuivano a diffondere la notizia in rete. Se un giorno quell'auto sarà prodotta in serie in base alle logiche web 2.0 avrà sicuramente buone probabilità di successo, perché il pubblico la sentirà come parte di sé». Benvenuti nell'era dell'impresa 3.0?


Recentemente ad una conferenza mi hanno chiesto quanto portassero in termini di fatturato le attività di social e conversational marketing, la risposta istintiva è stato che è imponderabile come tutte le attività di advertising - marketing, ma poi riflettendoci dopo con più attenzione ho capito che ciò che porta risultati non è tanto l'attvità in sè, ma la forma mentis con cui affronti poi tutte le cose e le scelte. Nessuno mi toglie dalla testa che se i responsabili della Costa Crociere nel naufragio della Concordia avessero valutato certe cose pensando ai probabili 400 smart phone che stavano fotografando e filmando quei momenti di tragedia, avrebbero preso delle decisioni se forse non più safety sicuramente più facili da comunicare coerentemente con quello che stava avvenendo. Ciò sarebbe stato un bene per la Costa.


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Rapporto Deloitte su facebook Italia regina


Uno studio della società di consulenza Deloite evidenzia l'impatto economico di Facebook
In valori relativi il nostro Paese leader nella Ue in termini
di giro d'affari. Boom delle professioni legate al web 2.0. Gli online advertiser, i community manager, i web analyst. In tempi di crisi - con un mondo del lavoro così complicato da decifrare - possono essere una bussola per i giovani alla ricerca di un impiego. E il vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza significa acquisire competenze nel digital marketing, nella gestione dei profili aziendali sui social network (non solo Facebook, il più popolare, ma anche Twitter), nella capacità di attrarre l'attenzione dell'internauta per incrementare i profitti e migliorare la propria «brand awareness».

Lo certifica anche una delle maggiori società di consulenza al mondo, Deloitte, che in un'indagine su scala europea elabora per la prima volta l'impatto economico di Facebook (e le relative ricadute sull'occupazione) sui Paesi dell'Unione. E la sorpresa arriva proprio dall'Italia, il cui giro d'affari tocca i 2,5 miliardi di euro, inferiore soltanto al mercato tedesco e inglese (2,6 miliardi) su una popolazione però complessivamente inferiore. In dati assoluti la Ue fa registrare un volume da oltre 15 miliardi di euro per oltre 230 mila posti di lavoro legati al social network fondato da Zuckerberg. Oltre 110 mila correlati alla «business participation», quasi 33 mila legati alle professioni e agli effetti della piattaforma Facebook, oltre 85 mila occupati nelle vendite. Ma è soprattutto la business participation, attraverso la creazione di pagine e annunci pubblicitari per interagire con il cliente, a far da volano all'indotto Facebook.
Sono migliaia le aziende in tutta Italia che vietano l'accesso ai dipendenti al popolare social network. È uno scollamento evidente dalla realtà, dai nuovi trend, dalle infinite possibilità soprattutto per i professionisti del marketing di rendere più appetibile il marchio aziendale e dal fatto che una recente indagine - ripresa da Deloitte - testimonia come il 90% delle imprese utilizzi i social network come canale principale di reclutamento.

giovedì 26 gennaio 2012

Brand Reputation on line : Politica del ascolto - Il caso EA Sports


Un utente mette su youtube un video che riprende un bug del famoso gioco di golf Tiger Woods Pga Tour 08. Per un problema tecnico è infatti possibile colpire la pallina camminando sull’acqua di uno stagno. Questo improbabile colpo viene chiamato sarcasticamente “Jesus Shot”, il video che oggi ha superato il milione di visualizzazioni riceve molti commenti.


L’azienda, in ascolto, sfrutta quindi l’occasione e realizza un video con il vero Tiger Woods che,  in carne e ossa, cammina sull’acqua di uno stagno , colpisce la pallina e la manda in buca. “Non è un problema tecnico è Tiger Woods ad essere così bravo”

L’azienda ha quindi ascoltato e risposto ironicamente ai suoi interlocutori con il loro medesimo linguaggio e questo video ha superato le 6 milioni di visualizzazioni.

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