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mercoledì 3 giugno 2015

Ecommerce : la gestione del magazzino

Negli ultimi anni sempre più imprese hanno puntato sull’e-commerce, affiancando il proprio negozio tradizionale o avviando una nuova attività direttamente online. Si tratta di un mercato che offre notevoli vantaggi a partire dalla possibilità di raggiungere un ampio range di clienti, passando per le opportunità di export, fino ad arrivare ai costi di gestione. La logistica, o meglio la gestione dei magazzini, tuttavia, può nascondere delle insidie proprio sul fronte dei costi. 

Le modalità del commercio online sono profondamente diverse rispetto a quelle tradizionali e, di conseguenza, anche la gestione degli ordini richiede procedure differenti. Spesso ci si ritrova a dover gestire in magazzino la merce che è destinata sia ai canali tradizionali, sia alle vendite online. Le difficoltà non mancano, viste le differenze tra le due tipologie di vendita, e il rischio è di non riuscire a gestire parallelamente le due modalità. «La vendita per e-commerce prevede ordini di piccoli dimensioni, anche per un articolo o comunque per un numero esiguo, distribuiti in tutta Italia e anche all’estero; la vendita tradizionale invece prevede ordini di più pagine con quantitativi consistenti, da consegnare in un numero più limitato di destinazioni. Questo implica una complessità differente: ci sono ordini brevi con una moltitudine di destinatari e ordini più complessi con spedizioni pianificate, che attingono entrambe dallo stesso magazzino e dalla stessa giacenza», ha affermato Marco Crasnich, AD di Overlog, azienda specializzata in soluzioni per il magazzino:


In generale è consigliabile affidarsi ad una gestione informatizzata del magazzino, basata su un software capace di gestire tutte le problematiche che nascono da una gestione multicanale del magazzino.

martedì 18 marzo 2014

Barriere logistiche alla Multicanalità

Il 94% delle aziende si scontrano con forti barriere quando si tratta di implementare una strategia di vendita multicanale.
Il 71% degli acquirenti si aspetta di conoscere le disponibilità di magazzino online e il 50% vorrebbe acquistare online e ritirare la merce al negozio. Solo un terzo (36%) delle aziende ha dichiarato di essere in grado di offrire al cliente il ritiro degli acquisti online presso uno dei loro negozi, di dare visibilità online della disponibilità del prodotto su tutti i canali di vendita e di poter evadere in negozio gli ordini online. Tutte queste competenze sono considerate essenziali per un processo di vendita perfetto.

Il 40% dei retailer ha riportato la difficoltà di integrare la tecnologia di back-office su tutti i canali di vendita. L’analisi evidenzia un’area di miglioramento: la capacità di consolidare ed avere una visibilità accurata ed in tempo reale delle scorte presenti in tutti i negozi e centri di distribuzione.
Il ritiro delle merci da parte del cliente presso i negozi è risultato un aspetto fondamentale che, soprattutto i negozi con punti vendita reali, dovrebbero essere in grado di offrire ai propri clienti per essere competitivi con i negozi online. Circa la metà (47%) dei clienti preferisce il ritiro presso il negozio per risparmiare i costi di spedizione; il 25% perché può ritirare la merce lo stesso giorno dell’acquisto e il 10% semplicemente perché ritiene più comodo il ritiro presso il negozio che non la spedizione a casa.


I clienti a quanto pare ritengono che i retailer debbano integrare perfettamente tutti i canali, digitali e fisici; e per avere successo i retailer devono essere in grado di servire i clienti indipendentemente da come, quando e dove comprano La focalizzazione su un canale integrato permette ai retailer di creare una più consistente esperienza per il consumatore attraverso il canale online, mobile e reale, ma soprattutto di aumentare la conoscenza del loro brand nei confronti del cliente finale.

lunedì 23 dicembre 2013

Ecommerce - Primi dati di Natale 2013

Comodamente seduti sul divano  di casa o dal pc dell’ufficio, l’acquisto on line piace sempre di più agli italiani, che hanno affidato al  commercio elettronico anche per i regali di Natale: oltre 7 milioni di individui, 1 milione e 800mila individui in più rispetto alla scorsa stagione 2012. Questo quanto emerge dai dati di una ricerca condotta da Netcomm, Consorzio del commercio elettronico italiano.

