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martedì 30 aprile 2013

Alcuni consigli di comunicazione per affrontare una crisi


Nella vita di ogni organizzazione è molto probabile che prima o poi si verifichi una situazione di crisi. Quello che fa realmente la differenza tra un’azienda gestita efficacemente ed una che si affida all’improvvisazione è il modo di affrontarla e, soprattutto, di comunicarla. La comunicazione non si riferisce solamente alla fase acuta della crisi, ma anche alla fase post-crisi e alle modalità utilizzate dal management per superare la crisi stessa.


Alcuni consigli per affrontare una crisi potrebbero quindi essere : 

  • Dire sempre la verità; evitare le false dichiarazioni ed i no comment
  • Comprendere e affrontare le preoccupazioni, le ansie e le paure dei pubblici coinvolti direttamente dalla situazione;

  • Non cullarsi nell’idea o nella speranza che la crisi termini da sola e, soprattutto, senza lasciare danni;

  • Prendere coscienza che la fine di una crisi comporta sempre una rinuncia, un’assunzione di responsabilità, un accordo (meglio un sacrificio consapevole oggi che un “ritorno” amplificato domani);

  • Prepararsi quando nulla la lascia prevedere 
  • Isolare la gestione della crisi dall’ordinaria amministrazione; va identificata un’unità di crisi (task force) che ha il compito di gestire tutte le fasi dell’evento in cui tutti devono conoscere il ruolo ed i comportamenti da adottare per contribuire ad isolare l’avvenimento e/o limitare i danni (procedure di allertamento e di intervento);

  • Valutare i danni sia sul piano economico (di mercato), che d’immagine e  reputation aziendale.



Internet infine è uno strumento ancora troppo spesso sottovalutato dalle aziende italiane, può far rimbalzare la notizia in tempi rapidissimi. Con internet la notizia diventa “globale”, con i social media, i forum e i blog tutti possono dire la propria opinione, tutti i processi di comunicazione vengono accelerati e, soprattutto infine, si crea un “luogo della memoria” nel quale tutti possono pescare, per sempre, riscontrando con pochi click se si è detta o meno la verità. Per questo secondo me  proprio alla luce di questo incredibile e potentissimo strumento di comunicazione è assolutamente prioritario dire sempre e comunque la verità. On line le bugie hanno le gambe molto corte. 

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venerdì 22 giugno 2012

Modello di acquisto del consumatore multicanale

Il processo tradizionale e lineare di acquisto è totalmente inadeguato per gestire la complessità del nuovo consumatore multicanale, che ha invece un percorso d'acquisto molto più asimmetrico.


  • Awareness : consapevolezza iniziale limitata ad un numero limitato di brand, il ricordo limitato di brand in relazione alle diverse categorie merceologiche è determinato da iper informazione a cui si espone.
  • Active evaluation : quando il consumatore multicanale approccia acquisto approfondisce il settore merceologico di interesse ed entra in una fase di valutazione attiva e ricerca informazioni (tramite internet) che allarga il suo punto di vista. Entra in contatto con altri consumatori (Blog, forum, content comunity e social network ecc.) e nuovi brand entrano nel suo orizzonte di consumo. 
  • Choice : al termine della fase di valutazione attiva avviene la scelta del brand e pertanto del prodotto.
  • Action : dopo la scelta del prodotto ed un 'opportuna fase di confronto prezzo sul dato prodotto nei diversi canali avviene l'acquisto.  
  • Loyalty o defection : fidelizzazione o rifiuto del brand 
  • Sharing : condivisione della propria esperienza alimentando ulteriormente le stesse fonti dal quale si è precedentemente nutrito. 



Da un approccio in cui il consumatore tradizionale è un ricettore passivo di input, si passa a un modello in cui il nuovo consumatore multicanale acquisisce esperienze altrui, le elabora e le arricchisce ulteriormente con le proprie. Assistiamo a un ribaltamento del paradigma tradizionale che da una figura di consumatore preda diventa un consumatore cacciatore. Una figura dominante in grado di influenza la reputazione delle marche. 

lunedì 11 giugno 2012

Dati sulla partecipazione alle attività social del web

Una ricerca americana di Forrester, volta a identificare quali siano le fonti di cui oggi i consumatori si fidano maggiormente ha evidenziato il ruolo crescente dei social network tra i navigatori:

92% - Visito siti social network
82% - Guardo video prodotti da altri utenti
81% - Aggiorno / Gestisco un profilo social network
80% - Consulto forum di discussione on line
79% - Inserisco commenti nei social network
77% - Leggo uno o più blog
65% - Inserisco commenti nei blog altrui
56% - Leggo votazioni e recensioni degli utenti
52% - Contribuisco alle discussioni nei forum
50% - Associo tag a pagine web e fotografie
49% - Carico fotografie on line
46% - Partecipo a sondaggi on line
30% - Pubblico recensioni su prodotti e servizi
26% - Ascolto podcast
14% - Pubblico video

Da considerare che la medesima ricerca ha relegato la credibilità della televisione e del advertising in generale al 35%.

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sabato 19 maggio 2012

L'esperienza multicanale di marca


La rivoluzione digitale ha aumentato esponenzialmente i “brand touchpoint” (momenti di contatto azienda – consumatore) creando i presupposti un’esperienza multicanale (sito, social network, call center, email, modulistica, personale, eventi / PR, pubblicazioni, prodotti/ servizi, advertising, punti vendita, blog, assistenza e CRM … ecc)  di marca. 

