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mercoledì 10 maggio 2017
lunedì 20 febbraio 2017
lunedì 22 giugno 2015
Il divario digitale turistico tra Italia e il resto del mondo aumenta ....
Durante il Travel
Technology Day 2015, Francesca Benati – a.d. di Amadeus - ha presentato alcune
proiezioni (PhocusWright) in base alle quali anche se il mondo offline perderà
qualche quota a favore di Internet la fetta più consistente resterà in mano
alle agenzie di viaggi.
In base a queste
analisi a fine 2016, anche se il mondo on line avrà indici vivaci e in crescita
il 60% circa del venduto in Italia sarà ancora in mano ai canali tradizionali. Dopo un breve momento di entusiasmo in
cui mi sono rallegrato per il futuro garantito dei miei tanti amici agenti di
viaggio, ho iniziato a domandarmi quanto di questi numeri fossero reali o
determinati statisticamente solo dalle (pochissime) OTA realmente italiane;
alla fine però ho capito che non c’era in realtà nulla di cui gioire e ho
iniziato a interrogarmi sul futuro del turismo italiano.
In Italia il
mercato on line è sostanzialmente staticamente in mano ai canali tradizionali,
ma nel resto del mondo? Negli Stati Uniti? In Europa? Il mondo on line è
protagonista ormai da anni!
Uno dei difetti di
noi italiani è avere da sempre una visione egocentrica del mercato, in altre
parole la nostra arroganza turistica e il nostro individualismo ci fanno da
sempre ignorare la domanda; siamo in altre parole convinti che sia il turista a
doversi sbattere per trovarci e prenotarci.
Non è quindi un
caso che soltanto il 54% dell’offerta ricettiva italiana sia presente nei
sistemi di prenotazione di OTA e Bed Banks o che tutte le destinazioni nostre
competitor (Francia, Spagna, Uk, Germania ecc) abbiano nei loro portali piattaforme
di vendita di hotel e servizi turistici, mentre le regioni e le provincie
italiane non risultano essere ancora propense alla vendita on line. Dei 20
portali regionali, infatti 14 (il 67%) ad oggi non offrono ancora servizi di
booking on line.
In altre parole i canali
tradizionali, anche se obsoleti sono in contrazione, i canali digitali in
quanto non considerati efficaci per l’Italia non si sono mai effettivamente
sviluppati in Italia, ma all’estero …. Quindi oggi anche quando un italiano
compra una camera d’albergo in Italia in realtà le compra in Inghilterra,
Germania o negli Emirati Arabi … e non
essendo in sostanza amministrati in termini turistici mentre in Italia si parla
di verybello.it e del inefficacia dei canali digitali il divario con il mercato
estero avanza inesorabilmente.
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Ecommerce - Imprescindibile per le PMI
Il passaparola del
XXI secolo è Internet. Sono semplicemente cambiati gli strumenti. La società si
è automizzata, le persone oggi si parlano a distanza tramite il web anche
quando sono nella stessa stanza. Per questo è fondamentale saper padroneggiare
i blog e i social network, perché sono i nuovi luoghi in cui si forma il
consenso e la simpatia verso un marchio. Non essere in grado di vendere online
significa ormai con certezza perdere delle opportunità di vendita: un rischio
che in tempo di crisi nessuna azienda e nessun lavoratore autonomo può permettersi.
Nel lungo periodo
l’ecommerce può consentire certamente di raddoppiare il giro d’affari. Occorre
però lavorare bene per promuovere offline il negozio virtuale e dedicare molto
tempo alla sua promozione. Ma se lo shopping online è il futuro del commercio
in Italia, come è già oggi in
tutti i mercati anglosassoni già oggi un portale online permette all’impresa di
esporre in una vetrina virtuale i propri prodotti, essere rintracciabile
tramite i motori di ricerca e offrire pacchetti personalizzati per i propri
clienti il tutto in un territorio molto più vasto di quello locale.