Saranno ampiamente superati i due miliardi di euro di acquisti negli ultimi due mesi dell’anno, con un incremento del 20-25% rispetto all’anno scorso. Le stime ottimistiche sono supportate dai 7,2 milioni di individui che si stima acquisteranno almeno una parte dei propri regali di Natale online, a fronte dei 5,4 milioni che hanno effettivamente utilizzato il canale eCommerce nel periodo natalizio 2012.


“Il 2013 è stato un anno di forte crescita degli eshoppers che hanno raggiunto la considerevole cifra di 14 milioni per la convergenza di diversi fattori. Più di 30 milioni hanno oggi uno smartphone e ben 22 milioni di italiani lo usano per navigare. Il settore delle flash sales e del couponing hanno giocato un ruolo strategico, mettendo a disposizione dei più indecisi prodotti e servizi di qualità a prezzi molto accessibili”. “Le vendite on line supereranno nel 2013 gli 11 miliardi di euro, e 2 miliardi saranno le vendite del solo periodo natalizio, con un incremento inaspettato del settore dell’abbigliamento che è cresciuto del 30% e con una crescita molto più concentrata sui prodotti (+25%) rispetto ai servizi (+13%). In particolare, vale la pena di sottolineare che, oltre all’abbigliamento che è stato sicuramente il motore dello sviluppo degli ultimi anni, anche il food e l’arredamento hanno cominciato il loro percorso”, ha dichiarato Liscia di Netcomm.

E-commerce americano apre al BITCOIN

Su Overstock.com, il colosso americano delle vendite online lanciato nel 1999, quotato al Nasdaq dal maggio del 2002, e che dal 2010 ha superato il miliardo di dollari in giro d’affari, dal prossimo anno si potra’ pagare con Bitcoin, e quindi con la valuta digitale. Lo ha annunciato l’amministratore delegato della societa’, Patrick Byrne, in un’intervista al Financial Times.
I Bitcoin non sono emessi ne’ da una banca centrale e ne’ da un governo ma vengono creati attraverso un processo informatico che ne consente lo scambio on line non ancora regolato. Negli ultimi 12 mesi il valore del Bitcoin e’ passato dai 13 dollari di gennaio 2013 ai 1.200 dollari del mese scorso per poi stabilizzarsi intorno a quota 700 dollari. La banca centrale cinese ha proibito agli istituti finanziari di accettare depositi in Bitcoin e l’Ue ha avvertito sui rischi, la popolarita’ della valuta digitale e’ in crescita esponenziale, soprattutto negli Usa.

lunedì 16 dicembre 2013

Il mercato dei libri cresce on line


Sei milioni e mezzo di libri di carta sono stati venduti da gennaio a settembre 2013 dagli store on-line che operano in Italia. A valore significano 88,5 milioni di euro. Ecco quanto vale l’online in Italia secondo i dati GfK.
Vale il 12,2% delle vendite dei libri nei canali trade. E’ un dato che in termini di trend però cresce del 3,8% a valore rispetto allo stesso periodo del 2012 (gennaio e settembre). Ed è anche l’unico canale di vendita di libri fisici che fa segnare un valore positivo: le librerie indipendenti perdono il -7%, le catene il -4,1% e la grande distribuzione il -7,3%.
Pesano quattro volte più del 2008. Eppure sono passati solo 5 anni.

domenica 15 dicembre 2013

Pinterest il social network preferito per il social commerce negli USA


Secondo i dati Gigya nel terzo trimestre del 2013 gli Stati Uniti hanno rilevato un importante flusso di condivisioni di siti e applicazioni ecommerce sulle reti sociali. Sempre più social commerce, ma c’è stupore in quanto tra queste è Pinterest che ha registrato tra tutti la percentuale più alta di sharing.
La piattaforma lanciata nel 2010 da Ben Silbermann, Paul Sciarra e Evan Sharp, ha infatti raccolto il 44% delle condivisioni di siti e app ecommerce (il 41% nel secondo trimestre), contro il 37% di Facebook e il 12% di Twitter.
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Molto significativo è infatti che per quanto concerne il flusso di condivisioni generiche sui social network Pinterest è posizionato al terzo posto, con il 20%, dopo Twitter (30%) e Facebook (41%).
Lo studio Gigya ha esaminato la condivisione di contenuti anche per altri argomenti e Pinterest è risultato secondo nei viaggi, dopo Facebook (61%), con il 17% dello sharing, e terzo in molti altri settori, tra cui l’editoria (20%), l’education/non profit (8%) e il consumer brand (11%).

