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lunedì 18 febbraio 2013

Utente multi-device e coerenza cross-mediale


Il mondo televisivo è in fortissima evoluzione, può dormire pochi sonni tranquilli e deve conformarsi alle nuove tendenze che come al solito arrivano dal america.
Il 10% delle case americane dispone infatti di una internet TV  e secondo una recente indagine lo schermo televisivo è diventato ormai per il 45% degli americani il primo schermo per la fruizione di contenuti video in streaming, scavalcando il computer che lo è solo al 31% (lo scorso anno le percentuali erano invertite Tv 33% e PC 48%).

Negli Usa, la penetrazione degli smartphone ha superato il 50%, mentre quella dei tablet ha raggiunto in soli due anni il 20% della popolazione, e se da un lato questi device hanno come caratteristica la mobilità, è altrettanto vero che il 39% degli americani li adopera quotidianamente durante la fruizione di contenuti televisivi. 
Una ricerca sulla crossmedialità mostra infatti che il vero potenziale dei nuovi device sta proprio nel modo in cui i nuovi device vengono utilizzati insieme.  Per capirne l’uso cross mediale è pertanto importante definirne utilizzo in due macro casistiche:
  • Uso sequenziale che avviene quando ci spostiamo da un device al altro .. in altre parole per approfondire o per commentare un qualcosa che avviene alla televisione.  
  • Uso simultaneo che può essere o per attività collegate (complementare) o in modo complementare autonomo (multitasking) tipicamente durante la pubblicità. 


Assodato che durante la maggior parte del tempo passato davanti alla televisione c’è un altro schermo in uso, la nuova opportunità per una marca è pertanto veicolare il proprio messaggio, ma perche questo avvenga le strategie tv devono essere sempre più allineate e integrate a quelle di marketing digitale.
In altre parole l’importanza di capire queste logiche sta nel fatto che quando i consumatori utilizzano le search per collegare le loro esigenze da uno schermo al altro, le marche devono accertarsi di poter essere trovate con campagne di search multi-device, per esempio utilizzando strategie di keyword parity che consentano ai consumatori di ritrovare gli stessi risultati quando riprendono la ricerca su un device differente. In poche parole contenuti web e tv devono essere allineati e coerenti. 

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lunedì 21 maggio 2012

La Tv on demand in my time cambia le logiche del palinsesto

All'inizio fu il Near Video on Demand, gli operatori via cavo nordamericani mandavano in onda un ridotto numero di opere cinematografiche a intervalli ravvicinati, 10-20 minuti, il telespettatore aveva così l'impressione di iniziare la visione a suo piacere. Poi arrivarono, in Florida, i primi esperimenti di Video on demand (vod): si sceglieva da un catalogo il film da vedere e la visione iniziava.

La digitalizzazione era agli inizi e trasferire in digitale le pellicole era costoso, ma soprattutto inutile, l'85% degli abbonati sceglieva infatti il 5% dei film a disposizione; l'esperimento fallì. Oggi, a vent'anni di distanza, il video on demand è altra cosa e anche le abitudini di consumo del pubblico si sono evolute. La missione editoriale è però sempre identica, offrire ai clienti quel che desiderano quando lo desiderano. Per il pubblico si tratta di passare dal Prime Time al My Time, ovvero dalla fascia oraria fissata in base alla maggior quantità di persone presenti in casa, ad un momento della giornata stabilito da ciascuno.
In Italia è stata Fastweb ad offrire il vero e proprio video on demand forte della banda a fibra ottica, poi sono seguiti gli altri operatori telefonici e televisivi, ma la domanda nel frattempo si è estesa, non solo quello che desidero quando lo desidero, ma anche dove, su quale device, lo desidero vedere, in modo da rendere più comoda l'interattività tra spettatore e comunità. L'interagire preferito non è infatti tra spettatore e programma, ma tra spettatore e la comunità dei social network.

Operare su più fronti per rendere più agevoli queste interrelazioni è la strategia vincente. Nel frattempo il vod si è esteso alle console, xBox e Playstation, mentre la possibilità di visione in differita, senza nulla perdere di quanto si stava seguendo in diretta, è in Italia non solo presente ma anche misurata da Auditel, e i dati dei primi quattro mesi dell'anno dicono che è utilizzata in media da 1,9 milioni di persone. Il satellite ha il maggior peso, 1,2 milioni, ma in 410mila seguono reti Mediaset, in 310mila la Rai, che segue da presso Fox con 333mila visioni in differita delle proprie fiction. Il passo successivo sarà rappresentato dall'arrivo in Italia di Netfix, da pochi giorni operativo in Uk, e di eventuali altre offerte consorziate che combinino tv e Internet.
La cosa più interessante dell’affermazione della TV in my time è certamente dal punto di vista del advertising che ha invece sempre basato i suoi listini non tanto sulla programmazione in sé, bensì sulla fascia oraria in cui veniva fatto un certo programma; venendo a mancare per una grossa fascia di utenza un palinsesto orario sono a questo punto molto curioso di capire su quali logiche di pricing si baserà il costo del advertising nella TV on demand – My time.  

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