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mercoledì 10 giugno 2015
B2B doppierà il B2C per volumi di vendita
Frost & Sullivan, società globale
di consulenza per lo sviluppo economico d’impresa, ha effettuato uno studio
focalizzato sull’e-commerce B2B intitolato “Future of B2B online
retailing” con il quale ha analizzato
l’evoluzione e le proiezioni di questo settore nel futuro immediato,
riscontrando subito dei dati molto interessanti. Si stima infatti che il volume
d’affari globale dell’e-commerce B2B raggiungerà i 6.700 miliardi di
Dollari nel 2020, doppiando quello del business to consumer. A
fare da volano a questi risultati c’è l’industria manifatturiera, della quale
il B2B rappresenterà il 27% del volume d’affari totale, che raggiungerà
facilmente un fatturato di 25.000 miliardi di Dollari al 2020, con Cina e Stati Uniti a guidare la classifica dei più
attivi delle vendite sulle piattaforme online.
Le motivazioni di queste proiezioni sono
state facilmente individuate: il mercato del B2B si rivolge sempre con maggiore
attenzione alle piattaforme online, abbandonando i sistemi legacy poiché questi
prevedendo lo scambio di dati per via elettronica rendendolo un sistema
ingombrante e molto costoso da gestire, mentre il mercato online consente un
semplificato metodo di vendita e acquisto di beni e servizi tra professionisti
e aziende di tutto il mondo.
In definitiva l’e-commerce B2B è un’opportunità
da non farsi sfuggire per far crescere il giro di affari delle imprese
commerciali.
mercoledì 3 giugno 2015
Ecommerce sta trasformando i negozi in showroom?
Quanto i nuovi canali digitali e
l’avvento del Ecommerce influiscono sui processi d’acquisto? Dalla ricerca PWC - Total retail survey 2015– condotta su 19mila consumatori di 19 Paesi, tra cui
oltre mille italiani – emerge che il 75% dei nostri connazionali fa
“showrooming”, ovvero cerca i prodotti in negozio e li acquista online. La metà
usa lo smartphone per confrontare i prezzi o cercare un prodotto. I dispositivi
mobili diventano cruciali nella fase di pre-acquisto per il consumatore
italiano: il 50% usa lo smartphone per fare comparazioni di prezzo o ricercare il prodotto.
L’Italia è anche il Paese che dimostra un impatto più elevato dei social media
nelle decisioni d’acquisto: per il 63%.
In Italia siamo ancora
distanti dalla trasformazione dei negozi in meri “showroom”, Ecommerce è
diventato, secondo Pwc, assolutamente complementare alle visite nei negozi. In
Italia i negozi restano (per ora) un asse portante del processo d’acquisto. Il
38% dei nostri connazionali (contro il 36% a livello globale) si reca
settimanalmente in negozio, contro il 25% che utilizza il computer, il 13% il
tablet e il 12% lo smartphone. Perché andare in negozio se posso acquistarlo a casa? Le persone coinvolte
nella ricerca hanno messo ai primi tre posti la possibilità di provare e
testare il prodotto (65% Italia, 60% globale), la gratificazione istantanea
dell’acquisto in negozio (52% Italia, 53% globale) e la maggior sicurezza
sull’adeguatezza del prodotto nel soddisfare le proprie esigenze (33% Italia e
campione globale).
Amazon si vuole lanciare nel e commerce alimentare
Amazon, leader mondiale
del commercio online studia per portare in Italia il servizio già sperimentato
negli Stati Uniti, dove alimenti e pasti caldi sono direttamente acquistabili
dalla piattaforma e consegnati a domicilio.
La scelta é sostenuta dagli ultimi
dati forniti dal Politecnico di Milano, che prefigurano una spesa complessiva
di 15 miliardi di euro per gli italiani che nel corso del 2015 si
avventureranno nell’acquisto web e in particolare in quello del cibo (in rialzo
del 30%).