Ecommerce : primi dati ufficiali sul 2013

In base alle ricerche del politecnico di Milano e-commerce ha raggiunto nel 2013 un giro d’affari superiore ai 10 miliardi di euro. I web shopper sono passati in un anno da 12 a 14 milioni, pari al 50% degli utenti online,
La spesa media annua rilevata pro-capite è di 490 euro nelle assicurazioni, 280 nel turismo, 240 nell’informatica ed elettronica di consumo, 195 nell’abbigliamento, 125 nei beni alimentari, e poco più di 40 nell’editoria.


Gli italiani acquistano sempre più con il mobile commerce, gli acquisti tramite smartphone via APP sono cresciuti del 255% negli ultimi mesi e, unitamente alle transazioni effettuate via tablet, conquistando quest’anno il 12% del mercato digitale.

venerdì 13 dicembre 2013

I big del e-commerce ricercano sempre più logistica a valore aggiunto

Ecommerce cresce. Gli operatori dell’ecommerce della moda e del fashion, insieme a quelli del grocery e dell’alimentare, cavalcando l’onda del grande successo dei rispettivi settori nel mercato B2C online, spingono per spostare in outsourcing nuove fasi del processo di vendita, oltre al trasporto e allo stoccaggio geografico delle merci. La maggior parte dei  grandi e-commerce, si rivolge al proprio gestore di logistica per la progettazione e lo sviluppo del sito e-commerce che, nell’occasione, sarà integrato con la gestione automatizzata della logistica.
I grossi attori della logistica sono già protagonisti dell’evoluzione digitale del mercato grazie ai servizi integrati di “shipping & handling”, con i quali vengono gestite le complesse problematiche di stoccaggio e distribuzione delle merci.Questi operatori hanno ampliato la propria offerta di servizi per l’e-commerce stringendo accordi con aziende IT e web-agency per offrire ai propri clienti “logistici” anche il supporto informatico integrato con applicazioni gestionali, ERP, controllo di gestione e in alcuni casi soluzioni chiavi in mano per e-commerce.
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Ma cosa chiedono le aziende di produzione e distribuzione di abbigliamento e alimentari ai propri partner di logistica? La verità è che i servizi della logistica tradizionale e quelli della gestione del “supply chain management” non bastano più per sostenere espansione dell’ecommerce multicanale, c’è sempère più bisogno di servizi efficaci di confezionamento-imballaggio delle merci e per la gestione dei resi e quindi servizi di “logistica a valore aggiunto” che continuino ad occuparsi dello stoccaggio in magazzino e del trasporto, ma che siano anche in grado di organizzare la distribuzione, confezionare i prodotti e gestire il flusso dei resi.

lunedì 28 ottobre 2013

Ecommerce : Europa supera Usa


IL RAPPORTO. I dati dell'European B2C e.commerce 2013, stilato dalla commissione Ecommerce Europe/Netcomm fanno emergere una particolarità. Nel 2012 il business nel Vecchio continente supera quello degli Usa sfiorando quota 312 miliardi di euro
Chi commercia di più via web tra Europa e America? A sorpresa, da poco, è il Vecchio continente che supera gli Usa nel business elettronico. Un sorpasso storico, visto che gli Stati Uniti hanno sempre giocato in casa con i pagamenti on line fin dalle dot.com di fine anni Novanta. IL FATTURATO europeo nell'e-commerce ha sfiorato, l'anno scorso, i 312 miliardi di euro, in crescita del 19% in dodici mesi contro i 294 miliardi realizzati dal Nord America. Parliamo del B2C (Business to consumer), quello in cui il protagonista è l'utente finale: l'obiettivo, quindi, è concentrato sui pagamenti effettuati con il computer domestico o in mobilità con tablet e smartphone. A renderlo noto sono i dati del rapporto European B2C e.commerce 2013, stilato dalla commissione Ecommerce Europe/Netcomm.