Questo processo di multi canalizzazione ha determinato :
-       o    una perdita di controllo da parte delle aziende in favore del consumatore che oggi tende invece a trasformare, adattare e condividere i messaggi un tempo invece monopolizzati dal brand manager.
        o    Nascita di nuovi modelli di gestione del brand basati sulla co-creazione tra brand manager, azienda e consumatore
        o    Il bene, prodotto e servizio che sia non ha più il monopolio del interessa passato invece generalmente al consumatore ed al suo percepito condiviso.
Il consumatore è quindi diventato un consum-attore, coinvolto nel processo co-creativo della marca; l’audience un tempo passiva è diventata proattiva nel caso degli influencer; il messaggio coinvolgente del vecchio advertising è sempre più un messaggio rpofilato e utile per il singolo consumatore e fatto significativa quello che era il tempo della massa contro ogni logica di palinsesto è sempre di più un “my time” in cui il singolo ha l’opportunità, il tempo e la concentrazione di ascoltare il messaggio che realmente lo interessa.
L’obiettivo strategico non è più quindi soltanto convincere il cliente ad acquistare un servizio o un prodotto offerto, ma collaborare con lui per la creazione della risposta – marca desiderata.

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sabato 28 aprile 2012

Advertising e social media

In advertising noi gestiamo la comunicazione, la imponiamo, nei social e più in generale su internet noi chiediamo il permesso di interagire.
I social media sono pertanto uno strumento efficace per dimostrare cosa l'azienda "fa" : superano la contrapposizione tra quello che un'azienda dice in comunicazione e quello che fa in realtà costruendo quindi con logiche di coinvolgimento pratico una percezione di marca che può arricchire il brand.

Dà servizio, colloquia, offre a volte divertimento, fa formazione, testa prodotti insomma fa delle azioni, non si limita a riproporre messaggi pubblicitari che fanno sentire l'utente una mera sorgente di incasso. L'azienda proprio per questi motivi quando entra sui social deve restarci presente, attiva e costantemente operativa. Per questo proprio non capisco, malgrado sia molto frequente, come sia pensabile esternalizzare l'attività di social marketing che dovrebbe per appunto essere basata proprio sull' operatività quotidiana. Tempo, soldi, persone e competenze, bisogna fin da subito definire le risorse e dimensionare quindi l'attività possibile.

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Influencers

Il fatto più bello della rete è la possibilità di accesso alle informazioni ed alla condivisione dei contenuti da parte delle persone. Sempre più aziende possono coinvolgere i propri clienti in maniera costante e personale, tutti possono contribuire ed alle aziende conviene ascoltare, ma sono solo alcuni gli anticipatori, gli influencer, gli altri seguono e completano il percorso.

In pratica non è importante la quantità di followers che si ha, bensì la quantità e la qualità del pubblico che lo ascolta. Gli influencer, sono quasi sempre dei cool hunter, che forniscono informazioni e approfondimenti ritenuti affidabili; tenuti in grande considerazione in quanto portano argomentazioni che si distinguono e cosa più importante le loro opinioni hanno un "forte impatto".
Possono essere persone singole, siti web, blog ma si distinguono per credibilità, raggiungibilità e stile nel far convivere competenza, popolarità, umiltà e capacità persuasiva nel saper influenzare.

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domenica 3 luglio 2011

Conversational Marketing


Ipotiziamo che la gente oggi ascolti meglio quando è coinvolta,  quando c’è uno spazio per fare sentire la propria opinione ed i propri suggerimenti. Ipotiziamo che tramite le nuove tecnologie la gente non solo abbia facoltà di farsele queste opinioni, ma anche di esprimerli questi suggerimenti e spesso sotto forma di critiche. Inizia a quel punto un processo di democratizzazione dei brand.
Il consumer diventa quindi un consum-attore, a volte protagonista.
La comunicazione passa da verticale ad orizzontale e le aziende devono prepararsi a non subirla in maniera passiva, ma al contrario gestire in maniera creativa gli stimoli provenienti da questi forum di discussione.
Permettere e favorire il coinvolgimento del consumer nella creazione del prodotto crea i presupposti  di una linea aziendale basata meno sull’imposizione e più sull’invito  al prodotto, cambia pertanto l’ottica del marketing tradizionale e dei suoi canali pubblicitari per lasciare il campo ad una relazione più interattiva con il consumer.
Il Conversational Marketing  è quindi il coinvolgimento che un’impresa o un prodotto attiva con i social network (gruppi di persone che in rete condividono interessi e obiettivi comuni) e con essi stabilisce un dialogo on-line in blog e forum aperti.
Gli analisti parlano quindi di un mercato che tradizionalmente le aziende amano pensare come B2B (Business to Business)  o B2C (Business to Consumer) ad un mercato P2P (Peer to peer – pari a pari) o C2C (Consumer to consumer), in cui si instaura una relazione tra pari dove l’azienda non esprime la propria superiorità, ma alla stregua degli altri si mette in una posizione contemporaneamente di ascolto che di esposizione relativa al prodotto.
La comunicazione P2P ha poche regole, ma se ne esiste un’incontrovertibile è  che debba essere assolutamente genuina e trasparente nelle modalità d’integrazione delle parti; la neutralità della fonte rende infatti ciò che si dibatte nei social network come molto credibile al pari dei media ed in alcuni casi più di quanto dichiarato da istituzioni e dal azienda stessa. In altre parole bisogna stare attenti ad essere non solo molto chiari e semplici nella comunicazione dei messaggi, ma essere sinceri su quanto si dichiara in quanto in caso contrario  si diventa facilmente attaccabili.