Amazon ha già sperimentato negli Stati Uniti la
vendita con consegna a domicilio nell’arco di un’ora di alimenti e pasti caldi
e ora sarebbe pronta a offrire il servizio anche sulla piattaforma italiana. Il
limite principale sembra essere quello geografico (in funzione di una logistica
non propriamente allineata tra Nord e Sud della Penisola), ma anche la
difficoltà di proporre un cartellino unitario contrariamente rispetto a quanto
succede nella Gdo. Amazon volendo puntare più in alto, e per farlo non esclude
una partnership con Eataly (già coinvolta in America).
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venerdì 21 marzo 2014
Mobile commerce ... è davvero boom?
L’audience mobile totale in Italia nel trimestre terminato a novembre 2013 conta 48 milioni di utenti di cui il 64,1% utlizza smartphone che registrano un incremento del 23,5% rispetto all’anno precedente.
Focalizzando l’attenzione sulle categorie riconducibili alle aree Retail M-Commerce e Financial Services, si rileva che l’utilizzo di siti e app della categoria Retail (prevalentemente riconducibile alla GDO) ha registrato la crescita anno su anno più intensa con il +74,8%, seguita dal +65.2% di crescita relativa all’utilizzo di siti e app della categoria relativa agli E-payments e money transfer, e oltre 2 milioni di utenti aggiuntivi rispetto allo scorso anno. I siti e le app della categoria Retail sono anche i più popolari: sono infatti visitati dal 23,8% di utenti smartphone italiani, seguiti da siti e app delle guide ai prezzi e allo shopping (visitati dal 22,6%). Un’altra categoria popolare è rappresentata dai servizi di pagamento elettronico e di trasferimento di denaro i cui siti e app sono stati consultati dal 21,7% di utenti smartphone.
lunedì 14 ottobre 2013
La ripresa economica passa per Ecommerce
FMI (Fondo Monetario Internazionale) e il governo italiano concordano: il 2014, per l’Italia, segnerà il giro di boa e davanti al Pil tornerà il segno +. Cambiano solo le stime : per il Fondo Monetario Internazionale la crescita sarà dello 0,7%, per il governo dell’1%. Il 2013 dovrebbe essere l’ultimo anno a chiudersi in negativo: per l’FMI il Pil segnerà un -1,8%, per il governo il -1,7%. Ma qualche indizio della prossima crescita, a ben guardare, c’è già: lo evidenzia il rapporto previsionale delle dinamiche di spesa con carte di credito dell’Osservatorio Acquisti CartaSi.
Gli italiani, insomma, riprendono a spendere. E lo fanno (anche) tramite carta di credito: secondo il rapporto nel 2014 le spese aumenteranno del 2,9%. Nel 2015, invece, la crescita sarà del 2,6%: in tutto si arriverà a superare il tetto di 81 miliardi di euro (contro i 76,3 di fine 2012). A guidare la ripresa sarà l’e-commerce, con una crescita pari al 13,9% nel 2014 e una dell’11,3% nel 2015 (per una spesa complessiva pari a 14 miliardi di euro). Le previsioni per l’anno in corso sono state riviste al rialzo: se qualche mese fa a CartaSi si aspettavano un +13,9%, ora stimano che l’anno in corso si concluderà con un 17,6%. “Da maggio ad agosto abbiamo avuto la conferma di crescite importanti nel settore. Anche per quanto riguarda la spesa turistica: il trend osservato durante le vacanze pasquali non era altrettanto incoraggiante”, ci spiega Francesco Pallavicino, responsabile analisi di mercato e posizionamento di CartaSi.
Se l’e-commerce piace sempre di più agli italiani, però, è proprio perché consente di spendere meglio: “Basta fare un giretto in Rete per confrontare al volo diverse tipologie di offerta in modo trasparente e immediato, controllando pure i vantaggi dei prodotti rispetto al costo con pochi click”, sottolinea Pallavicino, spiegando perché gli acquisti via internet hanno prese piede. Senza dimenticare, poi, il fattore tecnologico: “Gli italiani hanno tagliato le spese in settori come l’abbigliamento o gli oggetti della casa, ma non rinunciano ai beni tecnologici”.