I dati di riferimento riguardano lo scorso esercizio e sono forniti dai Paesi membri. Su 529 milioni di residenti in Europa, circa la metà (250 milioni) si può definire eshopper, cioè utenti che comprano online beni e servizi, con una spesa media pro capite di 1.243 euro annui. Segnali incoraggianti sono emersi anche dal Belpaese dove si contano ormai 38 milioni di cybernaviganti: di questi gli utenti che passano dal web per acquisti sono già 12 milioni con una spesa media annua di 830 euro. Dall'analisi è emerso che a dominare le vendite online, con una quota del 61% del totale, sono soltanto tre Paesi. Il Regno Unito con 96 miliardi di euro, la Germania (50 miliardi) e la Francia (45 miliardi) per un valore complessivo di 191 miliardi. L'Italia si è piazzata in ottava posizione con 9,6 miliardi, in crescita di ben il 30% sul 2011. Interessante osservare che la maggioranza degli italiani, oltre il 73%, utilizza pagamenti con carta di credito. Segno che sta svanendo la diffidenza che ne limitava l'uso sul web. NEL PERIODO di riferimento a farsi notare sono anche le nazioni europee dell'area orientale, in testa la Russia: da sola ha mostrato la crescita impressionante del 37%, raggiungendo un fatturato pari a 10,3 miliardi. Ma a tenere banco rimane l'area Nord del Vecchio continente. I Paesi scandinavi, in particolare Olanda e Norvegia, hanno un vantaggio competitivo dovuto all'alta penetrazione di internet (ben oltre il 90% della popolazione) e al fatto che gli «eshopper» rappresentano il 70% dei residenti. Per questi ultimi rimane fondamentale disporre di connessioni in banda larga. Un punto dolente per il Belpaese, dove il wi-fi procede a macchia di leopardo e i nuovi servizi Lte, quelli del 4G, vanno a rilento.
Fonte : www.Bresciaoggi.it

venerdì 11 ottobre 2013

Le imprese agricole toscane investono in Ecommerce e Social commerce

L’80% delle imprese agricole guidate da under 40 usa Facebook, il 60% ha un sito internet, la metà vorrebbe aprire uno store online per presentare servizi, vendere i propri prodotti e inviare la spesa direttamente a casa dell’acquirente. E’ quanto emerge da una recente indagine a campione condotta da Coldiretti Toscana  che fotografa la vivacità di un settore che si sta velocemente adeguando, anche grazie al progressivo cambio generazionale, alle nuove forme di comunicazione. Una campionatura che conferma, se pur a distanza temporale – fattore di non poco conto in un mondo dove tutto va molto più veloce e dove le tecnologie sono in continua evoluzione – il trend di raddoppio rilevato dall’ultimo censimento generale dell’agricoltura del 2010 e rispetto al censimento precedente datato 2000. Le aziende informatizzate sono (erano nel 2010!) 4.292 pari al 6% con una crescita superiore alla media nazionale che è del 3,8%. A dare un grande impulso al potenzialmente della “rete” nelle nostre campagne la presenza importante delle oltre 4mila strutture agrituristiche che confermano la regione Toscana al primo posto per l’accoglienza insieme alla centralità di un modello di gestione e marketing al passo con il consumatore-turista.
agricoltura
Secondo sempre l’indagine di Coldiretti una “fetta” delle aziende agricole anima anche i blog mentre la totalità degli imprenditori giovani, cresciuti con Windows e Mac, ha un account di posta elettronica. C’è poi una parte evoluta di casi che al pc ha già sostituito i ltablet concentrando su un unico supporto tutto quello di cui ha bisogno. Una rivoluzione “digitale” epocale – la definisce Coldiretti – che ad una ulteriore accelerazione nei prossimi anni. Coldiretti (info su http://www.toscana.coldiretti.it) stima che saranno, entro la fine del 2014, almeno 10mila le aziende agricole toscane “in rete” pari al 13% di quelle presenti.

