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mercoledì 10 maggio 2017
lunedì 24 ottobre 2016
giovedì 28 gennaio 2016
Pernottamenti Turistici - Classifica Europea secondo EUROSTAT
- La Spagna resta di gran lunga la meta favorita, e consolida la sua posizione con un 4,3% in più rispetto al 2014, per un numero di 421,2 milioni di notti.
- La Francia è seconda a livello complessivo, con 413,5 milioni di notti e una crescita del 2,8%. Ma è 3a per turisti non residenti (134 milioni, +11%).
- L’Italia è la terza in Europa per il numero di notti trascorse in hotel, ma in cifre assolute però l’Italia è seconda per numero di turisti stranieri, che sono 191 milioni, una quota che rappresenta il 50% dei turisti totali. In pratica un turista su due è straniero. E se in Europa in media il 46 % delle notti spese è relativo a non residenti, l’Italia è a quota 15% a livello UE. Ma rimane sempre dietro la Spagna, che raggiunge 268 milioni di notti per il 21%, pari a 1 notte su 5 spese dai non residenti.
- La Germania infine è quarta a livello assoluto, con 379 milioni di notti e un aumento delle presenze del +3,3%. Grazie soprattutto ai turisti tedeschi. Perché gli stranieri si fermano a quota 21%.
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martedì 19 gennaio 2016
Il turismo internazionale cresce più velocemente dell'economia mondiale
Il turismo internazionale
cresce più velocemente dell’economia mondiale, in media del 5% l’anno. La OMT
sostiene che nel 2030 il numero delle persone che viaggeranno saranno 2 miliardi,
pari al doppio di quelli attuali … forse numeri eccessivi, ma per crederci
basta pensare che 60 anni fa i turisti internazionali erano quaranta volte meno
degli attuali.
Consideriamo solo i BRIC
(BRASILE , RUSSIA, INDIA e CINA) che anche se non se la passano troppo bene in
questi giorni, possono oggi considerarsi da paesi emergenti a paesi emersi …
nel 2013 dai loro aeroporti sono decollati 128 millioni di turisti … oggi i
cittadini dei BRIC hanno quasi il
doppio dei soldi che avevano 10 anni fa, come sarà quindi il loro potere d’acquisto
nel 2030? In quanti partiranno dai loro aeroporti?
A questo proposito,
proprio alla luce di questi dati, è notizia di questi giorni che dal
monitoraggio dell’appeal finanziario condotto da KFinance, partner equity di
Borsa Italiana, vede il settore turistico conquistare il primo posto, davanti
addirittura a salute e automobile.
La cruda verità è che il
turismo va veloce, più veloce dell’economia globale, gli arrivi aumentano anche
da noi, ma se gli altri corrono noi in Italia andiamo a zonzo senza strategia. La verità
è che proporzionalmente agli indici di mercato fino al 2014 abbiamo avuto un
crollo generalizzato dei pernottamenti senza essere stati capaci di recuperarli
in giro per il mondo e che quindi solo nel ultimo anno siamo stati in linea con
gli altri paesi.
L’Italia nel 2015 è andata invece bene
turisticamente … si parla di un incremento del 10%, ma questi risultati
eccezionali da che cosa sono stati determinati?
- Terrorismo
internazionale e quindi crisi Egitto e Tunisia.
- Valorizzazione del
dollaro che ha reso + competitiva Europa.
- Effetto EXPO.
- Problemi Grecia … che è
cresciuta in ogni caso + dell’Italia
- Recupero di quanto non
fatto negli ultimi anni
Benissimo ma sono praticamente
tutti fattori eccezionali e difficilmente ripetibili.
Il brand Italia è in
calo. Tra il 2004 e il 2014 siamo passati dal primo al 18° posto (superati da
Francia, Germania, Finlnadia e Singapore) nel Country Brand Index … ma a quanto
pare nelle intenzioni di viaggio rimaniamo sempre tra i primi al mondo;
malgrado questo non ce la facciamo a stare allineati con i nostri competitor.
Il turismo in Italia è
già un’industria nazionale. Vale 160 miliardi di euro, il 10% del nostro PIL e
copre + del 11% della nostra forza lavoro.
La verità è però che questi dati sono parziali in quanto il
turismo è un fiume con un gran numero di affluenti : alberghi, ristoranti,
musei, treni, aeroporti, negozi … e se in tutto il mondo hanno capito che
lasciando fuori il pacchetto base, volo + hotel, nella spesa di un turista medio
lo shopping vale il 40% del totale, in Italia sembra non essere ancora chiaro che uno straniero in Italia é allo stesso tempo + propenso verso i nostri prodotti e quindi tutto ciò impatta sull’export del paese.
In altre parole il
turismo è un eccellente driver di sviluppo … non solo impatta sulle suddette
attività in maniera diretta … ma con ogni probabilità i soldi incassati grazie al turismo sono anche solo in parte reinvestiti in tutti i settori … quindi impatta sull’economia intera.
… quindi se é un fatto
che il turismo in Italia è cresciuto del 10% nel 2015 … è veramente difficile
pensare che i risultati positivi del PIL Italiano 2015 (+0,7% - +1%) siano forse
associabili anche ai risultati turistici.