Fonte : http://www.corriere.it
venerdì 11 ottobre 2013
Le imprese agricole toscane investono in Ecommerce e Social commerce
L’80% delle imprese agricole guidate da under 40 usa Facebook, il 60% ha un sito internet, la metà vorrebbe aprire uno store online per presentare servizi, vendere i propri prodotti e inviare la spesa direttamente a casa dell’acquirente. E’ quanto emerge da una recente indagine a campione condotta da Coldiretti Toscana che fotografa la vivacità di un settore che si sta velocemente adeguando, anche grazie al progressivo cambio generazionale, alle nuove forme di comunicazione. Una campionatura che conferma, se pur a distanza temporale – fattore di non poco conto in un mondo dove tutto va molto più veloce e dove le tecnologie sono in continua evoluzione – il trend di raddoppio rilevato dall’ultimo censimento generale dell’agricoltura del 2010 e rispetto al censimento precedente datato 2000. Le aziende informatizzate sono (erano nel 2010!) 4.292 pari al 6% con una crescita superiore alla media nazionale che è del 3,8%. A dare un grande impulso al potenzialmente della “rete” nelle nostre campagne la presenza importante delle oltre 4mila strutture agrituristiche che confermano la regione Toscana al primo posto per l’accoglienza insieme alla centralità di un modello di gestione e marketing al passo con il consumatore-turista.
Secondo sempre l’indagine di Coldiretti una “fetta” delle aziende agricole anima anche i blog mentre la totalità degli imprenditori giovani, cresciuti con Windows e Mac, ha un account di posta elettronica. C’è poi una parte evoluta di casi che al pc ha già sostituito i ltablet concentrando su un unico supporto tutto quello di cui ha bisogno. Una rivoluzione “digitale” epocale – la definisce Coldiretti – che ad una ulteriore accelerazione nei prossimi anni. Coldiretti (info su http://www.toscana.coldiretti.it) stima che saranno, entro la fine del 2014, almeno 10mila le aziende agricole toscane “in rete” pari al 13% di quelle presenti.
venerdì 4 ottobre 2013
Gap digitale Italia / Europa
I dati Eurostat restituiscono un’immagine inquietante del gap digitale che sta distinguendo l’Italia dagli altri Paesi europei: ben il 37% degli italiani non ha usato Internet del 2012, contro il 22% della media europea; solo il 33% interagisce con la Pubblica Amministrazione via Internet, e una percentuale ancora inferiore, l’11%, ha acquistato online negli ultimi tre mesi, un terzo della media europea (35%) e un sesto degli e-shopper inglesi, che raggiungono quasi il 65%.
Dai dati Netcomm ContactLab emerge, infatti che “gli ostacoli all’utilizzo dell’eCommerce sono soprattutto legati a una scarsa fiducia nei siti che offrono questo servizio. All’origine della diffidenza vi è il bisogno recondito di toccare la merce (40%), l’attaccamento al contate (31%), i timori verso il pagamento online (31%), e, in terza istanza, o il timore di non ricevere il prodotto (27%), ma anche la paura che il recesso sia complicato (26%)”.
Ma allo stesso tempo dai dati Netcomm HumanHighway emerge come il 91% degli acquirenti online dia al canale eCommerce un voto superiore a 7. Chi ha sperimentato il servizio offerto dall’eCommerce risulta quindi largamente soddisfatto dell’esperienza vissuta.
Ma allo stesso tempo dai dati Netcomm HumanHighway emerge come il 91% degli acquirenti online dia al canale eCommerce un voto superiore a 7. Chi ha sperimentato il servizio offerto dall’eCommerce risulta quindi largamente soddisfatto dell’esperienza vissuta.