martedì 8 ottobre 2013

Pmi, non c’è futuro senza Web sfruttare l’onda del made in Italy

C’ è una torrefazione napoletana che, insidiata dai caffè della grande distribuzione, al crollo delle vendite ha risposto con l’ecommerce e portando le sue miscele di qualità nei social network, aprendo un blog aziendale in cui si parla di caffè e medicina, arte, sport economia e ovviamente cucina. In sei anni la Caffè Carbonelli è passata dal rischio chiusura a decuplicare il fatturato e a quadruplicare la superficie della produzione, a fare il 70% dei ricavi sull’online mentre prima vendeva solo sul mercato locale, a raggiungere una quota di export del 20%.
caffè carbonelli
C’è un’altra azienda campana, il Pastificio Di Martino, zona di Gragnano, che ha creato uno spin off per l’online, Pastificio dei Campi, si è inventata la produzione di pasta in edizione limitata e con l’e-commerce, grazie anche a un blog aziendale in inglese, è arrivata a commercializzare il suo prodotto in 16 paesi, compresi Usa e Australia. Il fatturato è passato dai 4 milioni del 2011 ai 7 stimati per quest’anno.
murano
Oppure, al nord, YourMurano, sito online nato per commercializzare in Rete 800 prodotti di 16 vetrerie artigianali artistiche di Murano: in 18 mesi, grazie a una strategia mirata e costruita sulle AdWords di Google ha raggiunto un portafoglio clienti di oltre mille nominativi e effettuato 2500 spedizioni, incrementando il fatturato delle vetrerie del 30%. Il 95% delle vendite è all’estero. «Nessun paese come l’Italia può contare su un sistema manifatturiero e agroalimentare così amato e conosciuto in tutto il mondo, ma fino a ieri comprare italiano era un’opportunità per pochi.
Oggi Internet permette di raggiungere direttamente pressoché tutti i potenziali consumatori», è la considerazione di Fabio Vaccarono, country director di Google Italia. «Il gap italiano sul digitale è la chiave del rilancio della nostra economia – continua Vaccarono – Siamo gli unici in Europa a non crescere ancora, e non può essere un caso che la quota di economia digitale sul Pil sia in Italia di appena l’1,8% mentre in Gran Bretagna è cinque volte superiore. E se pensiamo al sorpasso della Spagna sullo spread, può non avere influenza sul maggiore dinamismo dell’economia iberica il fatto che la Spagna abbia una tasso di penetrazione di Internet sulle piccole imprese che è doppio del nostro: 34% loro, 17% noi?». Vaccarono a Capri, giovedì scorso al convegno di Between intitolato quest’anno a “Digital Italia” ha anche presentato i risultati di un’indagine che Google Italia ha commissionato alla Doxa. Se tra le medie imprese italiane almeno una su due intrattiene rapporto con l’estero, per le piccole imprese la percentuale è appena del 12. Solo il 13% delle Pmi ricerca direttamente su Internet controparti estere. Ma la digitalizzazione e quindi la contaminazione in vari gradi della cultura aziendale da parte di Internet, ha effetti fondamentali nella capacità delle aziende di avere relazioni internazionali e di esportare. E la differenza si vede soprattutto tra medie e piccole imprese. Tra le medie, più strutturate, con una tradizione di vocazione all’export già prima di questa crisi, ilfattore Internet è un acceleratore: il 35% delle medie imprese “non digitali”, secondo l’indagine Doxa, ha relazioni internazionali, mentre tra le “digitali avanzate” la quota arriva al 54%. E parallelamente la quota di chi esporta passa dal 74% dei non digitali all’87%. Dove invece l’impatto di Internet ha un peso incredibile è tra le piccole: qui le imprese “non digitali” con relazioni internazionali sono appena l’8%, meno di una su 10, quota che si quadruplica al 32% tra le “digitali avanzate”. Nella foto a lato, Fabio Vaccarono, country director di Google Italia Nei grafici, la crescita delle ricerche sul made in Italy impostate nei maggiori paesi esteri su Google.