Insomma sono veramente tanti i dati, i fatti, i numeri che dovrebbero cambiare la propensione verso questo settore in Italia … possibile che sia arrivato il momento di capire che il turismo italiano ha i numeri di un’industria e quindi che debba essere trattata politicamente, professionalmente, strategicamente e in termini di sviluppo come la nostra industria trainante?
Insomma sono veramente tanti i dati, i fatti, i numeri che dovrebbero cambiare la propensione verso questo settore in Italia … possibile che sia arrivato il momento di capire che il turismo italiano ha i numeri di un’industria e quindi che debba essere trattata politicamente, professionalmente, strategicamente e in termini di sviluppo come la nostra industria trainante?
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lunedì 21 ottobre 2013
venerdì 27 aprile 2012
E-commerce e couponing nel 2011
L'osservatorio multicanalità ha dichiarato che sono passati dalla sola fase informativa alla fase di acquisto on line il + 67% dei consuamtori, mentre la propensione al acquisto on line sta registrando una crescita del + 89%.
Il 2011 che malgrado la crisi vede ecommerce in crescita del 20% è stato caratterizzato in primo luogo da un fortissimo aumento della vendita di prodotti che per la prima volta è stata del 24% e quindi superiore alla crescita del 18% della vendita di servizi.
Il turismo è sempre il primo settore per importanza sia in valore assoluto sia in termini di percentuali del e-commerce italiano. A seguire troviamo l'abbigliamento, l'informatica e le assicurazioni.
La sorpresa del anno è stata sicuramente il fenomeno del couponing che da solo ha contribuito per circa il 6% alla crescita complessiva. Modello di business non nuovo per l'Italia, oggi sono più di 20 le aziende che lo applicano nel nostro paese e che pertanto dopo l'iscrizione del contatto propongono offerte fino al 60% nei settori più vari (ristorazione, welness, dentisti ecc ecc). Questo meccanismo integra diverse componenti : il social networking, il couponing, il marketing digitale e sempre più con gli smartphone, la geolocalizzazione. Per capirne la durata di questo modello c'è da domandarsi quanto questi servizi si configurano come un semplice canale di vendita promozionale o piuttosto come un potente mezzo da parte delle imprese locali per fare marketing, per creare store traffic, per ampliare la propria base di clienti e farsi conoscere.
Il fatto certamente più interessante è che si compra on line non tanto per il prezzo più basso (27%), ma soprattutto per la comodità (41%) e per la gamma di scelta molto più ampia (29%). La verità è che il cliente è sempre più multicanale e che per non farselo sfuggire si deve essere presente in tutti i canali.
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Il turismo è sempre il primo settore per importanza sia in valore assoluto sia in termini di percentuali del e-commerce italiano. A seguire troviamo l'abbigliamento, l'informatica e le assicurazioni.
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Il fatto certamente più interessante è che si compra on line non tanto per il prezzo più basso (27%), ma soprattutto per la comodità (41%) e per la gamma di scelta molto più ampia (29%). La verità è che il cliente è sempre più multicanale e che per non farselo sfuggire si deve essere presente in tutti i canali.
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lunedì 20 febbraio 2012
Il web è il 2% del nostro PIL.
Il web è ormai il 2% del nostro Pil
Un'industria con
tassi di crescita del 18% annuo. Anche se la bulimia dei prodotti tecnologici a
cui ci ha abituati il consumismo 2.0 ci trasmette l'idea di un settore più che
altro merceologico, l'economia digitale ha ormai uno status nobile di cui vale
la pena interessarsi. Secondo le più recenti analisi di McKinsey l'industria
del web in Italia rappresenta ormai il 2% del Pil, cioè oltre 30 miliardi di
euro, e si stima un solido 4% entro il 2015. Oggi l'Agricoltura rappresenta il
2,63% del Pil (dati Istat).
Se verranno rispettate le condizioni migliori
prospettate dal rapporto Bcg tra il 2009 e il 2015 il tasso di crescita del
settore in Italia potrebbe essere del 18% annuo. Il fenomeno sarà spinto anche
dalla crisi visto che il paradigma del web è: maggiori tassi di crescita con
meno investimenti. Nei Paesi del G8 oltre a Cina, India, Brasile, Svezia e
Corea del Sud (70% dell'economia mondiale), Internet ha prodotto, nel 2009,
1.376 miliardi di dollari. Non è un caso che ormai il presidente degli Stati
Uniti, Barack Obama, passi più tempo con il fondatore di Facebook, Mark
Zuckerberg, che con la dinastia Ford. Che piaccia o no, il futuro sarà anche,
in parte, digitale.
Sono molte le domande che bisogna farsi :
L’attuale governo, seppur personalmente auspicabile
anche per la prossima legislatura, è generazionalmente in grado di supportare questa
crescita?
Non serve qualcuno che sappia dialogare con il mondo
delle start up on line?
Il management del nostro paese, seppur personalmente
rispettabile, non è troppo geriatrico per affrontare questa rivoluzione?
Noi italiani, rallentati dal nostro benessere, sapremo
cogliere queste opportunità?
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