“Ci troviamo quindi di fronte a un problema di natura soprattutto culturale: manca una formazione degli italiani all’utilizzo di Internet sia da un punto di vista personale che professionale” afferma Roberto Liscia, presidente Netcomm, che prosegue “da un lato, infatti, manca un’adeguata educazione a riconoscere i veri rischi presenti nella rete a usufruire di tutti i vantaggi garantiti dall’eCommerce a livello di sicurezza e di qualità del servizio; dall’altro lato non c’è un’adeguata formazione di figure professionali che possano sviluppare nuovi modelli di business multicanale in grado di integrare retail fisico e online.”
Caratteristiche di un buon carrello
Riportiamo cinque caratteristiche che un carrello di e-commerce deve avere per favorire la conversione delle visite.
- Multifunzione: il carrello deve guidare l’utente, ma anche offrirgli diverse possibilità, ad esempio modificare le quantità, rivedere la scheda prodotto, aggiungere prodotti simili o correllati.
- Pochi passaggi: l’aggiunta al carrello non deve essere macchinosa, ogni azione che si aggiunge è un’azione che potrebbe portare all’abbandono.
- Passi chiari e semplici: la sintesi è una gran dote, specialmente sul web. Bisogna spiegare le cose con poche parole, scritte chiaramente e in maniera semplice. Gli utenti non hanno voglia di cercare funzioni o leggere lunghi testi esplicativi, deve essere tutto chiaro già a prima vista.
- Spese di spedizione: il 59% degli utenti calcola le spese di spedizione prima del checkout, è considerato perciò un dato importante. È bene sempre indicare quali siano le spese di spedizione, per una questione di trasparenza e anche per evitare eventuali fughe dell’ultimo minuto.
- Registrazione: non deve essere richiesta anticipatamente rispetto all’aggiunta al carrello. I dati personali e le informazioni per la spedizione, possono essere inseriti anche al termine del processo, quando ormai l’intenzione di acquisto è chiara e sicura.
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mercoledì 25 settembre 2013
Ecommerce e prodotti di bellezza
Sempre piu’ belli grazie all’E-commerce. A raccontare come la ricerca e l’acquisto dei prodotti di bellezza e cosmesi passi sempre piu’ spesso dal canale online sono gli ultimi dati della ricerca ”Il Futuro del Commercio”, commissionata da eBay al Politecnico di Milano, al consorzio NetComm e a HumanHigway. I ricercatori hanno studiato i comportamenti degli utenti prima dell’acquisto sia on line che offline, per capire come venga influenzata la scelta, quanto contino i commenti e le opinioni lette su internet, quanto sia determinante la pubblicita’. Sul fronte dei touch point utilizzati prima di perfezionare l’acquisto online di un prodotto di Bellezza, gli utenti consultano nell’ordine: il sito web della marca di riferimento (24,6%), eBay o un altro sito di annunci nel 20,2% dei casi, mentre il 19,2% utilizza siti comparatori. Ma Internet ha un peso molto importante anche nell’acquisto offline: si consulta, si fanno ricerche e anche in questo caso la scelta finale viene influenzata dal web.
Prima di perfezionare un acquisto ”tradizionale”, nel negozio, il 16,9% di quanti acquisteranno poi un prodotto di bellezza consulta il sito della marca di riferimento, il 16,3% si rivolge a siti specializzati sul prodotto, il 13,3% utilizza un portale comparatore mentre il 4,4% va su siti di annunci. L’acquisto tradizionale si conferma quindi piu’ mirato e meno incline al confronto tra prodotti diversi. I social, i forum e i commenti letti sul web giocano un ruolo fondamentale: chi acquista online prodotti di Bellezza legge per il 34,4% commenti e valutazioni di altre persone sul prodotto di riferimento, per il 24,4% chiede agli amici parlandoci di persona o per telefono, mentre per il 18,2% consulta forum e blog dedicati a quel tipo di prodotti. Facebook e Twitter vengono utilizzati dall11,8% delle persone. Nell’acquisto offline la percentuale di quanti si rivolgono al web e’ piu’ variegata: il 13,7% legge commenti e valutazioni di altri sul prodotto, l’8,7 % chiede agli amici parlandoci di persona o per telefono, mentre appena il 7,5% usa i socialnetwork per cercare informazioni. Nel settore della bellezza i grandi media (radio o tv) contano pochissimo e si tende a farsi un’idea personale basata su quanto si trova online o sul passaparola.