lunedì 7 ottobre 2013

Ecommerce parola d'ordine per creare nuovi mercati


L’E-commerce da alcuni anni ha conquistato anche gli italiani: nel 2013, infatti, gli acquisti online sono risultati in crescita del 17%, per 11,2 miliardi di euro di fatturato stimato.
Questi i risultati di uno studio condotto dall’Osservatorio eCommerce B2C e realizzato da Netcomm in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano. Si tratta di un risultato molto incoraggiante per le imprese italiane che puntano sul web per trovare una via d’uscita dalla crisi e nuovi mercati a cui affacciarsi.
Gli italiani attivi online per fare shopping sono ben 14 milioni nonostante la diffidenza che ancora permane in larga parte della popolazione nei confronti dei sistemi di pagamento elettronici.
Il timore degli italiani è quello di non sapere se, dopo aver inserito i dati della propria carta di credito, il prodotto acquistato arrivi o meno a casa e in che condizioni.  Ma aumentano, dunque, coloro che amano fare shopping online e al web ci si rivolge soprattutto per acquisti nei settori di turismo (55%), abbigliamento (31 %), informatica(24%) e grocery (18%).
ecommerce 2
In Italia, le aziende che vendono online non sono ancora tantissime ma quelle che hanno intrapreso questa strada sono quelle che meglio stanno affrontando la crisi. E’ come se l’online rappresentasse per loro una luce in fondo al tunnel delle attuali difficoltà. Secondo una ricerca Google-Doxa, su dieci imprese italiane solo tre vendono tramite ecommerce, ma quelle che lo fanno stanno sconfiggendo la crisi, soprattutto grazie all’export internazionale. Dalla ricerca emerge che ‘le imprese italiane che hanno commercializzato i propri prodotti online oltre confine sono riuscite a compensare meglio la crisi o addirittura hanno ottenuto un incremento nel proprio fatturato. Al crescere del livello di maturità digitale, aumenta la percentuale di aziende che intrattengono rapporti internazionali di vario tipo e la percentuale di imprese che fanno export, con risultati molto promettenti per le imprese di minori dimensioni’. Maturità digitale ed export hanno un impatto diretto anche sul fatturato: le imprese digitalmente avanzate dichiarano, in media, che il 24% del fatturato derivante dall’export è realizzato proprio attraverso il canale digitale.

venerdì 4 ottobre 2013

Caratteristiche di un buon carrello

Riportiamo cinque caratteristiche che un carrello di e-commerce deve avere per favorire la conversione delle visite.
  1. Multifunzione: il carrello deve guidare l’utente, ma anche offrirgli diverse possibilità, ad esempio modificare le quantità, rivedere la scheda prodotto, aggiungere prodotti simili o correllati.
  2. Pochi passaggi: l’aggiunta al carrello non deve essere macchinosa, ogni azione che si aggiunge è un’azione che potrebbe portare all’abbandono.
  3. Passi chiari e semplici: la sintesi è una gran dote, specialmente sul web. Bisogna spiegare le cose con poche parole, scritte chiaramente e in maniera semplice. Gli utenti non hanno voglia di cercare funzioni o leggere lunghi testi esplicativi, deve essere tutto chiaro già a prima vista.
  4. Spese di spedizione: il 59% degli utenti calcola le spese di spedizione prima del checkout, è considerato perciò un dato importante. È bene sempre indicare quali siano le spese di spedizione, per una questione di trasparenza e anche per evitare eventuali fughe dell’ultimo minuto.
  5. Registrazione: non deve essere richiesta anticipatamente rispetto all’aggiunta al carrello. I dati personali e le informazioni per la spedizione, possono essere inseriti anche al termine del processo, quando ormai l’intenzione di acquisto è chiara e sicura.

