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lunedì 10 settembre 2012

Gamification e advertising


La gamification oltre che un’abile strumento di marketing per rendere più ludiche le attività e i servizi, è un nuovo medium interattivo che ha reso le macchine (consolle, smartphone e social network) dei veri e propri media center. Dentro le consolle si testano canali in streaming di musica, servizi di noleggio di film e serie tv e nuovi format di pubblicità interattivi.  La verità è che pubblicitari e inserzionisti stanno comprendendo le reali potenzialità del mercato video ludico.

Lo spot non interrompe più la fruizione di uno show o di un film, non interrompe l’esperienza passiva della TV, si inserisce invece al interno dello storytelling o del interazione video ludica.
Ho già parlato della pubblicità presente dentro i video giochi, la Ingame advertising : cartelloni pubblicitari digitali che accompagnano partite calcio o eventi sportivi, spot che si inseriscono al interno di giochi di avventura.
Conosciamo le potenzialità degli advergame creati dagli inserzionisti per promuovere un brand, per fare attività di lead generation  o per generare traffico verso i siti di tipo consumer.
Novità sono invece i newsgame, giochi che raccontando storie e suggerendo tesi hanno ambizione di trasmettere come in un’inchiesta giornalistica, in cui il giocatore compie delle scelte da cui derivano conseguenze,  informazioni e contenuti pubblicitari connessi al inchiesta. 

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venerdì 8 giugno 2012

Obama in Burnout paradise

Campagna presindenziale americana 2008, i giocatori di burn out paradise per xbox live nel percorrere a tutta birra i tracciati di gara non potevano non notare uno dei cartelloni pubblicitari. Era una foto di Barack Obama con l'invito a visitare il sito voteforchange.com, uno dei siti della campagna elettorale.


Non era una presa di posizione politica dei creatori del gioco, ma un'inserzione pubblicitaria pagata da parte dei creatori del gioco, ma un'inserzione pagata dalla campagna pro Obama. Migliaia di pubblicità popolano oggi i videogiochi su consolle (XBOX 360, Sony PS3 e PC).
Queste pubblicità sono in molti casi un'ulteriore fonte di reddito, ma sempre più spesso servono a finanziare come in molte app mobile il free to play.

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lunedì 21 maggio 2012

La Tv on demand in my time cambia le logiche del palinsesto

All'inizio fu il Near Video on Demand, gli operatori via cavo nordamericani mandavano in onda un ridotto numero di opere cinematografiche a intervalli ravvicinati, 10-20 minuti, il telespettatore aveva così l'impressione di iniziare la visione a suo piacere. Poi arrivarono, in Florida, i primi esperimenti di Video on demand (vod): si sceglieva da un catalogo il film da vedere e la visione iniziava.

La digitalizzazione era agli inizi e trasferire in digitale le pellicole era costoso, ma soprattutto inutile, l'85% degli abbonati sceglieva infatti il 5% dei film a disposizione; l'esperimento fallì. Oggi, a vent'anni di distanza, il video on demand è altra cosa e anche le abitudini di consumo del pubblico si sono evolute. La missione editoriale è però sempre identica, offrire ai clienti quel che desiderano quando lo desiderano. Per il pubblico si tratta di passare dal Prime Time al My Time, ovvero dalla fascia oraria fissata in base alla maggior quantità di persone presenti in casa, ad un momento della giornata stabilito da ciascuno.
In Italia è stata Fastweb ad offrire il vero e proprio video on demand forte della banda a fibra ottica, poi sono seguiti gli altri operatori telefonici e televisivi, ma la domanda nel frattempo si è estesa, non solo quello che desidero quando lo desidero, ma anche dove, su quale device, lo desidero vedere, in modo da rendere più comoda l'interattività tra spettatore e comunità. L'interagire preferito non è infatti tra spettatore e programma, ma tra spettatore e la comunità dei social network.

Operare su più fronti per rendere più agevoli queste interrelazioni è la strategia vincente. Nel frattempo il vod si è esteso alle console, xBox e Playstation, mentre la possibilità di visione in differita, senza nulla perdere di quanto si stava seguendo in diretta, è in Italia non solo presente ma anche misurata da Auditel, e i dati dei primi quattro mesi dell'anno dicono che è utilizzata in media da 1,9 milioni di persone. Il satellite ha il maggior peso, 1,2 milioni, ma in 410mila seguono reti Mediaset, in 310mila la Rai, che segue da presso Fox con 333mila visioni in differita delle proprie fiction. Il passo successivo sarà rappresentato dall'arrivo in Italia di Netfix, da pochi giorni operativo in Uk, e di eventuali altre offerte consorziate che combinino tv e Internet.
La cosa più interessante dell’affermazione della TV in my time è certamente dal punto di vista del advertising che ha invece sempre basato i suoi listini non tanto sulla programmazione in sé, bensì sulla fascia oraria in cui veniva fatto un certo programma; venendo a mancare per una grossa fascia di utenza un palinsesto orario sono a questo punto molto curioso di capire su quali logiche di pricing si baserà il costo del advertising nella TV on demand – My time.  

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