Nel percorso di acquisto online, infatti, il 23,3% non ha chiesto ne’ ricevuto consigli (non e’ quindi stato influenzato dai mezzi tradizionali di comunicazione), l’8,2% e’ andato di persona in negozio per vedere il prodotto e ricevere informazioni, mentre il 7,2% ha letto articoli su giornali o riviste. Solo il 6,4% si e’ ricordato di alcune pubblicita’. Da sottolineare come nessuno abbia scelto prodotti di bellezza dopo essersi ricordato di servizi ascoltati in televisione o alla radio. Un ultimo punto riguarda i pagamenti: i prodotti di bellezza su internet vengono acquistati prevalentemente con PayPal: 43,9%, segue l’utilizzo della carta prepagata sul sito (27%) e i contanti (quindi al ricevimento dell’ordine, 11%).
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lunedì 16 settembre 2013
Italia : internet ha superato la TV come forma di intrattenimento
Gli italiani sono sempre più digitalizzati. A dirlo è il rapporto “State of the Media democracy” redatto dalla Deloitte e anticipato dal Corriere Economia. Lo studio, realizzato in dieci paesi, mostra come l’Italia sia uno dei principali fruitori di servizi online e illustra la propensione degli italiani ad utilizzare dispositivi mobili come notebook, tablet e smartphone. A risentire di questa tendenza è la televisione. Sei cittadini su dieci infatti preferiscono internet come forma di intrattenimento.
I dati - La ricerca è stata condotta su un campione di 2mila persone, con età compresa tra i 14 e i 75 anni, corrispondente per l’Italia a circa 47 milioni di persone. Il primo dato di rilievo emerso dallo studio della Deloitte riguarda la tipologia di dispositivi mobili utilizzati quotidianamente per svago o lavoro. L’85% del campione usa un computer portatile, il 72% uno smartphone e il 38% usa un tablet. Un altro dato che emerge dal report è quello relativo al cosiddetto “appetito digitale”: il 31% del campione utilizza tutti e tre questi strumenti, sono coloro che vengono definiti “onnivori digitali”. Questo dato ci posiziona prima di Stati Uniti (26%), Regno Unito (25%) e Germania (22%).
Internet contro la tv - Per quanto riguarda l’intrattenimento, internet ha sorpassato la televisione che si attesta al 51% delle preferenze. Al terzo posto la lettura di libri, sia cartacei che ebook, che si ferma al 36%, seguita da quella dei quotidiani (32%).
La novità - Ma la scoperta della ricerca è il multitasking, ossia l’attitudine a svolgere più azioni contemporaneamente. Seduti davanti alla televisione agli italiani piace fare anche altro: navigare sul web, spedire messaggini, controllare la mail. Tutte azioni che implicano la presenza di un secondo schermo che diventa strumento di interazione con i social network.
L’ammodernamento della rete - Un altro aspetto indagato dal rapporto Deloitte è l’uso della banda larga. Il 67% del campione guarderebbe video online e contenuti in alta definizione se solo potesse aver un miglior accesso al web. C’è perciò una richiesta implicita di ammodernamento della rete e dei servizi, e metà degli intervistati sarebbe disposta a pagare di più per avere connessioni più veloci.
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Comportamenti d'acquisto nel settore tecnologico
Marketplace on line e siti comparatori, nell’ eCommerce sono questi gli strumenti più utilizzati da quanti acquistano Elettronica di consumo e Pc/Tablet. A dirlo è la ricerca sul Futuro del Commercio, commissionata da eBay al Politecnico di Milano, al Consorzio Netcomm e a Human Highway, vòlta a capire le tendenze del commercio online e offline.