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lunedì 30 settembre 2013

Ecommerce globale ha superato i 1000 miliardi

Il valore dell’eCommerce b2c a livello globale ha superato per la prima volta il tetto dei mille miliardi di dollari, mentre in Italia si prevede un trend di crescita di quasi il 20% annuo con una previsione di fatturato stimato al 2016 di circa 20 miliardi di euro.
ecommerce baby
E’ quanto emerso al Convegno di Poste Italiane sulle iniziative e gli strumenti per promuovere l’export del Made in Italy tramite i canali digitali, in particolare le strategie e i servizi dedicati ai mercati Olanda, Cina e Russia. L’evento è stato organizzato con Unindustria Treviso in collaborazione con Confindustria Padova e Confindustria Vicenza.
Le aziende italiane presenti sul canale online sono più competitive nel panorama internazionale e presentano una crescita dell’export di tre volte superiore rispetto alle aziende che operano unicamente offline. L’eCommerce, pertanto, rappresenta una grande opportunità per l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Alcuni mercati esteri si caratterizzano per una domanda in fortissima crescita di prodotti italiani, in particolar modo del settore manifatturiero – abbigliamento, calzature, pelletteria, arredamento – e agroalimentare, ma sono tuttavia caratterizzati da difficoltà di natura doganale, valutaria e logistica per le aziende italiane che desiderano approcciarli.

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mercoledì 18 settembre 2013

Ecommerce ed email marketing

Il 20% degli utenti Internet italiani consulta ogni giorno la propria casella di posta dallo smartphone, l’8% da tablet. L’email si conferma uno strumento importante per sollecitare i consumatori all’acquisto, sia online che nei punti vendita: quasi la metà delle persone iscritte a newsletter promozionali, infatti, acquista in negozio dopo aver ricevuto un’offerta nella propria casella di posta elettronica, mentre uno su cinque acquista online seguendo un link presente in newsletter.
eCommerce
È quanto emerge dall’Email Marketing Report, il secondo capitolo dell’European Digital Behaviour Study 2013 realizzato da ContactLab, dedicato all’utilizzo della posta elettronica in Italia e altri 4 paesi europei, con un particolare focus su atteggiamenti e abitudini legate a newsletter ed email promozionali. Il dato che rileva che un online shopper su cinque acquista cliccando sulle offerte segnalate in un’email conferma un trend consolidato, ma ancora più forte è lo stretto legame evidenziato dall’indagine di ContactLab tra ricezione di una newsletter e acquisto in negozio.
Dalla ricerca, condotta su un campione di 1000 utenti per ogni paese emerge quindi che il 20% degli utenti Internet italiani consulta ogni giorno la propria casella di posta dallo smartphone, l’8% da tablet: sono cifre in costante crescita,  che confermano un nuovo corso di abitudini tra la popolazione. Gli utenti, grazie ai dispositivi mobili, leggono le email ricevute in tempo reale. Un timing errato, un messaggio non ottimizzato e poco funzionale alla lettura e all’interazione da mobile rappresenta un rischio reale di perdita di opportunità di contatto e di vendita.
Gli utenti infatti si connettono con lo smartphone appena possono, più precisamente nei momenti cosiddetti interstiziali: in coda dal medico o in posta, sull’autobus, la sera davanti alla tv. Lo conferma una recentissima rilevazione fatta su oltre un miliardo di email spedite dalla piattaforma di ContactLab nel mese di agosto: quasi il 40% delle aperture è stato effettuato da mobile. Anche nel 2012, in estate, si era registrato un aumento delle aperture mobile rispetto a quelle desktop sul totale delle email inviate, ma il trend più significativo è quello che vede crescere costantemente dal 2011 la percentuale di utenti che aprono newsletter ed email promozionali inviate dai brand in mobilità.
L’email dunque si conferma priorità indiscussa durante la navigazione di ogni utente, italiano ed europeo. Gli italiani in particolar modo controllano le proprie caselle di posta (il 30% utilizza abitualmente più di tre indirizzi email, in Europa due) appena si connettono ad internet, ovunque si trovino. A casa (87%) o al lavoro (16%), da computer fisso o da mobile (28%), per motivi personali o lavorativi c’è il controllo della propria casella di posta. Subito dopo tra le attività più diffuse c’è la ricerca di informazioni (87%).
Gli italiani mostrano, più degli utenti Internet degli altri paesi, una spiccata predilezione per la webmail (60% di loro utilizza esclusivamente questa modalità di consultazione della propria casella di posta, a dispetto dei tradizionali programmi di posta desktop based).
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