Dai comportamenti che precedono l’acquisto fino ai metodi di pagamento, lo studio ha scandagliato le abitudini anche di quanti comprano nei negozi tradizionali ma consultano il web per reperire informazioni. E il panorama che emerge dalla ricerca conferma come il canale online sia sempre più irrinunciabile per quanti vogliano ampliare il proprio mercato potenziale, con il web divenuto ormai uno strumento capace di orientare le scelte.
Dai comportamenti che precedono l’acquisto fino ai metodi di pagamento, lo studio ha scandagliato le abitudini anche di quanti comprano nei negozi tradizionali ma consultano il web per reperire informazioni. E il panorama che emerge dalla ricerca conferma come il canale online sia sempre più irrinunciabile per quanti vogliano ampliare il proprio mercato potenziale, con il web divenuto ormai uno strumento capace di orientare le scelte.
E i numeri parlano chiaro: Il 56% di quanti hanno poi acquistato online prodotti nell’ambito dell’Elettronica di consumo hanno consultato almeno una volta eBay o hanno visitato un sito comparatore e più in generale un portale di annunci, mentre solo il 34,2% si è rivolto almeno una volta ai siti della marca specifica.
Percentuali che si mantengono significative anche tra quanti hanno fatto acquisti nei negozi tradizionali ma hanno utilizzato il web per acquisire informazioni: il 41% ha visitato siti comparatori, il 30,9% ha utilizzato Google e il 19,3% siti di annunci. Solo il 34,6% ha consultato il portale della marca di riferimento.
Una dinamica molto simile si registra anche nel settore dei Pc/Tablet, dove i siti delle società produttrici sono stati consultati dal 36,1% degli acquirenti online che si sono rivolti invece per il 49,3% a siti comparatori, per il 37,7% a eBay o ad altri portali di annunci, utilizzando Google come touch point di ricerca nel 53,8% dei casi.
Nel commercio offline il panorama è più variegato ma conferma come strumenti indispensabili i siti comparatori (consultati dal 26,1% degli utenti), i portali delle marche di riferimento (24,6%), eBay o siti di annunci (20,2%), con Google che – in quanto motore di ricerca – fa registrare un 39,8% come touch point utilizzato prima dell’acquisto.
Interessanti anche i dati emersi sul fronte dei metodi di pagamento: gli utenti si fidano sempre più del web, tanto da perfezionare gli acquisti prima di ricevere materialmente il prodotto nella quasi totalità dei casi. Lo strumento più utilizzato è PayPal, con il 53,6% degli utenti che lo ha scelto per pagare prodotti di Elettronica di consumo e il 46% per saldare il conto di Pc o Tablet. In generale, il pagamento elettronico (anche con Carta di credito o prepagata) si impone rispetto al saldo cash o attraverso bonifico.
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martedì 27 agosto 2013
Lo shopping di moda on line vola al +33%
Se la crisi economica continua a rallentare i consumi nei negozi tradizionali (in calo quest’anno di due punti percentuali), il canale online si muove a tutt’altro passo.
Secondo i dati anticipati al Sole24Ore del rapporto annuale dell’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano in collaborazione con Netcomm, nel 2012 lo shopping online dei consumatori italiani arriverà a quasi 11 miliardi di euro, in aumento del 18% rispetto al 2011.
Sarà proprio il settore abbigliamento a registrare la crescita maggiore (+33%) grazie anche a gruppi che hanno aperto al lusso la strada del web. Da notare anche che, per la prima volta, nel fatturato totale delle vendite sul web in Italia i ricavi dalla vendita di prodotti è cresciuta più di quelli di servizi. Questi ultimi infatti si sono infatti attestati a 6,079 miliardi (+14%), mentre i prodotti hanno fatto segnalare un +29% a 3,542 miliardi.
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